La rivolta dei precari della giustizia. "Intervenga il Ministro Severino"

Formati nel 2010 su impulso del Ministero della Giustizia dalla Provincia, trecento persone si trovano adesso con un pugno di mosche. Posizionati dalla Regione negli uffici giudiziari non vengono però assunti. I precari riuniti sotto la sigla Upg, insieme a rappresentanti di Cgil e Uil, bussano agli uffici di via Cristoforo Colombo, per chiedere certezze e regolarizzazione della loro posizione

Mercoledì, 11 gennaio 2012 - 18:09:02


di Enrica Murru  

“Due figlie a carico, di cui una disabile: in che paese civile una persona così starebbe in cassa integrazione?”, la domanda, forse retorica ma non scontata, la fa Maurizio Zoppi, uno dei trecento precari della giustizia della Regione Lazio, i lavoratori senza contratto riunitisi sotto al sigla Upg, che adesso chiedono a gran voce una regolarizzazione della propria posizione. Anche Maurizio era fra i manifestanti che per tutta la mattina hanno presidiato la sede sulla Cristoforo Colombo dell'ente guidato dalla Polverini.

La storia: a giugno del 2010 la Provincia di Roma indice un bando, rivolto a tutti i cassintegrati e ai lavoratori in mobilità delle aziende private con sede sul territorio. Attraverso di esso Portafuturo, portale di lavoro e formazione dell'ente, intende selezionare alcuni aspiranti tirocinanti da formare come operatori giudiziari, per renderli capaci di archiviare dati a livello informatico. Alla fine del tirocinio di 1440 ore però, la Provincia, che si era meramente fatta carico delle procedure di selezionamento, come richiesto dal Ministero della Giustizia, non può garantire l'assorbimento delle persone formate: a quel punto la palla passa alla Regione Lazio, che, attraverso un bando pubblicato sul bollettino ufficiale, seleziona e riassegna agli uffici giudiziari dell'intero territorio, nuovo personale.
Qui i precari vengono impiegati, più che come tirocinanti (non essendo prevista la presenza di un tutor che li formi) come veri e propri lavoratori, “Autonomi al 90 per cento, con tanto di badge, mail personale, password di accesso al sistema e contatto col pubblico. Di fatto queste trecento persone operano come veri e propri dipendenti delle cancellerie”, come sottolinea Daniele De Angelis, delegato dell'Upg che si batte, insieme a Uil e Cgil, in nome della causa dei precari.

Per loro, che ancora si trovano in mobilità, la Regione ha stanziato in bilancio, chiuso in gran fretta a settembre per far quadrare i conti, 240 euro al mese di rimborso spese, a fronte di un impegno lavorativo di 30 ore settimanali, dunque 120 ore mensili. Il che equivale a dire che percepiscono 2 euro l'ora. Il rimborso, per quanto esiguo, viene inoltre corrisposto in ritardo, visto che a gennaio, fa notare De Angelis, “ci hanno pagato settembre, ottobre e novembre. Mentre per i soldi di dicembre dovremo aspettare febbraio”.

Il lavoro dei trecento precari è tutt'altro che superfluo, anzi, dal momento che “da anni c'è il blocco delle assunzioni al Ministero della Giustizia, decimato anche dai pensionamenti, anche lo stesso presidente della Corte d'Appello Santacroce appoggia  l'utilità e l'operato dei lavoratori inviati dalla Regione”, continua De Angelis. A questo punto però “siamo noi a chiedere una regolarizzazione della nostra posizione. Visto che di fatto attraverso di noi il Ministero della Giustizia ha del personale senza aver indetto alcun concorso”.
Chiaramente però i trecento precari non possono che far valere i loro diritti “presso la Regione, anche se è il Ministero il primo promotore del bando provinciale e l'utilizzatore finale dei lavoratori”.


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Ricapitolando: la Provincia su impulso del Ministero forma trecento persone, poi le passa alla Regione, che si occupa di posizionarle negli uffici giudiziari. Ma la Regione non li può assumere, e così arriviamo ad oggi, quando un presidio in rappresentanza dei precari riuniti sotto la sigla Upg, insieme a rappresentanti di Cgil e Uil, è andato a bussare alla Regione Lazio, presso gli uffici di Mariella Zezza, assessore al Lavoro e alle Politiche sociali. I delegati vengono qui ricevuti dal dirigente Giuseppe Trei, al quale chiedono con forza che la Regione si faccia promotrice di un tavolo presso il Ministero, volto alla regolarizzazione della loro posizione. L'intento è quello di ottenere “uno specifico impegno del Ministro Severino, nella speranza che dimostri un'apertura, e che prometta di assumerci a breve. In quel caso la Regione ci ha fatto capire che si potrebbe fare carico del periodo di transizione dei lavoratori, traghettandoli verso il nuovo contratto. In caso contrario l'ente che fa capo alla Polverini dovrebbe necessariamente, nell'impossibilità di far proseguire un tirocinio oltre il termine massimo di 6 più 6 mesi, indire un altro bando per reprire ulteriori tirocinanti, con grande spreco di risorse e denaro pubblico (quello necessario a formare altre persone per 1440 ore, con tutte le difficoltà di reperirle viste le modeste offerte economiche)” conclude De Angelis.

Oltretutto questi trecento precari, nel caso in cui il Ministero non volesse confermarli, si troverebbero con in mano un pugno di mosche, essendo stati formati per un'attività che si può sviluppare solo all'interno degli ufficii giudiziari, finendo perciò ad ingrossare ulteriormente le file dei disoccupati senza speranza che compaiono ogni giorno nelle cronache dei quotidiani, trovandosi per di più senza alcun ammortizzatore sociale (nel frattempo sono scaduti i 24 mesi di cassintegrazione).

Le amare note finali sono di Annarita Benevento, dirigente Uil della pubblica amministrazione nel settore giustizia: “Mettere fuori queste persone, già formate, nella tragioca carenza di personale in cui si trovano i tribunali e gli uffici giudiziari, sarebbe un dramma”.

 



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