La domenica dei vigili: sicurezza ai minimi termini
di Fabio Carosi
Sono le dieci di domenica 24 luglio. Al mercato di Porta Portese si ripete una scena da copione teatrale rodato: è una torre di Babele; mille lingue e centinaia di dialetti si intrecciano nel mercato delle pulci più antico della città. I veri padroni sono i turisti, venuti da ogni dove per camminare e acquistare le ultime novità del made in Cina. La media degli abusi è di uno ogni tre regolari e per un migliaio di ambulanti ci sono tre vigili urbani.

Porta Portese
La “corposa Polizia di Roma Capitale”, nuove divise, nuovi stemmi, vecchie abitudini è di presidio al varco di via Ettore Rolli, ingresso sud. Due agenti sono adagiati mollemente su una transenna. Occhiali scuri alla Chip's, osservano il traffico che non c'è e parlottano. Un terzo agente, una donna, raggiunge la “Punto-volante”, apre lo sportello ed estrae una bottiglietta d'acqua. Si disseta, d'altronde il 24 luglio a Roma ci sono 22 gradi e tira una brezza che quasi fa freddo. Dietro di loro il mercato. Abusivi in ogni angolo, un paio di ragazzotti tentano di smerciare forse “erba” meglio: estratto di pianta spontanea lungo fiume, mentre all'incrocio con via Ippolito Nievo, una trentina di persone sono dedite alle scommesse sul gioco delle tre carte: “Carta vince, carta perde”, che significa che chi scommette perde sempre. É un gioco antico, da sempre appannaggio dei napoletani che in passato invadevano le strade con carri e carretti. Oggi i carretti sono diventati furgoni attrezzati, ma le “tre carte” resistono sempre. Come gli idioti che puntano 5/10 euro per poi veder vincere due compari. E loro pronti a riscommettere. Ora, il gioco d'azzardo è vietato perché è una truffa, è sotto gli occhi di tutti ma non c'è nessun vigile che se ne accorge. I tre “delle tre carte” dopo un po' si spostano.
É la volta dell'ingresso nord, la Porta Portese dalla quale entra la maggior parte dei turisti. Anche qui c'è un'auto della “corposa”. Gli agenti di Roma Capitale sono tre e due sono come al solito appoggiati su una transenna. Il terzo è missing. In totale dalle 10 alle 13 per almeno ventimila persone concentrate lungo via di Porta Portese e dintorni, Roma ha schierato sei agenti. Sicuramente il brogliaccio dei servizi della domenica reciterà che sono almeno il doppio, anche il triplo. Già, ma dove?
Cambia la scena ma non la sostanza. Il teatro stavolta è il celebre Colosseo. Anche qui c'è ressa all'ingresso e all'uscita ma è tutto ordinato. In via di San Gregorio spuntano due indiani: vendono i biglietti d'ingresso per la visita al monumento promettendo di evitare la fila. In realtà se fossero acquistati on line sarebbero “regolari”, invece sono semplicemente usati, nel senso che il tour della settima meraviglia del mondo è stato già fatto e chi acquista a 15,80€ quel bigliettino con la barra argentata anti-contraffazione, all'ingresso viene rispedito fuori. Insomma, sono un “pacco”. Il cronista fa allora il giro del monumento alla ricerca di un vigilie urbano. Dopo aver schivato una trentina di venditori abusivi che si appostano all'uscita, dalla parte opposta, proprio di fronte alla metro Colosseo, spunta un'auto della “corposa”. Si avvicina agli agenti per segnalare. E i due, seduti in auto, cosa rispondono: “Va bene, sì. Ora giriamo la segnalazione alla centrale perché qui siamo ai minimi termini”. Già, ai minimi termini, tanto da non chiedere al cittadino, dove, una descrizione. Niente di niente. Chiaro che i due ai minimi termini non si sposteranno mai dai sedili. E almeno per trenta minuti i rinforzi non arriveranno mai. Ma al Colosseo i vigili ci sono: tre all'ingresso del “varco” di via Cavour e tre all'ingresso dei Fori, lato piazza Venezia. In totale fa otto: 3+3 appoggiati alle transenne e due in auto. Ecco la città per i turisti e la tanto declamata sicurezza: ai minimi termini.



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