Guido Fabiani ad Affaritaliani.it: "Il Comune scommetta sul sistema universitario"
Sabato, 23 ottobre 2010 - 10:07:00
di Raffaele Gambari
Roma Tre è la terza università statale della Capitale, è giovanissima, ha 18 anni di vita ma è ormai una realtà culturale ed accademica radicata nella città, nel suo quadrante ovest, nei quartieri Marconi, San Paolo, Garbatella, Testaccio, nuovi e vecchi pezzi della Roma contemporanea, frequentata in netta maggioranza da studenti romani. A guidare le sue otto facoltà dal 1998 è Guido Fabiani, di 72 anni, di Napoli, laureato alla Sapienza, economista agrario cresciuto alla scuola di Rossi Doria, meridionalista storico, oggi docente di politica economica. Il suo insegnamento accademico inizia a Modena con Teoria della pianificazione economica dopo un’esperienza all’estero nella London School of Economics. Prima di essere rettore, Fabiani è stato preside dal primo giorno di apertura di Roma Tre, nata da una costola della Sapienza, della facoltà di Economia. Ad Affaritaliani, nella settima puntata dell’inchiesta “Roma che verrà”, Fabiani racconta come questo ateneo (40mila studenti e 937 docenti) stia vivendo una delle stagioni più difficili dell’università italiana, che quasi in dirittura d’arrivo ha visto mettere in dubbio una riforma necessaria, seppur discussa, per la mancanza di copertura finanziaria, rimandandola alle decisioni sui conti pubblici che stilerà il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ma Fabiani nonostante i tagli dell’ultima finanziaria ha “la volontà di pensare positivo” e parla del suo impegno per salvare il futuro dei ricercatori, realizzando concorsi e concreti risparmi senza intaccare l’offerta didattica agli studenti. Come nel campo dell’informazione, della ricerca scientifica, dei servizi e delle strutture, della internazionalizzazione dell’Ateneo a cominciare da trenta corsi in lingua inglese che, grazie ad un accordo recentemente stipulato con l’università di Tor Vergata, potranno frequentare gli studenti dei due atenei, sia italiani sia stranieri, senza aggiunta di costi. Fabiani spiega anche come il suo ateneo si è inserito architettonicamente e socialmente nel tessuto cittadino partendo da una situazione di degrado urbano.
Per garantire l’offerta didattica agli studenti la sua università e quella di Tor Vergata, diretta da Renato Lauro, a fronte dei tagli dei fondi governativi hanno stilato un accordo che ha lo scopo di generare innovazione risparmiando risorse economiche. “Se i tagli che il ministro Tremonti ha operato nell’ultima finanziaria saranno confermati, l’intero sistema universitario verserà in una situazione assolutamente insostenibile. Già per questo anno accademico i tagli hanno influito non poco, se taglieranno 1 miliardo di euro agli atenei anche nel 2011 sarà un dramma. Il nostro recente accordo con Tor Vergata rappresenta la volontà di pensare positivo. Le difficoltà aguzzano l’intelligenza e perciò abbiamo pensato a creare un’opportunità di integrazione tra due università giovani e dinamiche. Se si collabora, si potenziano e valorizzano vicendevolmente le risorse. Per fare un esempio se mettiamo in piedi un’interazione tra laboratori possiamo acquistare macchinari complementari importanti per attività di ricerca nel breve e nel medio periodo. L’accordo prevede che gli studenti possano integrare i loro curriculum con mutazione di corsi, quindi è un risparmio di spazi, di numero di insegnanti significativo e una realizzazione in genere di economie. Ancora, ad esempio, mettere in rete comune le biblioteche è importante per ricercatori, studenti e docenti. Si possono offrire molte opportunità e vantaggi reali”.
Sulla questione dei ricercatori qual è la sua proposta, lei che ha bandito concorsi per 103 posti da ricercatore, 59 da professore associato e 43 da ordinari per il triennio 2009-2001? “Con questi bandi abbiamo fatto uno sforzo enorme. Per il nostro corpo docente è una chance significativa anche per l’inserimento di forze giovani e di rinnovamento. Ai ricercatori bisogna dare delle risposte concrete per quanto riguarda la soddisfazione delle loro legittime aspettative. Hanno diritto a un miglioramento di posizioni e di ruolo. Tutto a due condizioni. La prima è il rispetto assoluto del merito; il ricorso a qualsiasi ope legis è inaccettabile. La seconda: non si deve discriminare tra i ricercatori a tempo determinato e quelli già di ruolo per quanto riguarda le prospettive di carriera. Nel senso che gli uni e gli altri debbano poter partecipare a concorsi per associato definiti sulla base di una programmazione pluriennale. I ricercatori in Italia sono circa 30mila. Si può pensare a 15.000 passaggi ad associato in 5 anni. Si liberano così posti per altri ricercatori. Ovviamente si deve operare anche sui posti di ordinario ”.
