E' guerra nella Camera di Commercio. Tagliavanti in pole per la presidenza
di Fabio Carosi
Lorenzo Tagliavanti in apparenza contro Cesare Pambianchi. E tutti contro Giancarlo Cremonesi. Con l'incognita di Innocenzo Cipolletta. Poi gli outsider: Giancarlo Abete e lo stesso presidente uscente, Andrea Mondello che vorrebbe tanto essere richiamato come "salvatore della patria". La guida della Camera di Commercio di Roma, l'unica cassaforte sulla quale le amministrazioni di centrodestra di Comune di Roma e Regione non sono riuscite a mettere le mani, è come un frullatore nel quale ognuno vuole mettere i suoi ingredienti. 
A tre giorni dall'ultima assemblea utile, sembra di assistere alle grandi manovre che sembrano portare inevitabilmente verso un bivio: Mondello bis o commissariamento. Già, perché la Camera di Commercio di Roma vale qualcosa come 170 milioni di euro, un tesoretto che Mondello ha accumulato nel tempo, trasformando un'istituzione di supporto in una vera azienda. Anzi, in una holding. Basta sfogliare il libro delle presenze della Cdc per scoprire che i commercianti romani sono protagonisti nella moda, nella cultura, nei servizi e nel tempo libero.
Le cosiddette "aree di intervento" spaziano dall'agroalimentare all'editoria; dal mercato immobiliare alle infrastrutture. E poi l'internazionalizzazione e il turismo, attraverso una miriade di società controllate o partecipate. Insomma il trono che Andrea Mondello si appresta a lasciare dopo 17 anni di reggenza, vale tanto oro quanto pesa perché al tesoretto non indifferente va aggiunto anche un milione di euro di valore degli asset, cioè delle rappresentanze nelle varie società che guidano l'economia romana e regionale. E allora è guerra totale per l'ultimo appuntamento utile fissato a lunedì prossimo 6 settembre, giorno in cui o i rappresentanti delle associazioni troveranno un accordo, oppure la Camera romana cadrà nelle mani di un commissario. Vediamo allora quali sono gli schieramenti e gli uomini in campo.
Il commissario straordinario è la speranza di Renata Polverini che, da presidente della Regione, non aspetta altro che siano i "litiganti" a consegnare cassaforte e chiavi direttamente nelle sue mani. Il commissario è anche nei desiderata degli industriali guidati dal potentissimo Aurelio Regina che auspica di ribaltare l'attuale statuto che ha assegnato alle imprese i posti col contagocce. Forte della modifica introdotta dalla Finanziaria che cancella le vecchie autocertificazione sul numero degli iscritti che ciascuna associazione presentava, Regina si prepara alla rivoluzione col silenzio di chi sa attendere. Nel frattempo ha fatto circolare la voce di gradire Cremonesi anche perché un vero candidato gli industriali non l'hanno mai avuto.
Chi invece non ha rinunciato alla pressione politica è il sindaco Giovanni Alemanno che, prima ha sponsorizzato l'attuale presidente di Acea, l'avvocato Giancarlo Cremonesi con il duplice obiettivo di ridiscutere il board della società con i francesi e con Caltagirone e di controllare la Camera e poi si è lasciato andare a dichiarazioni istituzionali, auspicando dal Meeting di Rimini, "una soluzione unitaria". Le grandi manovre di Alemanno hanno anche avuto un preludio che la dice lunga sulla strategia: ancora Mondello non aveva lasciato che dal Campidoglio era arrivato un secco no alla candidatura di Lorenzo Tagliavanti.
Proprio Tagliavanti è l'uomo che tecnicamente potrebbe farcela. Su 32 consiglieri, Tagliavanti ne ha 15 pronti al alzare la paletta e quindi basterebbe una campagna acquisiti minima per far saltare i progetti di sindaco, Regione Lazio e Unione Industriali. Una forzatura che potrebbe però avere anche ripercussioni sul "patto del Capranichetta", l'accordo nazionale tra le associazioni per esprimere posizioni e candidati ufficiali. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani, Tagliavanti sarebbe in questi giorni il più attivo nella ricerca di consensi (Consumatori e Cgil), grazie all'appoggio della Compagnia delle Opere che, proprio al Meeting di Rimini, avrebbe fatto pressioni su Alemanno per farlo tornare indietro su una posizione prettamente politica che vedrebbe il candidato della Cna come ancora troppo legato a Rutelli e Veltroni. Ultimo degli "ufficiali" è Cesare Pambianchi.
Il presidente della Confcommercio tiene al posto di Mondello nella misura in cui i commercianti in alleanza con la Federlazio vorrebbero ribaltare l'attuale sussidiarietà nei confronti della Uir e smetterla di giocare di rimessa sui grandi temi come le Olimpiadi e il Gp di Roma. Pambianchi raggiunto da Affaritaliani, sceglie la via del silenzio e dell'attesa. Tra tutti i contendenti è quello che si agita di meno. Chi invece è veramente fermo è lo stesso Mondello. La benedizione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, e l'impossibilità di trovare un accordo potrebbero riportarlo in auge. Tace e si prepara ad essere chiamato come Cincinnato a togliere le castagne dal fuoco. E c'è chi dice che potrebbe persino rientrare come commissario ma è una "balla" fatta girare per turbare i sonni di Renata Polverini. Si decide lunedì mattina. Appuntamento a via de Burrò.



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