Il messaggio del Papa su twitter. Il Vaticano inaugura l'era digitale
ESCLUSIVO - Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali sceglie Affaritaliani.it per anticipare l'upgrade del portale www.news.va: “Visitatori da 180 Paesi e 15 mila accesso solo il giorno di Natale”. Il Vaticano rinuncia alla pubblicità multimediale: “Vogliamo ascoltare ciò che gli uomini portano nel loro cuore”. LA GALLERY
di Raffaele Gambari
Ha portato definitivamente il Vaticano nell’era digitale con il portale news.va, ora in tre lingue e presto in altre due, stando accanto al Papa quando Benedetto XVI lo ha inaugurato nel giugno dello scorso anno inviando al popolo della rete un messaggio, con benedizione, su twitter. E’ l’arcivescovo Claudio Maria Celli, il ministro delle comunicazioni del Papa, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, della Filmoteca Vaticana e del Consiglio di amministrazione del Centro televisivo vaticano.
Ad Affaritaliani monsignor Celli spiega il digitale della Santa Sede, la sua comunicazione e il suo linguaggio. Questo prelato è un romagnolo di 70 anni, originario di Rimini, dove si è diplomato nel liceo scientifico per poi approdare nel Pontificio Seminario Romano e al temine degli studi filosofici laurearsi in teologia nella Pontificia Università Lateranense, dove ha conseguito la laurea in diritto canonico.
Nel 1970 entra nel servizio diplomatico della Santa Sede nelle nunziature dell’Honduras, delle Filippine, dell’Argentina e del Cile. Il rientro in Vaticano nel 1982 in Segreteria di Stato ai tempi del cardinale Agostino Casaroli. Monsignor Celli è un diplomatico della scuola emiliano-romagnola, quella dei cardinali Cicognani, Samoré, Casaroli, Silvestrini e Laghi. Nel 1990 diventa sottosegretario ai Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato Vaticana. Nel 1993 firma a Gerusalemme, con il viceministro degli Esteri Yossi Beilin, l’”Accordo fondamentale” che ufficializza il riconoscimento di Israele da parte della Santa Sede. Nel dicembre 1995 è nominato arcivescovo titolare di Civitanova e segretario dell’Amministrazione per il Patrimonio della Santa Sede e il 6 gennaio 1996 viene ordinato vescovo da Papa Giovanni Paolo II. Nel 2007 Papa Bendetto XVI lo nomina presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
Il portale della Santa Sede news.va ha compiuto sei mesi. Eccellenza può farci un primo bilancio di questa nuova finestra di comunicazione della Chiesa nel mondo?
“E’ un’esperienza senza dubbio positiva e gli ultimi dati ci confortano. Nella settimana natalizia, dal 22 al 29 dicembre, il portale ha avuto circa 10mila frequentazioni quotidiane, il giorno di Natale 15.314, per un totale di 62.985 visite. Il tempo di presenza sul sito è di 2 minuti e 48 secondi. I nuovi visitatori rappresentano il 52,40 per cento, quelli di ritorno sono il 47,60 per cento. Un altro dato secondo noi rilevante è che i visitatori vengono da 180 Paesi. Il punto di riferimento più forte è rappresentato dagli Usa, a seguire Italia, Canada, Filippine, Spagna, Regno Unito, Germania, Brasile, Messico, Francia. Di fronte a questi dati, per un’iniziativa partita sei mesi fa, credo che possiamo dare un giudizio sostanzialmente positivo”.
Lei è l’uomo di Curia che ha portato la Chiesa nel mondo digitale. Quando il 12 febbraio del 1931 Papa Pio XI inaugurò la Radio Vaticana lanciò il suo primo radiomessaggio in latino dicendo: “Udite o cieli che sto per dire; ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite e ascoltate o popoli lontani”. Oggi con i nuovi media e i moderni sistemi di trasporto i popoli non sono più lontani: allora è sempre la “terra” che deve ascoltare le parole della Chiesa o è la Chiesa che nello stesso tempo deve ascoltare le parole del mondo e come?
“Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha da poco ricevuto dal Santo Padre la missione di favorire il dialogo tra la Chiesa e la nuova cultura digitale originata dalle moderne tecnologie. Si tratta di un dialogo rispettoso in un mondo che può essere definito sempre più multiculturale. Si tratta di un dialogo, ecco perché la Chiesa non si trova in questo contesto soltanto per lanciare i suoi messaggi ma per ascoltare ciò che gli uomini e le donne di questo tempo portano nel loro cuore. Le varie comunità cattoliche sparse per il mondo sono invitate a instaurare un dialogo ricco, profondo, rispettoso con le realtà umane in mezzo alle quali si trovano a vivere. Dialogo che per essere autentico e rispettoso esige che parte nostra ci sia un annuncio di fede, autentico, in piena adesione al grande insegnamento della Chiesa”.
In questo dialogo, di comunicazione e di linguaggio, la Chiesa come deve essere presente?
“Riscoprendo sempre di più che la comunicazione non è solamente una trasmissione concettuale. Nella comunicazione io comunico ciò che sono, quindi non più una trasmissione di concetti, comunico, ecco perché per questo motivo anche nella Chiesa la comunicazione attraversa tutte le sue attività. Anche nella liturgia la Chiesa comunica, anche nella sua attività caritativa la Chiesa comunica ciò che è e lancia un messaggio all’uomo d’oggi. In questo contesto emerge fortemente la problematica del linguaggio. Così in campo ecclesiale a volte il rischio che corriamo è di lanciare messaggi veri e fondamentali in un linguaggio che non sempre è quello dell’uomo e della donna d’ oggi, che pertanto provano una certa difficoltà a capire”.
Lei una volta disse che Papa Giovanni Paolo II faceva uso degli sms e che navigava su internet. Fu una di quelle notizie che fece il giro del mondo. A quando un blog o un tweet del Pontefice per dialogare direttamente, oltre che con i suoi discorsi, con i cittadini del mondo, cristiani e non?
“Vorrei ricordare che Benedetto XVI, ed è stato un avvenimento storico, il 28 giugno dello scorso anno ha inviato un tweet. Ed era la prima volta che un Papa inviava un tweet a livello mondiale. Noi oggi, attraverso news.va, facciamo sì che l’illuminato magistero di Papa Benedetto XVI sia presente nei vari social network e si offra la possibilità di accedere al canale vaticano di you tube e a flickr, essendo news.va un mezzo multimediatico”.
Attualmente il nuovo portale della Santa Sede è in tre lingue, italiana, inglese e spagnola. Quale sarà la prossima?
“Nella prima quindicina di questo mese apriremo la sezione francese e poco dopo quella portoghese. Questo significa che in meno di un anno il portale della Santa Sede opererà in cinque lingue”.
Quando lei lo presentò disse che il portale non ha una sua linea editoriale né una sua redazione. Chi lo fa e chi sceglie di dare le notizie fornite dalle diverse testate del Vaticano?
“E’ vero, il portale, come si è sottolineato varie volte, non ha una sua linea editoriale che non sia quella dell’Osservatore e della Radio Vaticana. News.va è un aggregatore di notizie, che vengono quotidianamente fornite da questi organi istituzionali della Santa Sede, come Fides, l’agenzia di notizie di Propaganda Fide, la Sala stampa vaticana e il Centro televisivo vaticano”.
News.va da chi è stato progettato e come viene finanziato? I media, nuovi e tradizionali, vivono di pubblicità. Anche il portale della Santa Sede percorrerà questa strada?
“Tutta la parte grafica e quella tecnologica sono state eseguite e prodotte da una società spagnola. Il finanziamento è stato fornito soprattutto dai contributi dei Cavalieri di Colombo, una fondazione cattolica statunitense particolarmente sensibile alla presenza della Chiesa nei media, ed altri gruppi. Il servizio continuato del portale richiederà un continuo apporto economico e siamo convinti che associazioni sensibili a questa problematica ci aiuteranno. Una cosa è certa, non faremo ricorso alla pubblicità”.


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