Natale e l'orrenda pratica degli sms d'auguri
L’sms di auguri è ormai una temibile istituzione, ratificata ancor più in virtù dell’agognato telefonino che ormai molte aziende, tra cui quelle pubbliche, forniscono ai propri dipendenti.
Va da sé che per chi scrive l’esser destinatario dell’anonimo short message test impersonale, che un oscuro impiegato digita nei giorni precedenti quelli di festa, o magari interrompendo il proprio e l’altrui pranzo col cappone, sia una scocciatura. Ma lo è ancora più la consapevolezza che per ricevere un non desiderato né richiesto augurio, a pagare siano i contribuenti.
È infatti ormai prassi consolidata inventare filastrocche, disegnini fatti con i caratteri speciali, e massime pecorecce da inviare ai “fortunati” destinatari di una lista creata per l’occasione dallo scrivente, che computa diligentemente e con cura file interminabili di ovvietà natalizie, dalle quali difficilmente scampano amenità del tipo “auguro a te e ai tuoi cari” e “pace in famiglia”.
L’orrenda pratica è divenuta nel tempo una moda a cui tutti, chi più chi meno, si dedicano, se è vero che esistono in rete miriadi di siti preposti allo scopo di annullare l’esigua fatica di inventare da sé le frasi di buon auspicio. Digitando su Google le chiavi di ricerca “sms Natale auguri” escono infatti in pochi istanti oltre novecentomila pagine ad hoc.
Non toccati dall’ex ministro Brunetta, evidentemente, questi temibili fannulloni di ritorno della pubblica amministrazione sfruttano le ore di presenza che sono costretti a garantire sul posto di lavoro in attività che poco hanno a che vedere con il corretto funzionamento della macchina statale e molto con le tasche dei cittadini.
Al danno poi si aggiunge la beffa quando ci si trova costretti a sentire i fastidiosi e continui trilli di sms beneauguranti, con la consapevolezza che il conto telefonico sia intestato proprio a chi riceve il messaggio. Un servizio con addebito che non era stato accettato, elargito senza che nessuna signorina del centralino abbia chiesto il permesso.
Enrica Murru


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