Cosa è oggi Roma Tre nella città? Non è un corpus unicum come fu rinnovata la Sapienza con la creazione, sotto il fascismo, della città universitaria. Ha più sedi, in edifici ristrutturati o abbattuti e ricostruiti , come il rettorato in via Ostiense o la facoltà di Economia in via Silvio D’Amico, luoghi significativi anche per il riuso di edifici preesistenti, come il vecchio cinema-teatro Palladium nel quartiere Garbatella che era stato chiuso e abbandonato per anni. “Noi ci definiamo Ateneo diffuso o Università nella città. È stato recentemente prodotto un docufilm di Carlo Lizzani che ha per titolo “L’Ateneo diffuso”che presto metteremo in rete. In una parte della città abbiamo recuperato vecchi edifici industriali, scolastici e civili che si stavano deteriorando. Abbiamo messo un freno al degrado di questa città, come nel caso del Palladium. La nostra è stata un’azione importante per Roma, ben accolta dai cittadini con cui ci siamo ben integrati, come nell’ex complesso dell’Acea alla Vasca Navale, dove abbiamo costruito aule da 1.700 posti e anche un centro anziani, dove la sera le persone ballano accanto alle aule piene di studenti. Prima preesistevano edifici che erano una vergogna anche per il quartiere. Il rettorato era lo scheletro di una vecchia vetreria che è stato abbattuto e ricostruito, come anche la Facoltà di economia, in via Silvio D’Amico. Ugualmente abbiamo operato nell’area dove si trova il dipartimento di Fisica, che per anni e anni ha confinato con un degradato accampamento di Rom e dove avevamo difficoltà ad esempio a portare professori stranieri. È stata un’opera di generale riqualificazione che le amministrazioni comunali precedenti e quella attuale hanno sostenuto perché hanno saputo individuare nell’università una leva di sviluppo nel cuore della città. Sarà molto importante anche il ponte pedonale sul Tevere per il collegamento con la Garbatella. L’80 per cento degli studenti iscritti viene da Roma e dintorni e questo ateneo, scelto proprio dai romani, ha riqualificato la città”.
Cosa pensa si possa fare per la città di domani? “Per la Roma che verrà le autorità che governano questa città devono avanzare ancora di più nella consapevolezza che il sistema universitario romano è una leva straordinaria di sviluppo. Nei nostri atenei c’è un ingente patrimonio di cultura accumulato, una capacità eccezionale di trasmissione di competenze. Le università possono dare un contributo alla dimensione internazionale che deve avere questa città, per essere capace di accogliere studiosi, ricercatori e docenti di altri paesi, che oggi non trovano infrastrutture adeguate per riceverli né il giusto approccio culturale. In questo Roma può contare sul contributo di Roma Tre”.
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Per garantire l’offerta didattica agli studenti la sua università e quella di Tor Vergata, diretta da Renato Lauro, a fronte dei tagli dei fondi governativi hanno stilato un accordo che ha lo scopo di generare innovazione risparmiando risorse economiche. “Se i tagli che il ministro Tremonti ha operato nell’ultima finanziaria saranno confermati, l’intero sistema universitario verserà in una situazione assolutamente insostenibile. Già per questo anno accademico i tagli hanno influito non poco, se taglieranno 1 miliardo di euro agli atenei anche nel 2011 sarà un dramma. Il nostro recente accordo con Tor Vergata rappresenta la volontà di pensare positivo. Le difficoltà aguzzano l’intelligenza e perciò abbiamo pensato a creare un’opportunità di integrazione tra due università giovani e dinamiche. Se si collabora, si potenziano e valorizzano vicendevolmente le risorse. Per fare un esempio se mettiamo in piedi un’interazione tra laboratori possiamo acquistare macchinari complementari importanti per attività di ricerca nel breve e nel medio periodo. L’accordo prevede che gli studenti possano integrare i loro curriculum con mutazione di corsi, quindi è un risparmio di spazi, di numero di insegnanti significativo e una realizzazione in genere di economie. Ancora, ad esempio, mettere in rete comune le biblioteche è importante per ricercatori, studenti e docenti. Si possono offrire molte opportunità e vantaggi reali”.
