Fabio Croce, l'editore abbandona la carta

Erede di una famiglia storica di librai, artefici del salotto di corso Vittorio Emanuele, racconta ad Affaritaliani.it come è cambiato il mondo dell'editoria da quando Moravia e Pasolini hanno ceduto il passo “a carrozzoni con ai vertici pessimi politici, riccastri di quart'ordine, banchieri truffaldini, commercianti da discount e un manipolo di pessimi autori prostituti e servi del potere”... Quando Feltrinelli lo scartò come commesso, “lei è troppo colto”

Sabato, 5 novembre 2011 - 13:00:00


di Patrizio J Macci

Le Edizioni Libreria Croce di Fabio Croce nascono a Roma nel 1998. L’esperienza nel mondo dei libri dei Croce ha radici molto più lontane: dal 1945 hanno gestito nella capitale le più famose librerie esistenti in Italia con rigore e professionalità, dando vita a un salotto culturale presso la storica libreria Croce di Corso Vittorio Emanuele, che ha visto esibirsi i più importanti intellettuali italiani dal dopoguerra ad oggi.

Presenze costanti negli Anni ’70 quelle di Sandro Penna, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza, Dacia Maraini e i più importanti pittori del mondo che quotidianamente affollavano i suoi spazi per esporre le loro doti artistiche nel tempio della cultura romana. La tradizione culturale delle librerie Croce ora sta per subire una trasformazione. La racconta ad Affaritaliani il suo artefice, l'editore Fabio Croce.
La sua casa editrice nasce come piccola university press all'interno di una libreria, per un lungo periodo è stata l'unica in Italia a pubblicare testi gay con continuità, in seguito si nota una produzione che diventa quantitativa più che qualitativa.

 

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Racconta Fabio Croce: "Le esigenze della produzione culturale sono cambiate radicalmente nell'ultimo decennio: non c'è più bisogno di una casa editrice monotematica e l'esigenza di abbracciare più versanti editoriali era necessaria. Riceviamo letteralmente implorazioni di pubblicazione da centinaia di autori validi, che spaziano tra infiniti generi; i libri scritti bene vengono editati al di là dell'argomento che trattano, senza alcun pregiudizio: certamente la discriminante sul rispetto delle persone omosessuali rimane vigile, allo stesso modo evitiamo pure di pubblicare libri palesemente clericali o di tendenza politica conservatrice".

Ora lei sta per lanciare il suo negozio in formato digitale, ci saranno gli e-book che all'inizio affiancheranno i volumi cartacei, una scelta inevitabile vista l'invasione delle tavolette digitali per leggere i volumi in formato e-book.

"Mi sembra di raccontare la realtà affermando che i mercati internazionali tendano a sviluppare il commercio elettronico, per cui la mia casa editrice proverà a consolidare il proprio catalogo con gli e-book, progressivamente si finirà di stampare in cartaceo, per diffondere le proprie pubblicazioni in più lingue via internet. Questo a partire dal 2012, per arrivare a una completa sostituzione probabilmente entro il 2014. Dal prossimo mese inauguro una collana di soli testi digitali, che non vedranno il loro omologo cartaceo, questo è un avviso per chi vuole proporsi come autore!. La filiera commerciale del libro si accorcia, visto che le librerie in Italia non ce la fanno più, spariscono progressivamente in maniera implacabile, le distribuzioni librarie sono soffocate e inermi davanti alla crisi commerciale: l'e-book eliminerà definitivamente tutti i passaggi che fino ad ora hanno reso difficoltosa la distribuzione di circa 60.000 prodotti annui che escono sul mercato del libro italiano".

Di chi è la responsabilità di questa "moria "del settore librario in Italia?

"In realtà in questo paese c'è stata una precisa volontà da parte dei grandi trust editoriali di distruggere le figure professionali, i librai che dialogavano col cliente, sul territorio, consigliando al lettore i migliori libri tra tutti quelli in commercio. Ora esistono solo le potenti rivendite di libri delle grandi case editrici, le quali sottopongono al lettore solo i propri libri, anche se non i migliori. Il cliente vede solo le produzioni dei grandi marchi e non c'è più il libraio indipendente che dava un'alternativa valida. Morale: il libro edito da un piccolo editore non ha spazio e non arriva al lettore, se non tramite internet, ultimo baluardo della libertà civile e culturale in Italia e nel mondo".

Perché questo meccanismo avrebbe provocato la fine del commercio librario?

"Semplicemente perché la forza della cultura risiede nella libertà d'azione culturale, e non tutti, anzi, solo pochi eletti, hanno un'entratura presso i baronati della cultura italiana, che è nelle mani di un'oligarchia becera e miope, chiusa nel proprio mondo di cristallo, fatto di prostituzione, corruzione, nepotismi e clientelismi, di mazzette e soldi facili, nani e ballerine, un circo mediatico di pessimo gusto. Come nel calcio, le scuole di periferia dove si allevano giovani calciatori, sono la spina dorsale dello sport, così la piccola editoria scopre talenti, li aiuta a crescere, insegna le prime esperienze letterarie e genera autori: ma non c'è più un euro da spendere, non entrano soldi e tutto finisce. Rimangono i carrozzoni con ai vertici pessimi politici, riccastri di quart'ordine, banchieri truffaldini, commercianti da discount e un manipolo di pessimi autori prostituti e servi del potere. Un quadro poco edificante ma realistico. Pensi che io, dopo trenta anni di gestione delle più note librerie romane, e dopo aver gestito per decenni un marchio editoriale affermato non sono nemmeno stato preso in considerazione per fare il semplice commesso da Feltrinelli! Mi sono proposto seriamente, ma per me non ci sarebbe stato mai spazio: troppo colto, li si vendono libri come fossero patate".
 

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