Debiti sì, debiti no: Renata a rapporto. Fials Confsal fa i conti in tasca alla Regione

La Finanziaria, ferma a settembre, prospetta rimpinguamento di cassa di 45 milioni: ma restano fuori i crediti sanitari di San Raffaele, San Carlo di Nançy e l’Idi, per un ammontare "che s'aggira sul miliardo di euro". Gianni Romano, segretario regionale del sindacato, fa le pulci ai conti presentati dalla governatrice, per la quale "se a parole può essere consentito tutto, non è altrettanto possibile realizzarlo"

Lunedì, 19 dicembre 2011 - 11:47:31

 

gianni romano

“Un ammontare debitorio che s’aggira a dir poco sul miliardo di euro”, mai conteggiati in Finanziaria regionale, propositi di “norme fantasma” che prevedono “la  cartolarizzazione e la dismissione del patrimonio del Lazio, impossibile da mantenere perché mettere in vendita il patrimonio tra cui i beni dell’ex Pio Istituto e ora di proprietà delle Asl sarebbe un atto illegittimo in quanto quei beni sono vincolati per azioni inerenti la cura e la salute dei cittadini”, ma anche “una tassa di 25 centesimi al litro sul carburante e aumento del 10 per cento della percentuale regionale del bollo auto”: Gianni Romano, segretario regionale di Fials Confsal chiede lumi alla presidente Polverini.

In seguito a un’assemblea con i rappresentanti dei distretti sanitari delle province del Lazio, infatti, Romano ha così riassunto lo scenario della sanità regionale prospettato dalla governatrice: “A sentire la parole del presidente del Lazio e commissario ad acta per la sanità Polverini sembra di assistere alla parodia della commedia di Eduardo De Filippo "Questi fantasmi" poiché tra i tanti articoli che compongono la Legge Finanziaria della nostra Regione è del tutto assente la norma che prevede, per il prossimo anno e gli anni a venire, la cartolarizzazione e la dismissione del patrimonio del Lazio che è norma fantasma. Infatti se a parole al presidente del Lazio può essere consentito dire tutto, non è altrettanto possibile realizzarlo. Perché mettere in vendita il patrimonio tra cui i beni dell’ex Pio Istituto e ora di proprietà delle Asl sarebbe un atto illegittimo in quanto quei beni sono vincolati per azioni inerenti la cura e la salute dei cittadini. E poi è chiaro che – ha precisato Romano - se le casse regionali hanno subito un rimpinguamento di risorse, come prospettato in Finanziaria, non dovrebbe esserci la necessità di fare cassa”.

“Invece – prosegue Romano - a fare bene i conti, il bilancio non è né rimpinguato, né il debito sanato, anzi. Leggendo con attenzione la relazione della Finanziaria viene fuori chiaramente che i conti che darebbero 45 milioni di euro di avanzo sono relativi ai primi 9 mesi dell’anno: a settembre scorso quindi. Mentre non sono stati conteggiati i crediti sanitari per il San Raffaele, per il San Carlo di Nançy, per l’Idi, e per gli altri piccoli e medi creditori che prestano il loro servizio all’assistenza laziale. Si tratta di un ammontare debitorio non considerato che s’aggira a dir poco sul miliardo di euro. Il San Raffaele di Velletri da solo vanta crediti per 500 milioni”.

“Tuttavia se così non fosse, ossia se le casse della Regione Lazio fossero sulla strada del pareggio, allora perché presidente e assessore al Bilancio sentirebbero la necessità di mettere una tassa di 25 centesimi al litro sul carburante e altrettanto di aumentare del 10 per cento la percentuale regionale del bollo auto? – ha concluso Romano - Aspettiamo dal presidente Polverini quella chiarezza che ancora in sede di Legge Finanziaria non c’è stata visto che per la discussione non è ancora stata invitata la nostra organizzazione mentre dai primi giorni della prossima settimana il provvedimento approderà in aula”.
 

 



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