“La Regione non paga, cerco strozzini per salvare l'azienda”

Venerdì, 27 maggio 2011 - 15:05:00

 

Ospedale Rho

“La Regione Lazio mi deve 1,5 milioni di euro ma per sopravvivere con le banche non ce la posso fare, meglio uno strozzino. Pur di dare lo stipendio ai miei dipendenti preferisco chiedere soldi in prestito a loro”. È il grido d'allarme di un imprenditore di Roma del settore sanitario, “su piazza” dal 1979 con una serie di strutture che operano nel quadrante sud della città nella diagnostica specialistica e nella riabilitazione fisioterapica. Ad Affaritaliani.it affida il suo sfogo a condizione di restare anonimo. “E questo per evitare ritorsioni – dice – ormai della politica chi si fida più”.

La sua è una storia come tante con una piccola differenza: “Io mia battaglia non la faccio per me perché grazie a Dio ho ancora da vivere, ma per i miei dipendenti. Con quale faccia oggi mi ripresento da loro per dire che l'azienda nella quale lavorano non è in grado per il secondo mese consecutivo di dargli gli stipendi? E questo perché la Regione Lazio non ci paga esattamente da agosto del 2010”.

Ma non è stata varata una circolare che impegna l'Ente a pagare entro 90 giorni?
“Sì la conosco anche io ma è un pezzo di carta. È ormai da gennaio che chiediamo di essere pagati e devo dire che l'anno era iniziato bene. Siamo stati ricevuti da un consulente della Regione, tale dottor Magrini dell'assessorato al Bilancio al quale avevo proposto di sospendere per il pregresso in attesa di tempi migliori ma almeno di  ricevere il denaro delle prestazioni correnti. Magrini, uomo da 300 mila euro l'anno, è stato gentilissimo, ha preso appunti e poi è sparito. Non ha più risposto né al telefono né alle mail di sollecito. Ora non so più con chi parlare”.

Però le prestazioni ai mutuati voi continuate a farle, vero?
“È l'unico modo per non chiudere. E comunque le facciamo sino ad esaurimento del budget”.

Che significa budget per un privato? E poi che succede?
“Vuol dire che la Regione Lazio ogni anno stabilisce un tetto di spesa per ciascuna struttura sulla base del fatturato storico. Un atto matematico che spesso ignora la demografia dei quartieri dove lavoriamo. Nelle zone “nostre” abbiamo avuto un incremento del numero degli anziani con un'impennata delle richieste di analisi da parte dei medici di base. Lo scorso anno abbiamo raggiunto il tetto a fine novembre”.

E quindi cosa avete fatto?
“La verità? Abbiamo detto chiaramente ai pazienti che non potevano più erogare le prestazioni perché la Regione non ci pagava più”.

E loro?
“Qualcuno ci ha strappato le ricette in faccia, qualcun altro si è messo le mani in tasca  piangendo. Altri hanno deciso di fare la glicemia invece che a dicembre direttamente a gennaio. Questa è la sanità”.

Ma i colleghi delle altre strutture come fanno a sopravvivere?
“E chi ha detto che ci riescono? Noi paghiamo due prezzi: siamo imprenditori lontani dalla politica e dagli agganci che aiutano e, in più, abbiamo pagato già le tasse allo Stato sul fatturato dello scorso anno ma lo Stato non ci vuole dare i soldi. Almeno ci fosse un meccanismo di compensazione”.

La situazione pagamenti quando è precipitata?
“Quando Storace era Governatore se la Regione ritardava di un giorno pagava un mese in anticipo, poi con Marrazzo è iniziata la serie di ritardi, ora siamo in pieno dramma”.

Lei è cosciente che la sanità è un buco nero del bilancio regionale. A suo avviso non c'è un facile ricorso alla diagnostica e alla fisioterapia?
“Sono cosciente e perciò i miei medici si comportano da professionisti seri. Quando ci arrivano le impegnative per prestazioni che non danno nessun beneficio, noi ai clienti lo diciamo chiaramente”.

Ma lei così accusa ai medici di base di leggerezza?
“Io non accuso nessuno. Dico solo che a volte la ginnastica medica diventa un'alternativa gratis alla palestra e che un terzo delle persone che vengono da noi non  ne avrebbe bisogno”.

E la Regione paga..
“Paga in teoria, usa noi privati per mantenere in piedi un sistema sociale che serve solo alla politica. I soldi però per pubblicizzare gli ambulatori aperti di domenica o “mi sta a cuore” ci sono, per pagare chi lavora no”.

E allora?
“Chiedo aiuto. Io devo pagare gli stipendi dei miei dipendenti. Non vendo macchine, non ho magazzino: sono loro l'unica mia risorsa e se la Regione Lazio non rispetta i suoi impegni pur di salvarli io vado a chiedere i soldi agli strozzini”.

Ma una manifestazione, una protesta? L'associazionismo?
“Le manifestazioni le fanno i politici, noi lavoriamo. L'associazionismo? Sono iscritto alla Federlazio. Ecco, sono iscritto”.

di Fabio Carosi

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