La replica del presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci
dal presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci, riceviamo e pubblichiamo.
L’istituzione del Registro delle Unioni civili nel Municipio Roma XI, che si aggiunge a quello analogo già in funzione nel Municipio X, ha suscitato varie reazioni scomposte. Incomprensibili, se non per la distanza dalla realtà e per un approccio ipocritamente intransigente, che criminalizzando le diversità sfiora il fondamentalismo e presta il fianco agli istinti intolleranti.
Primo, la realtà. Per descriverla basterebbe guardarsi intorno, ma sembra essere un esercizio complicato per gran parte dei rappresentanti politici. In alternativa si può provare ad usare la lente fornita dai dati delle statistiche ufficiali. L’Istat dà qualche cifra al riguardo di quelle che definisce Unioni libere, esterne al matrimonio. Esse nel 2009 sono diventate 897.000 e rappresentano il 5,9% delle coppie. Erano 533.000 nel 2003 e 343.000 nel 1998. Crescono all’interno delle nuove forme familiari, con i single non vedovi, i monogenitori non vedovi e le famiglie ricostituite coniugate: un totale di 6.866.000 nuclei in cui vivono circa 12 milioni di persone, cioè il 20% della popolazione, un dato quasi raddoppiato rispetto al 1998. Il Censis, nel Rapporto 2011 presentato lo scorso 2 dicembre, riprende l’analisi di tale morfologia in continuo cambiamento. La famiglia, il più sostanziale ed efficiente degli ammortizzatori, il luogo del risparmio, della solidarietà intergenerazionale e della cura di soggetti non autosufficienti, si declina sempre più al plurale, in una varietà di legami sconosciuta fino ad oggi. Forse chi grida all’attentato alla famiglia tradizionale non sa davvero quanto siano in aumento le coppie di fatto in Italia e in Europa e quanto l’atteggiamento pregiudizialmente ostile suoni odioso e antistorico per tantissimi, pure per molti credenti. Ma sinceramente faccio fatica a riconoscere tale buona fede…
Secondo, l’ipocrisia intransigente. Appena dissimulata dietro il sentimento religioso, spunta fatale, soprattutto negli esponenti del centro destra. Si finge di non sapere quanto proprio la famiglia sia stata massacrata, materialmente e idealmente, dalle politiche del centro destra di Berlusconi, quello che prima, durante e dopo la crisi attuale ha nascosto la realtà puntando su bunga bunga, donnine e barzellettieri, anziché affrontare il lungo declino italiano e le difficoltà di numerosissimi nuclei familiari. L’ha destrutturata in profondità nelle condizione di vita, impoverendola e precarizzandola. Contemporaneamente l’ha relegata in un immaginario in cui si è esaltata la mercificazione del corpo femminile, l’ha perpetrata come luogo dove si consumano l’80% delle violenze sulle donne, l’ha negata e maledetta in ogni sfumatura ravvisata atipica rispetto alla Natura e alla Tradizione. Tutto questo non ha mai causato un sussulto reale della componente cattolica, non ha mai fatto battere un colpo ai De Palo del centro destra. Tutto questo andava bene, comprese le licenze per il Capo. Lettura e comprensione della realtà no, tantomeno delle diversità, specie se omosessuali.
Anche parte del centro sinistra non è immune alla sindrome da ipocrisia intransigente. Lo simboleggia Lucio D’Ubaldo, già Assessore alle Risorse umane ed al Decentramento del Comune di Roma ed ora Deputato da quasi 4 anni, che sostiene la sterilità e l’inopportunità dell’iniziativa del Municipio Roma XI perché non è il Parlamento. Peccato che i luoghi da lui stesso lungamente frequentati, proprio il Parlamento in primis ed il Comune di Roma in seconda istanza, non abbiano mai trovato il tempo per occuparsi della questione, derubricata dall’agenda perché giudicata troppo spinosa. Invece di chiedere scusa per l’incapacità e l’inerzia di cui si è stati parte, si accusa chi un provvedimento l’ha fatto sul serio, anche sfidando la marea montante delle ipocrisie e delle intransigenze.
