I 70 mila delle Federlazio: “Tregua rifiuti e a noi le farmacie”
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È la memoria storica delle piccole e medie imprese del Lazio. È il direttore generale di Federlazio, nata nel 1972, lo stesso anno in cui Giovanni Quintieri vi entrò dopo aver diretto la filiale di Roma di un’azienda di batterie. Originario di un piccolo paese della Calabria, Caccuri, in provincia di Crotone, a 15 anni si trasferì con la famiglia a Roma, liceo scientifico al Cavour, laurea in Scienze Politiche alla Sapienza, ad Affaritaliani Quintieri svela due dei campi nel Lazio dove operano le imprese di questa associazione, che ne conta oltre 3.500 e che danno lavoro a circa 70.000 addetti, per un fatturato di 10 miliardi di euro l’anno, quello dei rifiuti e della sanità. Sono i due campi bollenti, per giro di soldi e ricadute pesanti sui cittadini in termini di servizio e di tasse.
E Quintieri spiega per la rubrica “Roma che verràò”, di Raffaele Gambari, l’armistizio raggiunto con la Regione Lazio e il Comune di Roma sull’affare rifiuti, rinviando di un mese la serrata della raccolta e lo smaltimento di immondizia, dopo che nei giorni scorsi si erano si erano accumulati nelle strade della Capitale oltre mille tonnellate di sporcizia per il mancato pagamento del servizio effettuato. Tra queste imprese c’è anche la Colari, quella della discarica romana di Malagrotta. La sospensione che poteva far piombare Roma e il Lazio all’emergenza rifiuti, come a Napoli, è stata presa, ha spiegato Quintieri “dopo un incontro con il sindaco Gianni Alemanno e un confronto con l’assessore regionale Pietro Di Paolantonio, che è intervenuto ad una nostra assemblea. L’assessore, ci ha messo la faccia e noi gli abbiamo dato fiducia, ha riconosciuto le nostre ragioni e ci assicurato che la Regione sta lavorando alle ridefinizione delle tariffe ferma da 10 anni. Il sindaco ha proposto l’istituzione di un tavolo per Malagrotta, in cui affrontare la questione delle tariffe, le morosità e delineare le prospettive future dell’area”.
Quintieri, cosa sta succedendo, quanti crediti vantate dalle amministrazioni comunali, qual è la vostra proposta per rimettere a posto i conti in questo settore?
“Le aziende di smaltimento e trattamento rifiuti, vantano da più anni crediti, nei confronti di molti comuni, che variano mediamente dai 150 ai 200 milioni di euro. Tra i comuni più morosi ci sono il Comune di Roma (AMA), il Comune di Pomezia, Nettuno e Monterotondo. I motivi che portano a questa situazione è che i Comuni sono in gravissima crisi finanziaria e la Regione impone una tariffa non remunerativa che non garantisce la tenuta dei bilanci delle aziende e non consente di programmare gli investimenti necessari per garantire un servizio efficiente e moderno. Due esempi per chiarire meglio la situazione: Roma paga la tariffa più bassa d’Italia il che gli ha consentito un’economia, ad oggi, di oltre 3mila miliardi di lire. Le aziende devono pagare la cosiddetta ecotassa alla Regione a prescindere dal pagamento effettivo da parte dei Comuni del corrispettivo. I cittadini e le imprese che pagano regolarmente pretendono ovviamente che tutti paghino. Quindi, l’unica via di uscita sarebbe quella di fare una lotta serrata alla evasione. In tal senso mi permetto di lanciare un’idea: perché non far riscuotere la tariffa unitamente alla bolletta elettrica e/o acqua e conseguentemente, se la bolletta non viene pagata, sospendere l’erogazione della elettricità e/o dell’acqua? Oggi ai morosi della tariffa sui rifiuti il servizio viene comunque assicurato, mentre in questa modo gli verrebbe sospeso il servizio esattamente come avviene con luce e acqua. In più, ripristinare la cogenza per i Comuni di spendere la tariffa che i cittadini e le imprese pagano, per la giusta destinazione : il servizio di trattamento dei rifiuti”.
Un altro settore critico è quello della sanità, dove succede, secondo dati resi noti dal Recup, il servizio di prenotazione delle analisi mediche, che a Frosinone un cittadino debba aspettare 10 mesi per una mammografia e a Latina 3 anni per un ecodoppler. Ritardi nei pagamenti ci sono con le cliniche convenzionate, che annunciano di tagliare posti letto e dipendenti, oppure con i nuovi accrediti dettati dal piano di rientro per il deficit della sanità, anche per centri d’eccellenza come il Santa Lucia a Roma. Qual è la situazione e come se ne esce?