Sulla questione dei ricercatori qual è la sua proposta, lei che ha bandito concorsi per 103 posti da ricercatore, 59 da professore associato e 43 da ordinari per il triennio 2009-2001? “Con questi bandi abbiamo fatto uno sforzo enorme. Per il nostro corpo docente è una chance significativa anche per l’inserimento di forze giovani e di rinnovamento. Ai ricercatori bisogna dare delle risposte concrete per quanto riguarda la soddisfazione delle loro legittime aspettative. Hanno diritto a un miglioramento di posizioni e di ruolo. Tutto a due condizioni. La prima è il rispetto assoluto del merito; il ricorso a qualsiasi ope legis è inaccettabile. La seconda: non si deve discriminare tra i ricercatori a tempo determinato e quelli già di ruolo per quanto riguarda le prospettive di carriera. Nel senso che gli uni e gli altri debbano poter partecipare a concorsi per associato definiti sulla base di una programmazione pluriennale. I ricercatori in Italia sono circa 30mila. Si può pensare a 15.000 passaggi ad associato in 5 anni. Si liberano così posti per altri ricercatori. Ovviamente si deve operare anche sui posti di ordinario ”.
Cosa è oggi Roma Tre nella città? Non è un corpus unicum come fu rinnovata la Sapienza con la creazione, sotto il fascismo, della città universitaria. Ha più sedi, in edifici ristrutturati o abbattuti e ricostruiti , come il rettorato in via Ostiense o la facoltà di Economia in via Silvio D’Amico, luoghi significativi anche per il riuso di edifici preesistenti, come il vecchio cinema-teatro Palladium nel quartiere Garbatella che era stato chiuso e abbandonato per anni. “Noi ci definiamo Ateneo diffuso o Università nella città. È stato recentemente prodotto un docufilm di Carlo Lizzani che ha per titolo “L’Ateneo diffuso”che presto metteremo in rete. In una parte della città abbiamo recuperato vecchi edifici industriali, scolastici e civili che si stavano deteriorando. Abbiamo messo un freno al degrado di questa città, come nel caso del Palladium. La nostra è stata un’azione importante per Roma, ben accolta dai cittadini con cui ci siamo ben integrati, come nell’ex complesso dell’Acea alla Vasca Navale, dove abbiamo costruito aule da 1.700 posti e anche un centro anziani, dove la sera le persone ballano accanto alle aule piene di studenti. Prima preesistevano edifici che erano una vergogna anche per il quartiere. Il rettorato era lo scheletro di una vecchia vetreria che è stato abbattuto e ricostruito, come anche la Facoltà di economia, in via Silvio D’Amico. Ugualmente abbiamo operato nell’area dove si trova il dipartimento di Fisica, che per anni e anni ha confinato con un degradato accampamento di Rom e dove avevamo difficoltà ad esempio a portare professori stranieri. È stata un’opera di generale riqualificazione che le amministrazioni comunali precedenti e quella attuale hanno sostenuto perché hanno saputo individuare nell’università una leva di sviluppo nel cuore della città. Sarà molto importante anche il ponte pedonale sul Tevere per il collegamento con la Garbatella. L’80 per cento degli studenti iscritti viene da Roma e dintorni e questo ateneo, scelto proprio dai romani, ha riqualificato la città”.
Cosa pensa si possa fare per la città di domani? “Per la Roma che verrà le autorità che governano questa città devono avanzare ancora di più nella consapevolezza che il sistema universitario romano è una leva straordinaria di sviluppo. Nei nostri atenei c’è un ingente patrimonio di cultura accumulato, una capacità eccezionale di trasmissione di competenze. Le università possono dare un contributo alla dimensione internazionale che deve avere questa città, per essere capace di accogliere studiosi, ricercatori e docenti di altri paesi, che oggi non trovano infrastrutture adeguate per riceverli né il giusto approccio culturale. In questo Roma può contare sul contributo di Roma Tre”.



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