Gioco d'azzardo, record a Roma con 294 sale gioco
Lo rivela il dossier “Azzardopoli” redatto da Libera e presentato nella sede della Fnsi. Nella Capitale e in provincia 50mila slot machine e 294 sale gioco. L'allarme della Dda di Roma: il business in mano alla criminalità. Clan attivi soprattutto nel basso Lazio
E' la Capitale a vantare un primato d'eccezione: quello del gioco d'azzardo. Più di 50mila slot machine distribuite tra Roma e la sua provincia e 294 sale gioco. Sono questi i dati che emergono da dossier di Libera, “Azzardopoli, il paese del gioco d'azzardo”, un'analisi dettagliata della diffusione del gioco d'azzardo legale e illegale in tutta Italia, curata da Daniele Poto e presentata da Don Ciotti nella sede della Federazione nazionale della stampa.
Un dato per tutti: 800mila cittadini italiani sono già dipendenti dal gioco, ma altri due milioni sono considerati “soggetti a rischio”. E va da sé che l'affare entri nel mirino della criminalità organizzata. “Negli ultimi anni la mafia si è infiltrata nel mondo delle macchinette alterando le reti telematiche che dovrebbero collegarle al monopolio. In questo modo – spiega Diana De Martino, pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma – non viene pagato il 12% dovuto allo Stato. In particolare, sul territorio di Roma qualche mese fa ci sono stati controlli a tappeto nelle sale gioco e sulle slot macine e molte di queste, si è scoperto, non erano collegate al concessionario. Sembra inoltre che molti clan camorristici che gestiscono gli affari legati al gioco siano attivi nel basso Lazio”.
Se il primato del fatturato legale dei giochi spetta alla Lombardia, con 2 miliardi e 586mila euro, seguita dalla Campania, con 1,7 miliardi di euro, sul podio resta anche il Lazio, con un fatturato complessivo di 1,6 miliardi. “Vogliamo sollecitare una risposta da tutti – ha dichiarato Don Ciotti – a cominciare dalle istituzioni. Chiediamo un'assunzione di responsabilità da parte delle imprese che gestiscono legalmente questo business. Le oro campagne pubblicitarie sono trappole psicologiche che recano un danno economico alle famiglie. Chiediamo leggi giuste e prevenzione. La lotta a questo fenomeno la si fa anche in Parlamento”.


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