Insider/ Bus caos, il mea culpa di Aracri. Aumenti: fatto l'accordo
Giovedì, 21 aprile 2011 - 10:27:00
| IL DOSSIER ARACRI |
Stretto nella morsa dei debiti; con l'incubo di dover aumentare il biglietto per evitare la bancarotta, il sindaco Giovanni Alemanno accetta l'invito del presidente del Pd, Eugenio Patanè ad aprire il dialogo sulla vincenda dell'Atac e sul futuro dei 13 mila dipendenti, ma non una parola sugli errori. Nessuna ammissione di colpevolezza politica su parentopoli e manageropoli.
Chi invece ammette gli errori del centrodestra e non risparmia critiche è Francesco Aracri. Deputato Pdl, 58 anni, da sempre appassionato di trasporti e assessore della giunta Storace, Aracri insieme al coordinatore regionale Vincenzo Piso, è una delle due eminenze grige del sistema. Due demiurghi di bus e metropolitane che, con l'elezione di Alemanno si sono ritrovati a gestire un sistema che dà lavoro, crea consenso, assume e decide i destini di decine e decine di aziende dell'indotto. Passata l'euforia della vittoria, Aracri e Piso hanno prima disegnato il sistema così come sarebbe dovuto nascere, poi però hanno fatto un passo indietro.
E sulle ceneri di Atac e Cotral, Aracri ammette: “È un sistema che non abbiamo avuto il coraggio di cambiare – dice – dovevamo dire basta e invece ci siamo tirati addosso il fardello”. Dunque per il deputato ex An, la crisi del trasporto pubblico ha radici che si perdono nelle giunte precedenti (affaritaliani.it pubblica in esclusiva il dossier che Aracri ha inviato al sindaco) che però le scelte manageriali di Alemanno hanno quasi aggravato: “Basta vedere ciò che ha fatto Maurizio Basile – accusa - Atac non produce frigoriferi e i mestieri non si inventano. L'ex ad è entrato in azienda facendo riunioni in cui si diceva che non di doveva rispondere agli attacchi dei giornali e poi orchestrava campagne contro l'azienda affidandole ai quotidiani come Il Corriere della Sera o Repubblica. Nel frattempo licenziava dirigenti e assumeva vecchi ferrovieri in pensione che col trasporto pubblico non c'entravano nulla. Per non parlare del piano industriale. Quando si decide di ristrutturare un'azienda non si fanno prima gli organigrammi e poi si scrive un progetto di rilancio senza sentire nessuno, senza avere neanche il minimo consenso da parte di chi quel piano dovrà gestirlo e attuarlo. Ha fatto tutto da solo ed ecco come è finita”.
È finita che il sindaco accetta una mano dal Pd. La partita è chiara: se Alemanno ammette qualche errore politico e magari fa cadere la testa dell'ad di Ama, il Pd si impegna a non utilizzare contro l'amministrazione la richiesta alla Regione Lazio di aumentare il biglietto di bus e metropolitane. E, secondo quanto risulta ad Affaritaliani, l'accordo piace anche alla presidente Renata Polverini che, dalla boccata d'ossigeno di Atac risparmierebbe qualche milione di euro che la Regione deve all'azienda. A condizione però che nessuno speculi in campagna elettorale. Dunque, aumento già deciso da attuare dopo le amministrative. E col consenso di tutti. A parte quello di Panzironi che a lasciare l'Ama non ci pensa proprio.



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