Delitto Olgiata/ Manuel riceve moglie in carcere e piange
![]() il filippino Manuel Winston |
Primo incontro nel carcere di Regina Coeli, tra Winston Manuel Reves, il filippino accusato di aver ucciso la contessa Alberica Filo della Torre, e la moglie Rowena
. Un incontro, stando a quanto si ß appreso, breve ma emotivamente molto forte: il filippino tra le lacrime ha raccontato alla moglie i giorni trascorsi dietro le sbarre, in isolamento, in compagnia solo di una Bibbia. Poi la decisione di confessare il delitto. Winston, intanto, ha chiesto di nuovo di poter incontrare il cappellano di Regina Coeli. In questi giorni è assistito da un "educatore" che lo sta aiutando anche dal punto di vista psicologico.Nei prossimi giorni il filippino incontrerà anche la sorella Revelyn che nei giorni scorsi si è detta "serena" per la decisione del fratello di confessare. Lunedì i carabinieri hanno perquisito l'abitazione del filippino: un atto definito di "routine". I militari non hanno portato via nulla dall'appartamento.
IL SETTIMANALE «OGGI»: WINSTON MANUEL FU PROTETTO DALLA CAMERIERA FILIPPINA VIOLETA APAGA
Per 20 anni l’assassino della contessa Alberica Filo della Torre è stato protetto da Violeta Apaga, una delle due cameriere filippine che lavoravano nella villa della nobildonna. Lo sostiene il settimanale OGGI, in edicola da domani (anche su www.oggi.it). La donna, che la mattina del 10 luglio 1991 aveva visto Winston Manuel entrare e uscire dalla villa, aveva capito tutto e poi aveva saputo la verità, non ha mai parlato. OGGI sostiene che avesse una relazione con Winston Manuel, il giardiniere che ha confessato l’omicidio solo quando il suo Dna è stato scoperto in una macchia di sangue trovata sul lenzuolo avvolto attorno al collo di Alberica.
Violeta e Winston alcuni mesi dopo l’omicidio tornarono nelle Filippine dove hanno convissuto per diversi anni. Poi si lasciarono. Il giardiniere, ormai sicuro dell’impunità, tornò a lavorare a Roma e Violeta, forse ferita dall’abbandono, fece sapere ai magistrati romani che aveva delle rivelazioni da fare.
Secondo quanto risulta a OGGI, Cesare Martellino, il Pm che aveva condotto l’inchiesta, volò a Manila per una rogatoria ma, all’ultimo momento, la cameriera rifiutò il confronto. Ecco perché il giallo dell’Olgiata è stato risolto solo dopo 20 anni.
E pensare che già nei primi giorni delle indagini Martellino, affidandosi solo al suo intuito, era giunto a un passo dall’assassino: «Io con lui ho parlato. Ne sono sicuro. È una persona di casa. Qualcuno che Alberica conosceva bene», disse. «Come ha fatto a entrare, salire le scale, infilarsi in camera da letto, uccidere, rubare, uscire e attraversare il giardino passando inosservato sotto gli occhi di nove persone? Quella mattina la villa era piena di gente: le due cameriere filippine, i figli della contessa, Manfredi e Domitilla, un loro amichetto che aveva dormito in villa, la baby sitter Melanie Uniacke, e due operai che sistemavano il giardino. Alberica era scesa in cucina ad aggiustare il tostapane che non funzionava. Poi era risalita in camera. Il killer conosceva la villa e sapeva come muoversi».
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