Inside. D'Alema spinge la Cirinnà. Dalle quote rosa al Campidoglio

Lunedì, 18 luglio 2011 - 17:00:00

Montino Cirinnà
Montino-Cirinnà
di Fabio Carosi

Affaritaliani.it lancia la proposta e l'Unità la raccoglie. In pieno caos da rimpasto, mentre il centrodestra romano stenta a trovare la quadra per andare in vacanza, a sinistra qualcosa si muove. Sarà perché il Partito Democratico a livello locale è assoggettato al potere maschile, ma l'idea di una corsa verso il Campidoglio di Monica Cirinnà, piace. Prima al Corriere della Sera e poi all'Unità, che raccoglie la sfida lanciata nel giorno più alto della carriera della consigliera comunale che, insieme alla collega e amica di Sel è riuscita dove due anni e mezzo di opposizione ha fallito: cioè costringere Alemanno alla paralisi amministrativa, al confronto serrato con gli alleati e a difendere la sua immagine già messa a dura prova dai sondaggi e dai tentennamenti su criminalità e prostituzione. E solo per citare gli ultimi eventi. Ora Cirinnà+Azuni, col ricorso sulle quote rosa e con la vittoria al Tar, hanno aperto da sole la crisi più profonda della giunta di centrodestra e, sull'onda del successo, sognano di costruire qualcosa che vada oltre l'impegno quotidiano.

Lo ha fatto nel week end la Cirinnà dal buen ritiro di Capalbio dove, oltre a divorare giornali e a promettere battaglia dura se il rimpasto premierà una sola donna, ha consumato un lungo colloquio telefonico con Massimo D'Alema. Già, baffino. Potrebbe essere lui l'artefice della costruzione di un candidato donna. Amico da sempre e persino testimone delle nozze con Esterino Montino, D'Alema avrebbe dato un via libera di massima alla costruzione delle condizioni per portare la Cirinnà almeno alle primarie: primo obiettivo di un'ipotesi di scalata per trasformarsi in “prima cittadina”.

A sostenere la consigliera che alle ultime elezioni è stata la più votata del Pd, proprio lo stesso marito Esterino Montino, già consigliere comunale e assessore con Rutelli, poi spedito al Senato col doppio incarico di vicepresidente di Marrazzo alla Regione e quindi “reggente” durante il “periodo buio” della crisi del presidente giornalista, nonché tra i pochi “coscienti” dell'impossibilità di una vittoria della sinistra alla regione, riflessione che ha portato il Pd a dare il via libera alla candidatura di Emma Bonino. Da vecchio stratega consumato, sabato mattina, Montino avrebbe guardato la moglie alle prese con i gatti della tenuta di campagna a avrebbe detto: “Perché no”. E si sarebbe attaccato al telefono per sondare alcuni amici fidati sulle possibilità di Monica di sintetizzare quasi venti anni di impegno politico con una candidatura.

Già ma come? Il primo consiglio ricevuto è stato quello di cavalcare la vicenda delle quote rosa, evento che ha portato l'intero Pd a fare quadrato nella speranza che Alemanno faccia qualche fesseria e poi avviare una stagione di politica attiva. Secondo consiglio “mollare” per un po' la passione intensa per cani, gatti e animali in genere e “spingere” di più sui temi che possono portare consenso: quindi più attenzione alla crisi economica, ai problemi quotidiani come il traffico e i trasporti, al sociale e alle questioni del territorio. Insomma, mettere a frutto le lezioni di politica imparate all'ombra del marito e di Massimo D'Alema e costruire un radicamento territoriale. La sensibilità per il pianeta donna, d'altronde è già acquisita e il “tema rosa” non va oltremodo cavalcato per non avere l'effetto “trincea”. Altra sintesi da fare: l'esperienza amministrativa maturata come vicepresidente del Consiglio Comunale. “Quindi - avrebbero avrebbero suggerito D'Alema&Montino – sottolineare gli anni di politica attiva, evidenziando le capacità e l'appeal di una donna classe 1964: matura politicamente quanto basta, giovane anagraficamente sempre quanto basta per poter avviare un progetto di lungo periodo e soprattutto moralmente indiscutibile”.

Con due “spin doctor” di livello, il primo atto del cambiamento si vedrà al primo consiglio comunale, poi sarà la volta del territorio: primo banco di prova a Roma per chi ambisce a fare il salto.
E il Pd? Per ora tace e festeggia la crisi del sindaco e della sua seconda giunta, quella nata per dare nuovo impulso. Secondo i bene informati, l'idea di una donna al Campidoglio non avrebbe turbato più di tanto i sonni di Nicola Zingaretti. Da sempre indicato come anti-Alemanno nel 2013, il presidente sorride nella speranza che arrivi il candidato vero e che si possa sfilare da una competizione nella quale non è mai entrato direttamente. In realtà il suo progetto è altro: fare politica nazionale, magari come segretario al posto di Pierluigi Bersani in versione premier. A decidere, però saranno le primarie per le quali la stessa Cirinnà ha confessato “un pensierino”

Intanto in Campidoglio, il sindaco Alemanno cerca di sciogliere il rebus giunta. A promesso di farlo domani alle 12, quando presenterà il “fine tuning” al quale è stato costretto a sottoporre l'esecutivo. Fuori Cutrufo, forse. fuori Antoniozzi? Forse. Fuori de Palo? Voci che si rincorrono in attesa che sia lo stesso ex vicesindaco a farsi da parte. Ne uscirebbe come salvatore della patria e con un credito extralarge al portatore. E da buon ex Dc saprebbe aspettare per incassarlo. C'è chi giura che è pronto per un incarico nel partito e anche chi è pronto a scommettere che potrebbe correre da solo per il Campidoglio, lasciando a terra lo stesso sindaco che oggi gli chiede di fare un passo indietro. Ad Alemanno questa soluzione non dispiacerebbe in caso di elezioni anticipate. Oggi il vertice pdl, domani la presentazione del 12 assessori della terza giunta Alemanno.
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