Quo usque tandem
Tutti marciano verso Roma, almeno da quando ci sono testimonianze storiche. Spartaco e i suoi fratelli schiavi realisticamente rappresentati da Kubrick, lo sognarono. Mussolini si cimentò nel 1922, ma gli storici hanno ricostruito che arrivò comodamente in vagone letto. Gli americani la presero alla lontana, sbarcando nel sud d'Italia risalirono lo stivale fino all'entrata trionfale all'ombra del Colosseo per mettere in fuga i nazisti.
Ogni anno la città eterna sopporta più di quattrocento manifestazioni. In alcune giornate in luoghi diversi della città. Negli ultimi mesi la situazione è precipitata. Ci vorrebbe un complicato logaritmo per calcolare il numero esatto. La pressione davanti alle sedi istituzionali, e in particolare a quelle del "Palazzo" come lo ha chiamato Pasolini, è fuori da ogni controllo. Tassisti, pescatori, agricoltori, precari, disoccupati, inoccupati, docenti, operai, studenti, agricoltori, tutti minacciano di incamminarsi verso la Capitale per esprimere il proprio dissenso. Se poi non camminano è perché sono già in città , come il Comitato Casa.
Non sono più gigantesche manifestazioni di piazza, come negli Anni Sessanta e Settanta: in quel periodo l'acme della manifestazione veniva raggiunto con il comizio finale del politico o del sindacalista di turno. Ora rappresentano questa o quella categoria sociale strangolata dalla crisi.
Secondo alcuni analisti sarebbero privilegiati che non accettano di "adeguarsi". Altri la definiscono una guerra tra poveri, per non precipitare ulteriormente nella scala sociale. Come facciano i romani, in questo marasma di forze dell'ordine, linee del bus deviate, strade intasate, scioperi minacciati o presunti, a vivere nella loro città, questa è un'altra storia.
Patrizio J. Macci


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