Latte, il Campidoglio al tavolo con Lactalis
di Claudio Roma
La Centrale del Latte deve tornare ai romani. Lo ha deciso la seconda sezione del Tar del Lazio che però ha emesso la sentenza nel pieno della bufera sull'opa che la francese Lactalis ha lanciato sul gruppo Parmalat. Ora il Campidoglio, per dare seguito al dispositivo amministrativo che impegna il Comune a riprendere le azioni dell'impianto industriale, rischia di dover trattare con la multinazionale francese.
Nel frattempo gli allevatori romani scaldano i muscoli. La speranza del gruppo di imprenditori della Finlatte che detiene il 16 per cento del pacchetto di azioni è che il sindaco dia seguito alla volontà manifestata di cedere anche il 75 per cento che deve a questo punto recuperare dall'azienda di Collecchio e che si crei un'occasione per cedere ai privati e chiudere la filiera della produzione, trasformazione e distribuzione del latte romano.
Chi si prepara a festaggiare il rimborso e una vittoria morale è la società Latte Sano, esclusa dalla gara che consegnò l'impianto di Casal Monastero a Cragnotti che poi ha rivenduto tutto a Parlamalt. Gli eredi del ricorrente hanno da sempre perseguito l'obiettivo di fare giustizia in un'operazione poco trasparente ma che per il Comune di Roma allora ebbe il valore di una finanziaria. Con la sentenza del Tar ora la Latte Sano si riprende la rivincita e anche un indennizzo da 8 milioni di euro che molto probabilmente verrà trasformato un una importante quota del pacchetto azionario comunale.
Ma la vicenda della Centrale per la quale finalmente si vede una possibilità di conclusione è anche una grande opportunità econcomica e finanziaria per la città e la sua provincia. Per gli allevatori è l'occasione di diventare protagonisti di un mercato che negli anni non ha subito crisi ma che ha pagato la congiuntura penalizzando sin troppo il valore del conferimento del latte per la trasformazione.



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