“Diverse sono le criticità del sistema regionale sanitario. La priorità assunta è stata quella di intervenire sulla spese e sugli sprechi. La Presidente Polverini ha approntato con decisione la questione e di questo gliene diamo atto, anche se a nostro avviso si poteva e doveva fare di più soprattutto a livello concertativo. Ci auguriamo che la gestione completa della sanità regionale, pur consapevoli della notevole complessità e varietà delle problematiche che comprende, sia d’ora in avanti gestita in maniera più oculata e soprattutto con un’attenzione altissima agli sprechi. Intanto le illustro una nostra iniziativa: l’Ursap-Federlazio (Unione regionale sanità privata di Federlazio) si candida ad acquistare le 43 farmacie comunali di Roma (Farmacap). Se questa iniziativa andasse in porto, la distribuzione dei farmaci direttamente da parte delle strutture di medicina specialistica accreditata consentirebbe un sensibile risparmio sulla spesa farmaceutica, poiché si applicherebbe da parte delle strutture uno sconto sulla percentuale in vigore per la vendita dei farmaci che attualmente si aggira per le farmacie a circa il 26.7%. In questo modo si potrebbe garantire al territorio un servizio completo e di serie A, dove l’erogazione di prestazioni specialistiche si unisce alla distribuzione diretta dei farmaci, ed eventualmente anche ad un primo soccorso, reso possibile grazie alla presenza medica all’interno delle strutture”.
La settimana scorsa la Cgil è scesa in piazza per reclamare meno fisco e più lavoro. Il suo segretario generale di Roma e del Lazio Claudio Di Bernardino ha detto che più di mille aziende della regione sono in crisi, che i precari sono 420mila, che il tasso di disoccupazione è salito al 9,3 per cento, che le tasse a Roma e nel Lazio sono più alte rispetto alla media nazionale. Quali sono le proposte degli imprenditori laziali e romani per uscire dalla crisi?
“La crisi che stanno sostenendo le piccole e medie imprese, che rappresentano il 98 per cento del tessuto produttivo della Regione, è dovuta alla riduzione dei consumi. Se la gente non compra le aziende non producono perché non c’è mercato. Le soluzioni? Internazionalizzarci. Ma per fare questo le imprese hanno bisogno del forte sostegno di Governo, Regione e Camere di Commercio. Cosa che non sempre c’è stata in passato. Poi più credito dalle banche: ci sono sempre meno soldi e a costo maggiore per le piccole imprese, scarsamente patrimonializzate. Quindi, quello che riguarda noi in prima persona: imprese troppo piccole in un mercato sempre più globale. Bisogna aiutarle a diventare più grandi e più forti: il modello è stare insieme, fare gruppo, fare consorzi, insomma fare rete. In ultimo: l’innovazione. Le imprese devono investire per stare al passo con i mercati e la concorrenza estera, ma anche qui ci vuole l’aiuto di un Governo (nazionale o locale) che sia in grado di aiutarle soprattutto in un periodo di grave crisi come quello attuale”.
Il presidente di Federlazio Maurizio Flammini aveva proposto, tra polemiche, che Roma ospitasse a Roma, nel quartiere Eur, un gran premio di Formula 1. Dopo il no di Brian Ecclestone questa proposta è stata definitivamente accantonata?
“L’evento è stato sospeso ma occorre rilanciarlo nel mondo, in occasione della candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2020. In realtà il progetto di Flammini, denominato “Roma Formula Futuro”, comprendeva una cinquantina di eventi che avrebbero rilanciato tutta una parte del quartiere Eur interessata al progetto, portando quindi notevoli benefici alla zona. In questo senso ci auguriamo che possa essere ripreso, a prescindere dal discorso sulla Formula 1. Una gara di F1 era la ciliegina di questa torta, la cassa di risonanza. Qualcuno in maniera strumentale però l’ha boicottata. Sinceramente non ho capito le ostilità di parte della città, di cittadini e di qualche amministratore locale per affossare questo evento della Formula 1, che dopo le Olimpiadi è il terzo avvenimento sportivo a livello mondiale” .
A chiudere: come sarà o come dovrebbe essere la Roma di domani e su quali traguardi la città dovrebbe puntare?
“Noi ci auguriamo che la Roma del futuro sia quella che il Sindaco Alemanno ha indicato nel suo rapporto presentato agli Stati Generali. Ovviamente è una scommessa molto grande e noi saremo lì a monitorare costantemente la fattibilità del progetto. Ma su questo siamo ottimisti, anche perché questo grande sogno permetterà a Roma di presentarsi nel migliore dei modi alle prossime Olimpiadi del 2013. E al Sindaco stesso di giocarsi la sua prossima candidatura”.



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