Marrazzo e i trans vittime dei cc infedeli: rischiano di pagare i Ministeri

Il Gup decide la citazione dei due Ministeri che potrebbero concorrere all'indennizzo della parti civili tra cui l'ex presidente della Regione Lazio, i trans e i loro clienti. Contestati ai militari reati che vanno dall'associazione a delinquere, alla rapina. Udienza aggiornata al 15 febbraio. La storia e LA GALLERY

Lunedì, 23 gennaio 2012 - 13:22:00


Sono stati citati come responsabili civili il ministero della Difesa e quello dell’Interno nell’ambito del processo che vede otto persone imputate a vario titolo per il presunto tentativo di ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, sorpreso in compagnia della transessuale Natalì, e per la morte del pusher legato ad ambienti dei trans Gianguarino Cafasso. I due dicasteri quindi nel caso di condanna concorreranno al risarcimento delle parti civili tra cui figurano gli stessi ministeri, Marrazzo, trans e loro clienti che sarebbero stati rapinati.

Lo ha deciso il gup Stefano Aprile, davanti al quale si celebra l’udienza preliminare nei confronti di quattro carabinieri “infedeli”, della trans Natalì e di altre tre persone (ritenute pusher di cui una ha chiesto di patteggiare la pena).

Associazione per delinquere, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, omessa denuncia di reato, falso ideologico, calunnia, perquisizione arbitraria, rapina, violazione di domicilio, concussione, interferenza illecita nella vita privata, favoreggiamento, ricettazione, omicidio volontario premeditato aggravato dall’uso di sostanze venefiche. Questi i reati contestati, a seconda delle singole posizioni processuali, agli indagati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli nei 26 capi d’imputazione. Rigettate alcune eccezioni preliminari l’udienza è poi stata aggiornata al 15 febbraio.

La vicenda scaturì dopo il blitz del 3 luglio 2009 in un monolocale in via Gradoli dove era in corso un incontro “intimo” tra la transessuale Natalì e Marrazzo. L’incursione illecita sarebbe stata compiuta dai carabinieri, già in servizio presso la compagnia Trionfale, Nicola Testini, Luciano Simeone, Carlo Tagliente, i quali avrebbero minacciato “di gravi conseguenze” Marrazzo, costringendolo così a dargli tre assegni dell’importo complessivo di ventimila euro, nonché cinquemila euro in contanti. Ai tre militari è anche contestato di aver girato il video al centro del ricatto. Filmato che poi un quarto carabiniere, Antonio Tamburrino, tentò di vendere a quotidiani, riviste di gossip e televisioni.

Nel video i militari “infedeli” riprendevano anche della cocaina, sostanza fornita alla transessuale da un pusher, di cui poi gli stessi carabinieri si impossessavano senza farne regolare verbale di sequestro. Proprio del possesso di cocaina è accusata Natali. Il tentativo di ricatto costò, il 23 ottobre 2009, l’arresto ai tre esponenti dell’Arma. Il 12 settembre precedente, intanto, morì il pusher Cafasso nella camera dell’hotel Romulus sulla Salaria dove viveva. Di questo decesso è accusato Testini: secondo l’accusa “al fine di procurare a sé medesimo e ai suoi complici Simeone e Tagliente l’impunità” per i fatti del 3 luglio “cagionava la morte di Cafasso, quale conseguenza dell’assunzione di un quantitativo di sostanza stupefacente consistente in una miscela di eroina e cocaina (tale che ne risultava accentuata la potenzialità lesiva), ceduta a Cafasso dallo stesso Testini; con le ulteriori aggravanti di aver agito con premeditazione e col mezzo di sostanza venefica”. Nel corso poi delle successive indagini emersero poi anche altre condotte illecite, ricatti e rapine, che sarebbero state compiute dagli stessi carabinieri.



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