Formazione professionale/ Lazio, un business per pochi: i privati strangolati denunciano

Sabato, 18 giugno 2011 - 13:00:00

di Fabio Carosi

“Da una parte ci chiedono di essere accreditati ai corsi finanziati dal fondo sociale europeo, con iter che durano mesi e migliaia di carte e poi in tutti i bandi ci lasciano sistematicamente fuori”. Quaranta milioni di euro in un anno: tanto vale la formazione professionale secondo la Giunta Polverini che, dal momento dell'insediamento, ha prodotto 4 bandi: 16 milioni di euro per i “percettori degli ammortizzatopri in deroga” andati tutti ai Centri per l'impiego; 10 milioni per i “lavoratori in chiaro” per l'assunzione di categorie svantaggiate; 5 milioni per sostenere i precari della scuola e, infine, 10 milioni di euro per le imprese aerospaziali di cui solo poco più di un milione di euro per la formazione e il resto per ricerca e sviluppo.

Un fiume di denaro che, sostengono una serie di piccole e storiche società per la formazione e l'istruzione professionale, “ha premiato gli enti più grandi, strutturati e organizzati, ovvero coloro che hanno una rete di relazioni estese con le sigle sindacali e con i servizi pubblici per l’impiego, che hanno permesso loro di reclutare più facilmente il target del finanziamento in questione. In questo modo, di fatto, sono stati tagliati fuori in partenza le stragrande maggioranza degli enti di formazione con una organizzazione di ridotte dimensioni, enti che riescono a portare avanti la loro mission solo con progetti destinati a target da reclutare con selezioni pubbliche aperte”.

La relazione riservata sull'uso dei progetti e dei fondi destinati al sostegno all'occupazione a Roma e nel Lazio, parla chiaro: “È oltremodo evidente che il finanziamento della formazione nell’ultimo anno sia stato ridotto a un mero erogatore di soldi pubblici per le imprese e le strutture pubbliche per l’impiego e la formazione, estromettendo di fatto il mondo degli enti di formazione accreditati, che evidentemente sono considerati dalla Regione non particolarmente utili a portare voti e consenso alla Giunta. L’auspicio è che questo tipo di politica e di gestione della cosa pubblica sia rivisto a favore di un piano programmatico dei fondi della formazione più aderente alle reali esigenze del territorio”.

Si legge sempre nella relazione riservata: “Se andiamo ad analizzare le varie tipologie di finanziamento erogate finora, da maggio 2010 si nota che sono stati erogati fondi i cui soggetti proponenti erano quasi sempre strutture diverse dagli enti accreditati per erogare formazione superiore e continua. Si pensi al finanziamento per i percettori degli ammortizzatori in deroga e di disoccupazione speciale per un totale di 16 milioni di euro che ha visto premiati soprattutto i Centri per l’impiego, le strutture con caratteristiche di in-house providing delle Amministrazioni provinciali competenti in materia di formazione e lavoro, enti accreditati per l’orientamento, Centri Provinciali per la formazione professionale (CPFP) e quindi solo in parte i Centri di formazione accreditati”.

E ancora: “Altri 10 milioni di euro sono poi andati tramite il progetto 'Lavoro in chiaro' alle imprese per l’assunzione e la formazione dei lavoratori in condizioni di svantaggio. Questo succedeva a settembre dello scorso anno. Quindi, dopo 6 mesi agli enti di formazione accreditati, di 26 milioni di euro sono arrivate le briciole. Si pensava a questo punto che gioco forza la necessità e l’esigenza di redistribuzione economica dei fondi per la formazione potesse premiare i numerosi enti formativi che nel corso degli anni precedenti hanno formato con successo molte categorie di lavoratori, di disoccupati / inoccupati. Ebbene, si sbagliava nuovamente. Innanzitutto perché, nonostante una crisi economica sempre più dirompente, si è dovuto aspettare altri 5 mesi per vedere uscire un nuovo bando di finanziamento, in questo caso da 5 milioni di euro. Per chi questa volta? Di certo non per gli enti di formazione: infatti il bando è stato destinato ai precari della scuola, ovvero coloro che sono stati esclusi dal processo di “razionalizzazione” della scuola pubblica – ora si chiama così perchè usare il termine più adeguato, tagli del personale precario, è politicamente scorretto - un palliativo che aiuterà solo per qualche mese coloro che sono ingiustamente stati esclusi dopo anni di precariato e di servizio al sistema scolastico pubblico”.

Se non bastasse l'uso disinvolto delle politiche formative, denunciato, i ritardi nei pagamenti delle attività svolte negli anni passati dà il colpo di grazia: “Enti di Formazione che stanno lavorando in progetti approvati dalla Giunta precedente si vedono ritardare i pagamenti come mai accaduto precedentemente con gravissima difficoltà di sopravvivenza. Molti enti saranno costretti a chiudere e ci si domanda perchè in un settore che forse, tra i pochi, potrebbe disporre di risorse destinate dalla Comunità Europea. Che fine fanno questi soldi?”.

E sull'ultimo bando, quello destinato alle imprese aerospaziali, il sospetto: “Dopo altri mesi di silenzio, si è arrivati alla pubblicazione di un ultimo bando uscito proprio in questi giorni: un finanziamento da 10 milioni di euro per le imprese aerospaziali. Il paradosso è che si può presentare un progetto da 7milioni e mezzo di euro di cui “solo” 1 milione e mezzo per la formazione del personale e il restante gruzzolo per attività di ricerca e sviluppo. Questo significa che al momento potrebbero usufruire del finanziamento anche solo due imprese al massimo. A pensare male si potrebbe ipotizzare che questi soldi siano già indirizzati, perché altrimenti non si spiega come mai con la grave crisi economica in corso e la continua e incalzante perdita di posti di lavoro, La Regione Lazio non pensi di coinvolgere gli enti di formazione nel fornire competenze e professionalità alla montante marea di disoccupati che gravitano nell’area laziale”.

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