Fabio Desideri torna a far politica, lontano da Fli e dalla Polverini
L'INTERVISTA. Ex consigliere regionale, passato con i futuristi, Fabio Desideri rompe un silenzio lungo un anno e accusa: “Mi sono trovato a ragionare con soggetti del paleozoico”. E sulla Regione: “La latitanza della Polverini è impressionante, assolutamente carente di politiche di sostegno alla ripresa economica”. Da imprenditore dice: “Per fronteggiare la congiuntura bisogna partire dal basso, dalle piccole e medie imprese”
“Fini”? Una leadership al tramonto, Futuro e Libertà oggi è solo un satellite dell’Udc. La recessione? La crisi picchia duro, ma la Regione è completamente assente nel sostegno alle imprese”.
Fabio Desideri, sceglie Affaritaliani.it per la prima intervista dopo un anno di silenzio. Consigliere alla Regione Lazio dal 2005 al 2010, vice-presidente nazionale della Federazione Cristiano-popolari dal 2008 al 2009, Desideri attualmente è amministratore unico della Favit srl, sede in Roma, nei pressi del Vaticano, specializzata in Business communication.
Desideri, è un ritorno alla politica il suo?
“Assolutamente sì”.

L'ultimo partito dove ha militato è Futuro e Libertà”. Che prospettive ha oggi, secondo lei, il partito di Fini?
“La mia esperienza con Fini è stata breve, sono rimasto deluso. Se si inventa un nuovo soggetto politico, poi ti aspetti un input diverso. Capacità di ascoltare, idee nuove. Invece io mi sono trovato a ragionare con soggetti che per me rappresentano il paleozoico. La vedova tal dei tali, il vecchio politicante... Così ne sono uscito presto”.
Si dice che dentro Fli la leadership di Fini sia al tramonto.Che ne pensa? Solite chiacchiere?
“Insomma, mi sarei atteso più iniziative da uno come lui. Con un occhio all’area moderata e un altro all’Europa. Niente di tutto questo. Oggi non si capisce bene se Fli è diventata una sorta di Udc allargata, un satellite di Casini, faccio fatica a capirne le differenze. La leadership di Fini? Io credo che forse è arrivato il momento per Fli di imboccare una strada diversa. Per uno come me di scuola democristiana è facile capire che le dinamiche interne sono queste".
Una domanda all'imprenditore. Nel Lazio la recessione avanza, le imprese hanno l'acqua alla gola, la Federlazio accusa le istituzioni: la Regione ci ha abbandonato. Hanno ragione?
“La latitanza della Regione è impressionante. Il governo Monti può fare tutti gli sforzi possibili. Ma la riforma del Titolo V della costituzione ha poi demandato la fase attuativa di queste misure alle Regioni. E il Lazio su questo fronte è completamente assente. Dalla Regione ci siamo sentiti dire che la colpa della crisi è di Veltroni. O di Storace. Il problema vero è che la Regione Lazio è assolutamente carente di politiche di sostegno alla ripresa economica. Stanziamenti, programmazione, priorità. Non c'è niente”.
Vittima della crisi è anche la sanità pubblica. Strutture chiuse, liste d'attesa bibliche.... "Non si può tagliare, cancellare, e basta. Basti dire che la parte più importante del costo della sanità sono l’assistenza e la domiciliazione. Ma tanti malati invece di stare in ospedale potrebbero ricevere cure migliori e molto meno costose per il sistema pubblico standosene a casa”.
Gli anziani parzialmente autosufficienti, intende dire?
“Sì, ma anche malati cronici, malati terminali... Da sempre molte organizzazioni no profit e di volontariato si sono dichiarate disponibili all’assistenza domiciliare. Lo stesso ministro del Welfare, Riccardi, queste problematiche le conosce molto bene”. E la Polverini? “La delega alla sanità se l’è tenuta lei, tocca a lei muoversi".
Il Lazio fra i tanti record negativi in Italia vanta quello della disoccupazione giovanile, al 31% nel 2010. Manca una scuola di formazione, denuncia Monica Lucarelli, presidente dei giovani imprenditori. Che si può fare?
“La risposta ci arriva da oltre Mediterraneo. Tarek Ben Ammar (nipote dell’ex presidente della Tunisia Burghiba, produttore cinematografico, ndr), uno che di economia sicuramente ci capisce, di recente ha detto che l’economia italiana è in difficoltà, è vero, tuttavia il mondo ha bisogno del nostro know how, del prodotto di qualità, del nostro ingegno. Nel Lazio il problema qual’è? Che la Regione e il Comune di Roma dovrebbero dare sostegno a questo. Invece continuano a stanziare milioni per le iniziative più disparate. Ma di concreto, non c’è mai nulla”.
E il turismo? Roma continua ad attirare milioni di forestieri...
"Perché è una città unica al mondo, però manca qualsiasi programmazione anche qui. Se un italiano va a New York, ad esempio, trova una comunità, una struttura di accoglienza in linea con le nostre abitudini. A Roma i numeri dicono che il trend dei turisti cinesi e dall’Estremo Oriente aumenterà in modo notevole fino al 2015. Abbiamo forse per loro un mercato turistico multi-lingue, strutturato secondo usi e costumi? Mi pare proprio di no. Per una città in corsa per le Olimpiadi 2020, non è un buon biglietto da visita internazionale".
A proposito di Olimpiadi, per la candidatura il Governo dovrebbe tirare fuori 4,7 miliardi. Un esborso compensato, si dice, da un gettito erariale di 4,6. Ma Monti è in dubbio, Roma 2020 potrebbe essere un passo azzardato. Nei panni di imprenditore, Desideri, come la vede?
"Se oggi nella capitale abbiamo qualche struttura sportiva, lo dobbiamo a Roma ‘60. Lo stesso dimostrerà Londra. E potrebbe valere per Roma nel 2020. L’importante è fare un lavoro di squadra, smetterla con i bizantinismi. Campidoglio e Regione per le Olimpiadi devono collaborare. Altrimenti, hai voglia a raccontare favole ...”.
Parliamo della sua attività? Di che si occupa? E come vive la congiuntura?
“Siamo specializzati in orientamento istituzionale a livello italiano e internazionale. In pratica aiutiamo le Pmi, - le piccole e medie imprese - nel rapporto con le istituzioni, dal livello comunitario europeo fino a quello con gli enti locali. Forniamo loro il panorama aggiornato delle leggi, dei finanziamenti, dei bandi, eccetera. Dalla A alla Z tutto quello che serve. Sia con un rapporto diretto sia sul web". Molti imprenditori rimarcano che passano metà del tempo appresso alle scartoffie, le normative. Li assistete su questo? "Esattamente. Abbiamo rapporti di collaborazione con le aziende di tutto il mondo, per noi lavora una fitta rete di professionisti. Avvocati, commercialisti, fiscalisti, eccetera”.
Insomma, avrete il vostro da fare per stare dietro a tutto...
“A giugno terremo un meeting sulle Mpmi (le micro piccole imprese), con la presenza di grossi nomi italiani e internazionali dell’impresa e della finanza. Ormai per fronteggiare la crisi bisogna partire dal basso, le Pmi devono spiegare loro per prime che cosa serve fare”.
Marcello Viaggio


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