Più di 10 miliardi per il raddoppio di Fiumicino
Mercoledì, 12 maggio 2010 - 10:06:00
di Enrico Massidda
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Così 1300 ettari di terreno agricolo son pronti per essere asfaltati, per costruirci ai margini e sopra qualcosa come un milione di metri cubi di costruzioni, tra aerostazione, hangar, hotel, palazzine e altre strutture per i servizi. Già, perché i dati di crescita aeroportuali sostengono che da qui al 2044 il traffico aereo su Roma raggiungerà i 100 milioni di passeggeri, dagli attuali 36 milioni, ben altro che un raddoppio, previsti verso la fine dei prossimi 30 anni.
Niente di meglio quindi per Adr, la società di gestione degli scali aerei romani, che procedere spedita in studi e progetti, soprattutto per non farsi trovare dal “principale” impreparata. Quel principale che si identifica facilmente nella famiglia Benetton, i cui interessi da tempo non si limitano più a produrre pantaloni e maglioncini colorati ma spaziano su agricoltura, autostrade, aeroporti, compagnie aeree e ovunque siano possibili lauti profitti.
L’equazione Benetton è presto risolta. Il 95 per cento di Adr, e quindi dell’aeroporto di Fiumicino, è infatti di Gemina, e questa è di Benetton. I terreni agricoli dove si tenta di realizzare il nuovo aeroporto sono della “Maccarese spa”, un tempo proprietà di Banca Commerciale e poi del Gruppo Iri, ma dal 1998 acquisita dalla famiglia Benetton. Che per far quadrare il cerchio a fine 2008 è entrata come socia in Cai, col diritto quindi di dir la sua sulla gestione della nuova Alitalia che, guarda caso, ha poi subito deciso di spostar gran parte della propria attività su Fiumicino, con l’abbandono di Malpensa. I Benetton, dopo Air France, il Gruppo Riva e Banca Intesa sono così i quarti azionisti di Cai, con l’8 e 85 per cento di quote.
E’ pur vero che l’acquisto della “”Maccarese spa”, costato a 93 miliardi delle vecchie lire, impone ai Benetton il vincolo, all’apparenza irrisolvibile, dell’impegno a “mantenere la destinazione agricola e l’unitarietà del fondo”, impedendone il frazionamento. Ma a meno di un esproprio.
Già, perché se Enac, il braccio operativo dell’Aviazione civile del Ministero dei Trasporti, “decidesse che quell’area occorre per un’opera fondamentale per la collettività, il gioco è fatto e verrebbero avviate le pratiche per l’esproprio”, spiega sornione un dirigente Adr che tiene molto all’anonimato.
“Sono mesi che poniamo interrogativi sempre inevasi – lamenta Marco Mattuzzo del Comitato Fuoripista, un’organizzazione di cittadini spaventati e arrabbiati – e siamo sbigottiti e increduli per il silenzio di tutte le Istituzioni, Sindaco Alemanno, Presidente della Provincia di Roma e neo Governatore Polverini compresi. Siamo soli e ci sentiamo inermi”.
I soldi che occorrono per la realizzazione del mega progetto di raddoppio aeroportuale sono tanti, ma ci sono. Un adeguamento del 23 dicembre 2009 alla Legge Finanziaria, un classico golpe normativo di vigilia delle vacanze, prevede “un’anticipazione tariffaria di diritti aeroportuali per l’imbarco dei passeggeri con limite massimo di 3 euro a persona vincolata all’autofinanziamento di nuovi investimenti infrastrutturali urgenti”. Ma non basta, ed Adr ha già chiesto e ottenuto adeguamento all’inflazione, ottenendo 7,57 euro a passeggero. Ma neanche questo sarebbe sufficiente, e sembra che Adr abbia necessità di altro denaro rinegoziando l’accordo con Enac per ottenere la stessa convenzione riconosciuta alla Società Autostrade (sempre di Benetton, n.d.r.), con la garanzia di costanti aumenti fino al 2004, data di scadenza della concessione. Vale a dire 34 anni di introiti supplementari certi.
La necessità del raddoppio di Fiumicino suona come una forzatura bella e buona per molti tecnici ed esperti del settore. “Basterebbe organizzare tutto meglio ed ampliare le strutture non sconfinando dall’attuale area – spiega un ingegnere che ha collaborato alla stesura del nuovo progetto – dove lo spazio non manca. L’aeroporto, opportunamente modificato, ma soprattutto ottimizzato, sarebbe tranquillamente in grado di sopportare i 100 milioni di passeggeri ipotizzati”.
L’8,2 per cento dei 1300 ettari di terreno necessario al “raddoppio” dovrebbe esser destinato a hotel, centri congressi e commerciali, uffici ed altro ancora, come prevedono le trentatré pagine del “Master Plan” realizzato da Aeroporti di Roma per l’affidamento della gara per il servizio di pianificazione aeroportuale a lungo termine, presentato lo scorso ottobre. Costruzioni che sembra proprio esulino da impellenti necessità aeroportuali. L’impressione, netta, è quella di uno spregiudicato e classico investimento immobiliare.
E’ doveroso ricordare che nella zona indicata nel “Master Plan” di Adr ci sono due riserve del Wwf, un Parco romano e che i campi, oltre che di colture, sono ricchi di reperti archeologici che affiorano quasi ad ogni muover di zolla. E che la famigerata Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, con le sue scorie, miasmi ed emissioni elettromagnetiche incontrollate, oltre che recar danno alle persone, si sostiene possa compromettere pure la stessa sicurezza dei voli, in avvicinamento e in atterraggio.



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