Il Mistero d'Ubaldo

Venerdì, 22 aprile 2011 - 11:12:00

congresso popolari125

L'ultimo a ricordargli a quale partito è iscritto è stato il vicepresidente del Senato e commissario regionale del Pd, Vannino Chiti: ''Lucio D'Ubaldo è persona acuta, attivissima, solerte nell'intervenire su aspetti grandi e piccoli della vita politica a Roma, nel Lazio e in Italia. Da questo punto di vista è certamente encomiabile. L'unico problema è che assai spesso scambia per avversari esponenti del suo stesso partito ed è solito rivolgere i suoi strali in primo luogo nei confronti del presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti. Da questo punto di vista manca solo che lo chiami in causa per la pioggia o la siccità”. Ma D'Ubaldo è dentro o fuori il Pd? Sono ormai in molti che se lo chiedono e da tempo. Perché l'ex assessore al Personale del Comune di Roma, catapultato al Senato per grazia ricevuta, più che un politico sembra un abile giocatore di poker on line: due tavoli e due strategie diverse, un unico obiettivo: alimentare il caos, come se nel Pd ci fosse in corso una gara a stampare la propria fotografia sulla carta della “matta”.


Secondo i bene informati, Lucio D'ubaldo sarebbe pronto a varcare la soglia della speranza e passare dall'altra parte. Così non c'è giorno senza un suo intervento critico o artificio negoziale che lo vede protagonista più e meglio di quell'Udc che ha inaugurato la strategia dei due forni. Zingaretti, Pd fa un passo? E D'Ubaldo parte alla carica con un comunicato stampa ovviamente contro Nicola. Il Pd romano negozia con il sindaco una via d'uscita per la vicenda dell'Atac? E D'Ubaldo va contro invitando la minoranza del cda a lasciare: abbastanza per sollevare le ire misuratissime di Chiti che aveva addirittura concertato con il segretario nazionale Bersani la trasformazione del dramma Atac in un caso da portare all'attenzione del Parlamento.
E questi gli ultimi eventi in ordine di tempo. Andando a ritroso emerge che il D'Ubaldo è un frondista di vecchia data. Pur non avendo mai incontrato gli elettori (la sua carriera è tutta di nomina diretta), alle Regionali dello scorso anno il senatore scende in campo. Non, lui ma il suo candidato Simone Gargano, un ex Popolare passato alla storia come assessore al Traffico del Comune di Roma, il cui unico atto che si ricorda è un importante lavoro nell'ufficio di via Capitan Bavastro per dotarlo di doccia strategica. Gargano prende talmente pochi voti che lascia il Pd per passare con l'Udc. E così la pattuglia dei “dubaldisti” si assottiglia sino a comprendere il mistico presidente del I Municipio Orlando Corsetti e l'assessore provinciale Serena Visintin, oltre a Riccardo Milana che, quando ha sbattuto la porta in faccia al Pd ed è passato con Api, sembra che gli abbia regalato una manciata di voti. Per farne cosa, poi non si sa, perché in piena crisi del partito e alla fine del commissariamento romano, la corrente di D'Ubaldo ha preso poco meno del 10 per cento.


Ora Lucio D'Ubaldo ha un cv tutto di centro, centrosinistra, ma anche no. Filosofo con tesi su Felice Balbo, dall'81 lavora all'Anci dove è stato anche segretario generale cosa che non gli ha impedito di costruire un excursus politico di tutto rispetto: un giro all'Inpdap nell Comitato di vigilanza e uno alla Cassa depositi e prestiti e poi dal '96 al '98 segretario dei Popolari romani, dirigente della Margherita e membro della Costituente del Pd. L'ultimo incarico, quello che ha aperto ufficialmente la stagione deli grandi negoziati è quello di presidente Asp. D'Ubaldo qui ha superato se stesso. Appena eletta, Renata Polverini ha affrontato con l'amico senatore Domenico Gramazio il piano di rientro sanitario. Tra i passi decisivi anche quello dell'Asp, l'Agenzia di sanità, governata dal centrosinistra e per la quale si chiedeva a gran voce lo spoil system. Ci ha pensato D'Ubaldo che ha messo su un piatto la sua “testa” nonostante il partito l'abbia minacciato di espulsione. Le malelingue raccontano che D'Ubaldo abbia in realtà trattato con Gramazio un patto di ferro: “Io lascio, tu diventi presidente e io resto nel cda. E poi siccome l'assetto è coerente con le elezioni, restiamo tutti per cinque anni”. Non è andata così e ora l'Asp è in scadenza naturale. Gramazio è presidente in pectore e il senatore Lucio sta facendo le valige.


Di lui si dice che sia un bastian contrario, che viva con un piede dentro il partito e l'altro fuori. In realtà D'Ubaldo lavora per sé, per la corrente dei popolari di Peppe Fioroni e per i Modem di Valter Veltroni. All'Anci gira una leggenda metropolitana:  pare che un contrattino sia stato destinato al figlio del sindacalista Atac, Gaetano Barberio, proprio nel momento in cui D'Ubaldo stava cercando di allargare il suo network, rubando spazi al consigliere regionale Franco Dalia. Uno che quando ci sono le elezioni  fa man bassa di voti. Ma quella del contratto è una leggenda. Anche no, dicendo una cosa di sinistra.

 

di Fabio Carosi

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