Latina, tra autonomia e crisi in eterna lotto contro Roma

Da oggi Latina e la sua Provincia trovano spazio nella pagina di Roma di Affaritaliani.it. Contiguità geografica, business e cultura si fondono in un corpo unico dove le relazioni grazie all'on line diventano sempre più strette


  L'analisi e la fotografia del territorio sono affidate al presidente dell'Amministrazione Provinciale, Armando Cusani, al suo secondo mandato, ora alle prese col “SalvaItalia” che rischia di cancellare il decentramento È subito polemica contro la Regione Lazio: “La Polverini invece nelle province ci va al massimo in vacanza, non può sapere cosa serve; il potere si è accentrato su Roma e ora nel Lazio si potrebbe pensare ad un’area metropolitana che assorba la Capitale e ad una Regione formata dalle altre province”


E' forte il rischio delle infiltrazioni criminali, “e dobbiamo vigilare. Ma questo non significa che i sindaci siano corrotti. Sono io oggi il primo a voler sapere perché il Comune di Fondi non è stato sciolto per mafia e ho presentato un corposo dossier alla Commissione”

Martedì, 13 dicembre 2011 - 09:27:59


di Laura Pesino

LATINA - Una provincia costantemente in lotta. Contro una crisi economica che negli ultimi anni ha decimato le imprese, contro una rigida burocrazia regionale che non consente ai territori di conquistare e consolidare una reale autonomia, contro la mancanza cronica di risorse finanziarie. E contro lo spettro della criminalità organizzata che allunga i suoi tentacoli in un sistema produttivo sempre più fragile.

E’ la fotografia del territorio pontino scattata dal presidente della Provincia di Latina Armando Cusani, arrivato al suo secondo mandato targato Pdl. Si parte da qui, dalla crisi economica e dalle prospettive di rilancio, per descrivere una realtà dai grandi potenziali e dagli scarsi mezzi, oggi più che mai bersaglio di un rischio nuovo: quello dell’abolizione dei governi provinciali. Parola di Cusani.

Presidente, questo è un territorio che ha subito molto: decine di aziende, anche grandi e importanti, hanno chiuso i battenti e le ore di cassa integrazione, in soli due mesi, sono aumentate del 74%. Come ha reagito la provincia pontina e su cosa può ancora contare?

“Voglio prima di tutto ricordare i progetti che abbiamo messo in campo per sostenere chi esce dal mondo produttivo. Mi riferisco alle borse lavoro per disoccupati e cassa integrati, ai progetti di reinserimento lavorativo in collaborazione con il tribunale di Latina e a tutte le iniziative legate alla formazione. Progetti questi che si aggiungono agli ammortizzatori sociali e che avrebbero avuto effetti anche più importanti se avessero avuto il sostegno della Regione Lazio. Un esempio per tutti: ci sono milioni di euro di finanziamento da parte di privati nel settore dell’urbanistica che potrebbero rimettere in moto l’economia e l’occupazione, ma restano bloccati perché il governo regionale non concede autorizzazioni”.

Come ha reagito uno dei comparti chiave del territorio, che rappresenta da sempre il turismo?

sabaudia duna


“Complessivamente il turismo regge rispetto ad altri settori. Ma dobbiamo mettere a sistema ciò che c’è. Anche qui, abbiamo modelli e risorse per scommettere su turismo e agricoltura, ma mancano le autorizzazioni. Se fossi stato presidente della Regione avrei da subito invertito la rotta”.
Non basta avere un assessore regionale al turismo espressione del territorio pontino? (Stefano Zappalà, Pdl)
“Ricorderemo questo assessore per aver accentrato una volta di piu’ ogni potere su Roma”.

Il Pdl ha sempre puntato molto sulla filiera di governo che, dal piano locale a quello nazionale, vi è sempre stata favorevole. Ma in concreto cosa ha prodotto?

