Il fatturato triplica se c'è il sultano. A Roma la fabbrica dei palazzi reali

Martedì, 7 dicembre 2010 - 18:20:00


Di Fabio Carosi

In tempo di crisi è l'azienda che non t'aspetti. Quella che triplica il fatturato in 24 mesi; che cerca personale in Italia e all'estero che gli stagisti li prende a contratto e se poi sono ok li promuove dipendenti. L'azienda che non ha una reception spaziale, una sede in cristallo e avorio bianco ma un normalissimo ufficio dove la giacca e la cravatta sono una scelta e dove non c'è una persona nei corridoi a chiacchierare. Anche perché di corridoi ce ne sono veramente pochi.


La fabbrica dei palazzi Reali
LE IMMAGINI


Alle spalle di piazza del Popolo, con vista sul lungotevere, l'esclusivissima “fabbrica dei palazzi Reali” del Terzo Millennio. Qui tra architetti, designer, esperti in gare e appalti e specialisti negli acquisiti e nella gestione di contratti tera-milionari si sognano, si pensano e si realizzano residenze e ville per le famiglie degli Emirati Arabi, dei “noveaux riche” russi, ucraini e del Katar, del Venezuela e persino qualche appartamento da brivido che, se paragonato, trasformerebbe le immagini di Ville e Casali in quelle degli alloggi popolari. Ovvio che il superlusso viaggia all'estero: in India, nei Paesi Arabi, in Russia. In Europa c'è qualcosa per diplomatici parigini oppure per sir londinesi e qualcosina a Montecarlo e dintorni e pure a Ginevra. Di romano c'è l'azienda, la sede, molti dei “ragazzi” e un solo lavoro in via Cavour dove un fondo comune ha acquistato un immobile e l'ha affidato alle cure di Design Duemila, la spa che il Made in Italy, lo esporta all'estero.

Da un'idea di Edoardo Lardera e del socio Alessandro Corvi, è nata trenta anni fa una società per azioni che sostanzialmente prende i prodotti migliori dell'Italia manifatturiera e poi realizza le residenze dei potenti del mondo. Ecco un intero quartiere per i sultani del Bharain, per le famiglie del Katar e poi la Russia dove i nuovi ricchi spendono anche 50 milioni di euro per farsi realizzare una casetta da migliaia di metri quadrati, ovviamente  su misura.

Design Duemila ora è affidata ad un giovanotto che parla sottovoce e usa gli occhi meglio delle parole. È David Rem-Picci, un passato come direttore commerciale della Endemol, prima di passare al super lusso come Ceo: “Per ovvi motivi di riservatezza non possiamo rivelare i nomi dei nostri clienti – spiega ad Affaritaliani.it – posso solo dire che lavoriamo con le famiglie reali e con clienti che non guardano al portafogli per costruire la loro dimora. Spesso sono gli uffici governativi le nostre interfaccia alle quali proponiamo i progetti”.

E nelle tavole dei rendering con le quali “DD” propone le case della favole, il top del made in Italy: i migliori marmi delle Apuane, il legno più pregiato lavorato da esperti ebanisti e mobilieri della Brianza, le stoffe da 10 mila euro al metro lineare, sanitari e rubinetti realizzati in esclusiva. Per noi parlare di luci e lampadari. Ecco il segreto del made in piazza del Popolo: “Noi customizziamo ogni pezzo – spiega il Ceo di DD – i nostri unti di forza sono un progetto iniziale praticamente completo, la personalizzazione di ogni dettaglio, persino gli intarsi sui mobili, il rispetto al minuto dei tempi di consegna e i costi bloccati per tutto il tempo in cui lavoriamo. La nostra è un'offerta a 360 gradi che prende diciamo “un rustico” e lo trasforma in un palazzo reale con interventi che vanno da cielo a terra. Tutto con l'ingegnerizzazione di ogni intervento: dalla ricerca dei fornitori sino alla messa in opera”.

L'unica cosa in comune che la “Fabbrica dei sogni” ha con il resto del panorama nazionale è un complesso rapporto con le banche. “Come altri anche noi siamo sottocapitalizzati – aggiunge Rem-Picci – e spesso il sistema del credito non ci aiuta. Capita che i committenti chiedano fidejussoni da decine di milioni di euro e siamo in difficoltà. Invece di scommettere su chi ha triplicato il fatturato negli ultimi due anni.....”. E David Rem Picci pensa al lavoro da 100 milioni di euro che lo attende mentre, uno dei soci, l'architetto Stefano Di Vincenzo, si concentra sui competitor: “Chi sono? Sul mercato internazionale sono i francesi e i libanesi ma il nostro gusto e il nostro design se lo possono sognare”.

Per ora a ringraziare la “fabbrica dei palazzi reali” ci pensano gli 80 dipendenti romani, i 50 spediti a Doha nel Katar oltre agli operai locali. Alla fine dell'estate lo hanno fatto anche ebanisti e falegnami di due aziende di legno e mobili della Brianza. Mentre i colleghi erano in cassa integrazione loro saltavano le ferie per garantire una commessa.
Attenzione: chi vuole può tentare l'avventura del superlusso: “Cerchiamo giovani in gamba e motivati. Bravi li facciamo diventare noi se hanno i numeri”, dicono quelli di piazza del Popolo.

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