Marco Miccoli ad Affaritaliani.it: "Il Pd deve ricostruire il rapporto con la città"

Martedì, 26 ottobre 2010 - 15:40:00
di Fabio Carosi

marco miccoli

Pronto a vincere significa per lui una stagione di duro lavoro. “C'è da ricostruire il rapporto con la città, perché la politica non è più un punto di riferimento per i cittadini”. Marco Miccoli, 49 anni di trastevere, per 23 anni operaio di un'azienda grafica di via Tiburtina per poi diventare dirigente sindacale, sceglie Affaritaliani per definire le linee strategiche del congresso che dalla prossima settimana vedrà protagonisti oltre 30 mila romani iscritti al Pd. Ai quali , come primo atto viene chiesto di rinnovare la tessera per il 2010, pena l'impossibilità di esprimere la propria preferenza per un'organizzazione unica per radicamento sul territorio: dalle sedi municipali ai circoli, sino alle segreterie romane, provinciali e regionali. Miccoli, già coordinatore del partito per la campagna elettorale regionale vinta dallo schieramento di centrodestra, parte da una considerazione critica. Meglio: autocritica, che la dice lunga sulla stagione difficile che attraversa il Pd romano.

Miccoli, quale partito dovrà uscire dal congresso?

“Intanto un partito che dovrà essere percepito utile dalla città. A Roma la politica non rappresenta più un punto di riferimento per i cittadini. E penso che la sfida che abbiamo noi in questo congresso è di dimostrare che c'è un partito che vuole risolvere questo problema: incomunicabilità con i cittadini e il fatto che hanno perso il punto di riferimento della politica. Questo è un congresso fondativo e dovrà essere un congresso che parla molto di se stesso, del partito e che sappia coniugare anche l'esigenza primaria di parlare alla città. Quindi il programma è un programma in linee generali, perché la vera capacità che ha la politica di recuperare consenso è quella di far partecipare i cittadini alla stesura del programma. Noi siamo rivoluzionari nel senso buono della parola se torniamo ad essere un partito che innanzitutto ha la capacità di ascoltare. Il progetto politico di Roma 2013 deve parlare di una città più grande che, dal punto di vista pratico, deve coniugare le sue esigenze con l'hinterland dei 121 comuni e quindi l'area metropolitana. Ecco, ricostruire il partito democratico di Roma, valorizzare l'organizzazione e costruire una piattaforma politica partecipata”.



Chi sono i suoi antagonisti?
“Due cari amici. Eugenio Patané che è stato consigliere comunale e che stava all'esecutivo che ha svolto in questa fase il compito di direzione politica e poi l'attuale vicecapogruppo Fabrizio Panecaldo, che conosco da meno tempo ma col quale ho ottimi rapporti”.

La malattia del Pd romano si chiamano correnti. Dentro il calderone ci sono ex democristiani, ex Margherita, ex Diesse. È difficile mettere insieme tanta diversità?
“Io non ho nulla contro le correnti. Anzi, penso che se le correnti avessero dietro un'opzione politica chiara, e sottolineo politica, avrebbero tutta la legittimità ad essere protagoniste nel dibattito interno.  Purtroppo noi abbiamo fatto qualcos'altro abbiamo distorto questa concezione. Sono stati creati contenitori all'interno del partito che sembrano più vicine a quelle che possono essere descritte come filiere amicali e che partono dal presupposto della fedeltà anziché discutere di politica e premiare all'interno di questi aggregati la competenza, il merito, il lavoro che si è svolto”.

Miccoli, riducendo gli spazi delle correnti, non c'è il pericolo di una diaspora di qualche gruppo di ex?
“Io mi auguro di no. In un partito bisogna abituarsi a starci. Io sono abituato che dentro un'organizzazione si fanno le battaglie. Un partito grande come il Pd non può essere un partito dove tutti la pensano nello stesso modo e quindi immagino opzioni politiche che possano essere di maggioranza e di minoranza. Ed è legittimo che le minoranze facciano le loro battaglie però le battaglie si fanno negli organismi dirigenti, nei direttivi e nelle assemblee. Dopodiché quando la democrazia stabilisce le sue regole, da quel momento in poi vale l'aspetto democratico: la maggioranza governi e la minoranza rappresenti una diversità d'opinione ma che poi sostenga le scelte prese nei percorsi democratici. Lavoriamo tutti perché ci sia la più grande discussione di massa in città. Perché chiamare alla discussione 33 mila iscritti lo può fare solo il Partito Democratico”.

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