“Io sono uno dei pochi che non ne ha mai parlato, convinto del fatto che bisogna vincere le elezioni intorno a un programma di governo, non intorno a un partito. Il punto è che livelli diversi di governo concorrano insieme alla stessa causa. Il nodo vero invece è che poi ci si appropria del potere. Ma questo non può andare bene per una provincia di 500mila abitanti come Latina e una regione di 5 milioni come il Lazio. Se fossi stato presidente della Regione avrei fatto del decentramento un punto fondamentale. Questa Provincia per esempio vive della sussidiarietà e della cessione di autonomia finanziaria. Noi abbiamo ceduto risorse ai piccoli comuni per realizzare opere pubbliche, se infatti l’ente è più vicino a un interesse lo persegue, soprattutto sotto la spinta dei cittadini. La Polverini invece nelle province del Lazio ci va al massimo in vacanza, non può sapere cosa serve alle province. Non lo dico come una critica, è un dato di fatto ma è grave che non se ne faccia una ragione. In questo, la giunta Badaloni, che era di sinistra, è quella che meglio colse il valore del decentramento. Oggi la Regione non c’è, esiste solo sulla carta e sugli stipendi. Pensavamo di aver toccato il fondo con Marrazzo, invece siamo andati ancora più giù”.

Lei non ha mai risparmiato feroci critiche istituzionali e uno dei suoi bersagli è stata proprio la Polverini.

“Non amo le ipocrisie e gli ipocriti. Si chiamano voltagabbana, anche se sono della mia parte politica. Abbiamo appoggiato la battaglia della candidata presidente e poi abbiamo visto da subito che si attuava il contrario. Il potere si è accentrato su Roma a scapito delle province in tutti i settori chiave, dall’urbanistica ai trasporti, fino alla sanità. Oggi chi deve curarsi a Latina è costretto ad andare a Roma. Il risultato è che si è tagliato sulle Province per mantenere gli sprechi di Roma”.

Il tema si aggancia necessariamente all’abolizione delle Province, paventata dal governo nazionale, su cui recentemente lei ha annunciato la sua battaglia partendo dal ruolo giudicato inutile dell’Upi.

“L’Upi avrebbe dovuto vigilare e mettere in campo iniziative verso il Parlamento e verso i partiti. Sono ancora convinto, come ho detto recentemente, che Latina uscirà dall’Upi. Senza nessuna conseguenza, perché è come l’iscrizione a un club. E’ brutto prendere atto che un ruolo storico e importante sia stato svolto in questo modo da un presidente che per di più è anche del mio partito. Quel decreto che in modo mascherato segnava l’abolizione delle Province faceva scempio della Costituzione, violando gli articoli 114 e 118 e ribaltando la logica della sussidiarietà. Le Province sono necessarie e fondamentali per garantire servizi alle comunità locali. Non è così che si ottiene un risparmio, anzi ci sarà un incremento del 20% sui costi de personale che passerebbero dalle Province alla Regione. Si parta allora dall’abolizione di enti davvero inutili, a cominciare da quelli che iniziano per A, Ater, Astral, le varie Agenzie regionali. E poi di seguito i Consorzi di Bonifica, i Parchi”.

Come immagina presidente i nuovi assetti istituzionali nel Lazio?

“Va individuata una scala intermedia giusta. Il miglior governo locale è quello che copre 1 milione di abitanti. Nel Lazio si potrebbe pensare ad un’area metropolitana che assorba Roma e ad una Regione formata dalle altre province senza la Capitale”.

Un’ultima domanda sulla criminalità. Esiste il pericolo delle infiltrazioni della malavita organizzata nel territorio pontino? Qualche tempo fa, in occasione della richiesta di scioglimento del consiglio comunale di Fondi per mafia, lei cercò di ridimensionare l’allarme.

“Io ho fatto la lotta alla ‘ndrangheta come giovanissimo ufficiale dei carabinieri. Ma ho grande rispetto del diritto e della verità. I processi in corso a Fondi non riguardano l’associazione di stampo mafioso. In quell’occasione ci fu senz’altro un attacco mediatico supportato da un’attività di indagine che non produsse nulla. Sono io oggi il primo a voler sapere perché il Comune di Fondi non è stato sciolto per mafia e ho presentato un corposo dossier alla commissione antimafia. Non sottovaluto il problema, dico al contrario che c’è scarsa qualità nelle analisi. Ma se mi si chiede se qui in provincia esiste il problema delle infiltrazioni dico sì, il rischio c’è e dobbiamo vigilare. Ma questo non significa che i sindaci siano corrotti”.

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