Aiuti lapidario: la politica romana ha l'Aids

Mercoledì, 22 giugno 2011 - 10:32:00

di Mirko Gabriele Narducci

La politica romana è malata di una malattia cronica, incurabile: ha l’Aids”. Non usa mezzi termini, non ci gira intorno, Fernando Aiuti, allergologo, immunologo, infettivologo e reumatologo di fama, dal 2008 consigliere comunale nella maggioranza Pdl di Alemanno, ma già dai primi anni ’90 simpatizzante e sostenitore di An e con alle spalle una candidatura parlamentare, anche se non andata a buon fine, alle politiche del 2001, su chiamata di Gianfranco Fini: un curriculum che, sia dal punto di vista medico che politico, rende attendibile la sua irreversibile diagnosi.

Al massimo, concede il professore, che sceglie Affaritaliani.it per la “visita specialistica”, “si può trovare di volta in volta una terapia per farla sopravvivere, ma non per curarla. E vale a Roma come a Firenze e Bologna, dappertutto, anche a livello nazionale: i mali sono il corporativismo, le preferenze, che sono voti di favore, la salvaguardia di gruppi e gruppuscoli. Bisogna fare scelte coraggiose”.

La critica di Aiuti parte proprio dalla base della politica romana, l’Assemblea capitolina, dove “c’è molta improvvisazione, molto è lasciato alle decisioni last-minute. Si assiste a cose estemporanee, e il più delle volte si cambia ordine del giorno all’ultimo momento”. E visto che su Roma “ricadono molti problemi della politica nazionale”, per Aiuti non guasterebbe “una migliore organizzazione, che significherebbe migliori risultati sia per il partito, che per i cittadini”. Il professore è uno dei consiglieri che più volte si è trovato in dissidio col sindaco e con gli altri dirimpettai di partito, e più volte si è trovato a dichiarare e votare contro questioni fatte proprie dalla maggioranza. Id est i “folli” aumenti tariffari inseriti inizialmente nella discussa delibera Taxi: “In quell’occasione in aula non volevano farmi prendere la parola - racconta- mi sono dovuto imbavagliare per protesta. Alla fine, ho parlato e votato contro la proposta del Pdl”. Perché la disciplina e il programma di partito “sono importanti”, ma quando “superano le mie ideologie non le accetto”. Ma la cosa che più ha infastidito Aiuti in questi tre anni, e che la dice lunga sulla serietà di alcuni personaggi che operano nel cuore politico dell’Urbe, “è stato trovarmi in dissidio e non essere ascoltato sulle materie su cui sono competente, come nel caso dell’Agenzia comunale per le tossicodipendenze. Anche lì sono andato contro bilanci e delibere della mia stessa maggioranza”.

Ma, ovviamente, con la sua parte politica ci sono anche punti di contatto. Uno su tutti l’attualissima querelle sui ministeri, il Lega Nord contro tutti per trasferire i dicasteri in terra padana o, quantomeno, decentrarne i poteri, spalmandoli su tutta la penisola. Il sindaco di Roma ha definito l’ultima pensata leghista una “boiata”, un appellativo fin troppo morbido dal punto di vista di Fernando Aiuti. “Alemanno ha fatto benissimo ad essere duro, ma ha usato un linguaggio fin troppo signorile visto tutto quello che dicono sulla Capitale: io l’avrei chiamata, alla maniera della Lega, una ‘maialata’”. La politica nazionale, dice il professore, “deve stare dove stanno il Parlamento, il Senato e il presidente della Repubblica, punto e basta, non si può rischiare di compromettere tutto per quattro ministeri”, e punta il dito contro tutti i senatori parlamentari del Pdl eletti a Roma, in primis “la Meloni, che se ne stanno in silenzio e non protestano come dovrebbero: il partito è già stato dilaniato dalla scissione di Fli, con questa diatriba si peggiorano solo le cose”. Un riferimento alla delibera parlamentare del Pd contro lo spostamento dei ministeri, delibera che, pronostica Aiuti, “i deputati di An e del Pdl sicuramente voteranno, il che sarebbe uno smacco per Alemanno e Polverini, che da subito si sono schierati alzando la voce”. A questo punto, l’amara conclusione del consigliere, scettico sul futuro della scena politica, “un accordo futuro con la Lega lo vedo molto difficile, meglio rompere tutto ed andare alle elezioni”.

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