La Federlazio riparte con Flammini: "Le piccole imprese sono il futuro"
ESCLUSIVOIl presidente di Pmi Italia alla viglia dell'assemblea di Federlazio, alla viglia dell'assemblea per la sua scontata rielezione, sceglie Affaritaliani.it per un'analisi del momento economico e dei rapporti con gli enti locali. “Col Comune 5 tavoli permanenti aperti” e il silenzio della Regione Lazio. “Il futuro è nelle piccole aziende alle quali offriremo consorzi e servizi per competere”. A febbraio un manifestazione nazionale con imprenditori, sindacati, dipendenti e famiglie per il dramma dei suicidi. E sul Gran Premio di Roma...
di Fabio Carosi
Crisi, turn-over, selva contrattuale. E poi la solitudine della Regione, il nanismo delle aziende del Lazio che diventa un vantaggio; sino agli imprenditori che in questo periodo “non ce la fanno a pagare neanche le quote associative”, passando per la grande manifestazione di febbraio che, per la prima volta, vedrà sfilare con una fiaccola in mano, i titolari delle aziende, i lavoratori e le loro famiglie e i sindacati.
Maurizio Flammini, imprenditore planetario specializzato in eventi sportivi, passato alle cronache come l'inventore del Gran Premio di Roma, a pochi giorni dall'assemblea della Federlazio, chiamata a votare la sua riconferma alla guida dei 4000 uomini e donne che danno lavoro nella Regione, sceglie Affaritaliani.it per un'analisi spietata dei problemi che attanagliano il territorio e per lanciare il suo programma, “quello con cui La Federlazio si appresta a cambiare volto”.

Presidente, partiamo dalla manifestazione. Cosa e quando?
“Le richieste di autorizzazione sono in partenza verso la Questura. L'obiettivo è portare in piazza a Roma tutti gli imprenditori, gli operai e le loro famiglie insieme per dire no a questa crisi che è costata la vita a troppe persone. I suicidi di tanta gente che non sa più come vivere o che vede il lavoro di una vita distrutto in pochi mesi lascia senza parole. Una fiaccolata per unire tutti coloro che sinora sono stati divisi e per catturare l'attenzione sul bene più prezioso di ogni impresa: l'uomo. E sarà una manifestazione alla quale inviteremo tutto il Paese, sotto l'egida della Pmi Italia, l'associazione che riunisce tutte le piccole e medie imprese”.
Passiamo alla nostra Regione. Una delle accuse storiche al tessuto produttivo laziale è quella di “nanismo”. Le dimensioni non consentono sinergie e soprattutto non permettono di affacciarsi sui mercati internazionali.
Siamo di fronte ancora all'impresa col “padre padrone”?
“Se è vero che sino a qualche anno fa il “nanismo” era un ostacolo allo sviluppo, la crisi ha evidenziato che la “tenuta” del Pil è affidata soprattutto ai piccolo. E allora è un vantaggio. Il 70 per cento del Pil italiano lo fanno quelli che sino ad oggi abbiamo chiamato “nani” e che ora possono essere la chiave di volta per chiudere questo ciclo economico”.
Come?
“Dobbiamo dare a queste piccole società quei servizi di cui hanno bisogno per competere e una possibilità di aggregazione di fronte ai progetti. Come Federlazio stiamo per varare una serie di Consorzi oltre ad aggiungere quei servizi di cui parlavo per permettere anche alle nostre pmi di andare in Cina, Corea, in Africa. Insomma, in tutti quei mercati che non sono necessariamente il famoso BIC, Brasile, India e Cina. E poi chiedere a gran voce le infrastrutture. Nel Lazio non esiste la banda larga e ci sono strade che hanno il tracciato di 30 anni fa”.
E c'è anche chi voleva mettere a pagamento il Gra.... Giusto?
“Che dire? Solo bravo al Sindaco Alemanno che si è battuto contro questa ipotesi. Sarebbe stato come far pagare le strade interne di Roma, perché il Raccordo è quasi una strada che collega un quartiere con l'altro”.
La sua idea di Pmi è di fatto un programma. Allora si ricandida per altri 3 anni? È proprio deciso?
“Intanto mi ricandido perché lo statuto prevede 3+3 e il secondo mandato è quello in cui si mettono a frutto le esperienze del primo periodo. E poi perché sembra che sia il candidato unico. Sono pronto per cambiare la Federlazio, far ritrovare la fiducia nell'associazionismo e nel significato che può avere l'iniezione di nuovi servizi un una storica struttura. Questo è il mio programma: dare alle imprese quel plus che solo lo stare insieme può favorire”.
Un tempo la Federlazio era più una lobby di società che vendevano servizi al pubblico: Comune, Regione e Province. Con i debiti che premono sulla p.a. non sarà facile lavorare...
“Intanto non ho nulla in contrario al concetto di lobby e poi una delle nostre mission era proprio quella del dialogo con l'istituzione. Se è per questo parliamo costantemente con i sindacati. Anzi, con loro il dialogo è fruttuoso come gli ultimi accordi testimoniano”.
Un po' meno con la Polverini. Quali sono rapporti?
“Noi lamentiamo ormai da tempo una totale mancanza di interlocuzione, a differenza del Comune con il quale abbiamo 5 tavoli permanenti. In questo silenzio dell'Ente non siamo soli, però. Devo registrare che c'è pochissima disponibilità con tutte le associazioni. Sarà una scelta, mah”.
Flammini, lei è stato protagonista di una lunga stagione in cui Roma ha sognato/temuto un Gran Premio cittadino. Passata la buriana, cosa le è rimasto, oltre ad un ingente investimento?
“Intanto una meravigliosa esperienza, poi dietro all'evento c'era un progetto di marketing territoriale, Roma Formula Futuro, che sto presentando in Corea e negli Emirati Arabi che sono disponibili ad acquistarlo. Ecco, vede: dietro ogni investimento se c'è un'idea buona si riesce ad avere un guadagno. Nemo profeta in patria”.


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