Meteo ergo sum. Al bar e con gli amici
Un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati così recita l'adagio scolpito sulla facciata del palazzo della Civiltà del Lavoro all'Eur. Dopo i fatti di cronaca la scritta necessiterebbe di essere aggiornata con un ulteriore aggettivo: un popolo di meteorologi.
Suddivisi in due sottocategorie: gli analogici e i digitali. Concionano di isobare e flussi d'aria, delle previsioni dei diversi esperti, della bolla d'aria calda che si sposta sul cielo della Capitale, e dei microclimi nei quartieri. È nata una nuova figura, il metereologo da bar, che da qualche giorno ha soppiantato "l'esperto in naufragi", morto e sepolto davanti a questa occasione ghiotta e gratuita di formulare pareri a ruota libera.
Una metà della popolazione, quella che ha poca familiarità con telefoni digitali, palmari, e simili lo fa aggregandosi e discutendone. L'altra metà è a casa a condividere le fotografie della nevicata che ha scattato con i propri cari, immagini modificate che deridono questo o quel politico, oppure cartoline immaginarie scritte da località improbabili: "Saluti da Monte Mario", segue fotografia del ripetore della Rai-tv innevata, oppure formulano previsioni del tempo e le lanciano su facebook.
Un tempo l'unico luogo dove reperire le previsioni del tempo era l'immarcescibile Colonnello Bernacca prima del telegiornale della sera, ora ci sono siti web monotematici dedicati all'argomento aggiornati in tempo reale. Ma il romano rimane sempre scettico e preferisce fare da sé. Interroga la sua memoria storica, parla, discute, alza il naso al cielo come Marcovaldo per vedere se mai comparissero segni divinatori che predicano il futuro, come se una mano benefica potesse scrivere le previsioni del tempo sulla volta del cielo.
Alla fine, dopo carte satellitari, analisi di flusso, tendenze sviscerate per giorni in tv in un numero di ore di trasmissione mai raggiunte prima d'ora, dopo aver ascoltato tutti, prende la più semplice e risolutiva delle decisioni Rimane a casa e aspetta che "passi" il freddo e la neve si sciolga al sole. Esattamente quello che è accaduto nonostante tutto e tutti.
Patrizio J. Macci


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