Dario Franceschini ricomincia Daccapo
Di Patrizio J Macchi
È un Dario Franceschini inedito quello che abbiamo conosciuto giovedì alla presentazione del suo terzo romanzo DACCAPO (Bompiani Editore), inusuale anche la cornice in cui si è svolto l'evento: l'Enoteca Corsi di Via del Gesù nel cuore di Roma, a due passi dal parlamento. "Mi vergogno terribilmente" ha affermato Franceschini "a parlare di me in questa veste, nonostante io sia una persona che quotidianamente espone il suo volto, non riesco a sentirmi nella veste di scrittore". Preciso e determinato il contributo del critico letterario Filippo La Porta che ha esordito definendo Veltroni "un ottimo romanziere, soprattutto quando fa politica, non possiamo dire il contrario purtroppo". 
"Confesso invece di essermi avvicinato al volume di Franceschini con un pregiudizio. Ricevo centinaia di manoscritti da leggere, quasi tutti romanzi - ha proseguito La Porta- io li definisco ROMANZI TERMINALI. Persone che non hanno mai fatto nulla nella loro vita collocano in apertura dei libri citazioni di filosofi tedeschi complicatissime, oppure brani da testi sacri in lingua originale. Il volume di Dario apre con una citazione di Fabrizio De André, e tutto il romanzo è disseminato di citazioni da canzoni d'autore. Franceschini fa confluire nel romanzo il suo vissuto culturale personale, la musica degli anni giovanili, la storia della sua terra d'origine. Forse pecca di ingenuitá in qualche punto, ma lasciamo il giudizio al lettore."
Fortebraccio avrebbe scritto che Franceschini, sembra "uno di quei preti dell'Emilia appena usciti dal seminario, che non diventeranno mai vescovo e tantomeno cardinale". Per un attimo siamo attraversati dal dubbio che il titolo del volume, sia una esortazione nascosta per tutta la classe politica italiana, l'invito a cominciare "daccapo". Dulcis in fundo, la presentazione si è conclusa con la consumazione di un piatto di "salama al sugo", piatto emiliano caratteristico, che ha un ruolo nella storia narrata.



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