Il giallo che dà i brividi. Torna in libreria Gianluca Arrighi

L'avvocato noir torna in libreria con "Vincolo di sangue", il nuovo “legal crime” che si snoda tra passioni feroci e crimini inauditi. In anteprima per i lettori di Affaritaliani.it l'incipit del romanzo che si chiude con un quesito: “Cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia?”. IL BOOKTRAILER

Sabato, 11 febbraio 2012 - 10:45:00


Il principe del foro Gianluca Arrighi, l'avvocato on line, come è stato soprannominato, torna in libreria martedì 14 febbraio con un nuovo appassionante giallo. Edito da Baldini Castoldi e Dalai si dipana nell'anno precedente alla discesa in campo di Silvio Berlusconi, nel 1993, quando l’Italia è scossa da un caso di omicidio familiare: Rosalia Quartararo uccide brutalmente la figlia appena diciottenne e ne occulta il cadavere in un corso d'acqua della bassa lodigiana.


Per gli inquirenti si tratta di movente passionale: la donna si sarebbe infatti innamorata del fidanzato della giovane figlia e, in preda a un furioso attacco di gelosia, avrebbe eliminato la “rivale” in amore con una ferocia inaudita. Rosalia viene condannata all’ergastolo e inserita nei trattati di criminologia tra le più spietate assassine della storia. Ma al di là delle scontate etichette dei media come "mostro" e delle complesse verità processuali, l'autore cerca di rispondere a una domanda: "Cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia?”.


In esclusiva per i lettori di AffariItaliani.it presentiamo l'incipit del volume.

 

vincolo di sangue

LA ROGGIA

Eugenio Marchetti, come sua abitudine, si era alzato
molto presto quella mattina.
In casa tutti dormivano e lui, facendo attenzione a
evitare anche quei piccoli rumori che nel silenzio assoluto
diventano frastuoni, aveva iniziato la rituale preparazione
per sua la consueta battuta di pesca.
Era un uomo alto, ben piazzato e dall’aria fiera. I
suoi occhi verdi spiccavano nel viso squadrato e la
fluente chioma sale e pepe gli donava un fascino da divo
del cinema. Questo contribuiva indubbiamente a fargli
dimostrare molti meno anni di quelli che aveva.
L’attrezzatura di un buon pescatore prevede, oltre
agli strumenti tradizionali come le canne e le lenze, anche
un abbigliamento adeguato. Marchetti, sotto questo
aspetto, era un vero patito. Un perfezionista. Occhiali
da sole polarizzati, pantaloni in nylon e cotone con protezione
contro i raggi solari, nasse a barile, guadini vari,
panieri ed esche artificiali facevano ormai parte del suo
equipaggiamento professionale da aspirante esperto uomo di pesca.


Tutto quell’armamentario era però obiettivamente eccessivo
per chi, come lui, si limitava a pescare, e per di più
saltuariamente, solo nelle rogge della pianura padana.
Le rogge sono dei piccoli canali di portata piuttosto
moderata che vengono in genere utilizzati per l’irrigazione
dei campi o per l’alimentazione di mulini ad acqua
e di piccole centrali elettriche. Diffuse in prevalenza
sul lato sinistro del Po, vennero scavate nel primo
Medioevo a seguito del progressivo processo di bonifica
delle antiche paludi padane e non erano certo il miglior
posto del mondo per pescare, ma a Marchetti piacevano.
Era il 20 agosto 1993 quando Eugenio Marchetti
scelse per la sua battuta di pesca la roggia Catania, un
fiumiciattolo che si trovava a Cascina Castione di Lavagna,
una frazione del comune di Comazzo, nella bassa
lodigiana.
L’uomo aveva trascorso l’intera giornata a fumare
Lucky Strike rimuginando e lamentandosi con se stesso
per i pochissimi pesci che avevano abboccato alle
sue esche.
Alle quattro di pomeriggio decise che per quel giorno
poteva bastare così. Una giornata sfortunata, e non
solo per la scarsa quantità del pescato.
Tuttavia, prima di riavviarsi verso casa, si avvicinò di
nuovo al ciglio della roggia per tentare un ultimo lancio
con la lenza. Fu allora che scorse qualcosa.
Si avvicinò.
«Mio Dio!» mormorò, sperando in cuor suo di essersi
sbagliato su ciò che aveva intravisto a pochi metri
dal punto nel quale si trovava.
Allora si diresse con affanno verso quella che, man
mano che si avvicinava, si stava rivelando come una immagine
terrificante.
«No… non può essere…» continuava a ripetersi, nel
vano tentativo di sconfiggere la paura che prepotentemente
iniziava a salirgli dallo stomaco.
Marchetti era un uomo tranquillo, sposato e con un
figlio. Aveva sessantaquattro anni, a breve sarebbe andato
in pensione e avrebbe smesso di lavorare per l’azienda
agricola che gli aveva dato da vivere per quasi
mezzo secolo.
Ormai era davvero vicino. Quando fu certo di ciò
che stava guardando ebbe un capogiro, per poco non
finì nelle torbide acque della roggia. Il cuore sembrava
esplodergli nel petto, il viso e le mani erano madide di
sudore.
Adagiato sulla riva del fiume c’era un sacco della
spazzatura, di quelli grandi e neri.
Dal sacco uscivano due gambe.

..... Continua in llibreria
 

 

 



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