Da questo schema non fuoriesce il richiamo alla Costituzione, menzognero in profondità. Basti ricordare che oltre agli articoli citati ce ne sono altri, come l’articolo 2 che recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle forme sociali ove si svolge la sua personalità”. Ma il punto non è neanche questo, qui si potrebbe discutere in eterno. Dal centro destra ora che serve si richiama quel dettato costituzionale che in gran parte dello stesso schieramento si considera carta straccia. E si ignora il rapporto basilare che comunque esiste tra Costituzione materiale e formale, con la prima che muta con tempi più rapidi della seconda, come dimostra la fotografia della realtà. Il mondo cambia, insomma, e non si può certo imputare ai Padri Costituenti l’insorgenza di fenomeni successivi al loro eccellente lavoro.
Risulta poi particolarmente odiosa la rivendicazione dell’Assessore De Palo di aver contribuito ad una sorta di boicottaggio del Registro nei due precedenti tentativi, non attraverso il dibattito pubblico e trasparente ma chiamando i vari caporione per chiedere loro di imporre di esprimersi in modo contrario ai referenti nel Consiglio municipale. Si evidenzia così una concezione elitaria ed autoritaria della politica, in cui vengono considerati di poco conto e di scarso valore i soggetti in carne ed ossa che discutono e poi assumono delle decisioni, in un senso o nell’altro. Quanto di più distante dalla mia personale visione della politica e del mondo! Sulla medesima lunghezza d’onda si insiste anche dopo l’approvazione della Delibera, con liste di proscrizione di forze politiche e singoli che fanno passare in secondo piano persino l’aspetto legato alla religiosità ed evidenziano una strumentalità banale: quella di chi intende provare a raccattare qualche voto in più strumentalizzando tali tematiche, enfatizzando anche l’opposizione con una Provincia di Roma a cui si addossa la colpa di parlare addirittura di famiglie, al plurale e non al singolare. Invece di accettare che stavolta i suoi auto dichiarati giochini di poteri e pressioni non hanno dato i frutti che si era auspicato, l’Assessore si inventa persino delle agevolazioni per le coppie di fatto che sa benissimo non esserci, perché il massacro sociale non risparmia nessuno e il welfare attuale è insufficiente per tutti. Se non conoscessi il cattolico Assessore mi verrebbe il dubbio di poterlo vedere tra i partecipanti alla marcia che i neofascisti della Fiamma Tricolore intendono organizzare contro il Municipio Roma XI, preannunciata a base di uova marce. Ma siccome non penso arriverà a tanto, gli rivolgo un invito: se davvero per De Palo “l'istituto della famiglia non è una scelta ideologica”, scenda dalle barricate su cui è salito contro nemici immaginari, perché nessuna delle nuove famiglie intende togliere nulla o contrapporsi alla famiglia tradizionale. Semplicemente sono diverse!
Altrettanto insopportabile, infine, è il modo in cui si catalogano i Municipi. Dovete occuparvi di strade, scuole, marciapiedi, insomma dei nobilissimi problemi di tutti i giorni, ma non delle grandi questioni che sono appannaggio di qualche elite. Ma finiamola. Gli slanci ed il protagonismo di tanti Enti di prossimità, con la loro forza legata al rapporto stretto con le comunità locali, spesso sono più proficui di quelle delle stanze alte sfere della politica o di altri mondi. Nel nostro caso, per di più, nell’Ente municipale vivono qualcosa come 140.000 persone! Ne hanno dato ripetute prove e lo dimostra la tematica delle Unioni civili, dove il Parlamento non è in grado neanche di discutere e dove nei luoghi periferici lo si fa, come in tante città d’Italia e in tanti Stati d’Europa.
A tutt'oggi il Codice civile non equipara la famiglia tradizionale a quella di fatto e, come si diceva, una legge nazionale ancora non c’è. Per il riconoscimento di ogni forma di relazione, di solidarietà e di mutua assistenza tra persone conviventi il Municipio Roma XI ha inteso fare un atto concreto, il Registro, e stimolare chi di dovere a legiferare. Perché siamo convinti che l’impegno nei territori debba servire pure ad allargare la sfera dei diritti civili e delle libertà personali, per invertire la china di una regressione culturale che è andata di pari passo con il declassamento sociale ed economico del Paese.
Andrea Catarci, presidente del Municipio Roma XI


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