Davide Misiano: Io, ho fatto causa al Festival di Sanremo”

IL CASO. Uno dei quattro autori esclusi dalla selezione ma ammessi nell'Area Sanremo, sceglie Affaritaliani.it per commentare la “sconfitta” del ricorso al Tar. Per i giudici il ricorso è estraneo alla competenza. Ecco come il cantautore racconta di aver sfidato con un ricorso amministrativo la kermesse più famosa d'Italia

Mercoledì, 1 febbraio 2012 - 16:17:00


di Patrizio J. Macci

Si conclude con una sentenza del Tar che non decide nulla la battaglia legale dei 4 ricorsisti over 28 (Davide Misiano, Angela Ruggiero, Valerio Massaro, Emil Spada, patrocinati dall'avvocato Francesco La Gattuta), condotta contro il bando di Sanremo Social che, “in maniera discriminatoria” escludeva dalla selezione gli artisti over 28, per contro ammessi nella gara satellite "Area Sanremo".

Il Tar del Lazio (Presidente Giuseppe Daniele, relatori Carlo Taglienti, Donatella Scala), non pronunciandosi entrando nel merito della questione, si è limitato ritenere il procedimento estraneo alla sua competenza. Recita la sentenza: “Non può essere inquadrata in ambito pubblicistico l'attività di selezione di giovani artisti, funzionale alla scelta di nuove proposte canore aventi diritto ad accedere al Festival di Sanremo nella Sezione Giovani, né tale attività può ragionevolmente dirsi rivolta in via diretta ed immediata a realizzare un pubblico servizio, indirizzato alla generalità dei cittadini, in quanto è noto che le manifestazione canore si svolgono ordinariamente in ambito privatistico e non trovano alcuna regolamentazione normativa di natura pubblicistica".

Quindi il Tar, senza voler analizzare i principi di legittimità sollevati dai cantanti esclusi, li ha invitati a rivolgersi al tribunale civile.
Un buco nell'acqua per i tre concorrenti a questo punto trombati. Il cantatutore calabrese trapiantato a Roma, Davide Misiano Misiano ha accettato di ricostruire la vicenda per Affari Italiani.


Misiano, Lei ha "fatto causa" al festival di Sanremo? Ci racconta cosa è successo?

Il bando di "Sanremo Social2 mi impediva di presentare al Festival la mia canzone “Come Polvere”, a cui da mesi avevo lavorato con il mio produttore Max Gangalanti, perché troppo “vecchio” a soli 30 anni. A una prima superficiale lettura notai un'evidente incongruenza rispetto al bando di "Area Sanremo", la selezione “satellite” affidata al Comune di Sanremo da cui provengono due degli otto partecipanti di Sanremo Giovani. L'avvocato La Gattuta ha poi confermato la mia ipotesi che ci fosse una “disparità di trattamento” che rendeva illegittima l'esistenza di due bandi diversi per il Festival: il primo con un limite di età 14-29; il secondo con un limite di età 16-36. Peraltro il dato ancor più discriminatorio era che agli over 28 fosse concessa solo la possibilità più dispendiosa, che prevedeva una quota di iscrizione oltre che settimane obbligatorie di stage e selezioni nella città di Sanremo, e non la formula gratuita Sanremo Social consistente nella pubblicazione del proprio video su web comodamente da casa".

davide foto


Quali difficoltà ha incontrato nella preparazione dell'azione legale?

La difficoltà maggiore è stata raccogliere le adesioni dei miei colleghi. Dopo le iniziali proteste disseminate su blog, siti web e social network, tutti hanno preferito retrocedere di fronte alla proposta di agire legalmente, anche per paura delle spese che ne sarebbero conseguite. Ci siamo quindi ritrovati in quattro: io, Valerio Massaro, Emil Spada, Angela Ruggiero. Sono stato anche contattato da numerosi produttori italiani, alcuni molto noti, che hanno cercato di incoraggiarmi, benché si siano sono rifiutati di finanziare o figurare nominativamente nell'operazione. ‘Non possiamo, facciamo parte del sistema', hanno ammesso.

Per quale motivo si è deciso di introdurre questa clausola restrittiva a danno degli over 28?"

Mazzi stesso ha dichiarato che la scelta di abbassare il limite di età risponde a un progetto di svecchiamento del Festival, che si rende necessario (a suo avviso!) dal momento che nei big confluiscono i giovanissimi ragazzi dei talent. Un'affermazione già di per sé imbarazzante, che sembra ignorare le multiformi espressioni della musica italiana vera, che va ben al di là dei vari "talent". Peraltro una simile clausola taglia completamente fuori il cantautorato italiano che vive tutt'oggi di trentenni.

Ha seguito Sanremo Social? Cosa ne pensa delle scelte della Rai e delle procedure di selezione adottate?

L'iniziativa SanremoSocial si è rivelata un boomerang; sicuramente un'iniziativa interessante quella di coinvolgere il popolo del web nel processo di selezione, ma le faide organizzative sono state notevoli.
Scarso il controllo sui requisiti di ammissione, al punto che alcuni over 28 con escamotage non bene precisati sono comunque entrati in gara. Due di loro sono stati addirittura scelti dalla commissione artistica della rai come finalisti e poi eliminati per loro spontanea ammissione: Muskey e Kiero. Prova tangibile, offerta dalla Rai stessa (che paradosso!), di come gli over 28 abbiano ancora qualcosa da raccontare nella musica. La selezione che ne è derivata invece si commenta da sé: circa il 70 per cento degli artisti passati alla finale del Social Day era costituito da ex di Amici; ex di X factor; ex di Star Academy; ragazzi di Io canto e Ti lascio una canzone (avvantaggiati dal nuovo regolamento che abbassa anche l'età minima a 14 anni); ex del GF; Miss Italia 2011… e chi più ne ha più ne metta. Enzo Iacchetti, voce più autorevole della mia, ha saputo dir di più in proposito.

La sua battaglia si è conclusa in maniera deludente, il TAR ha bocciato il ricorso...

Il TAR del Lazio non si è affatto pronunciato sul merito della questione ma si è limitato a ritenere il provvedimento estraneo alla sua competenza ritenendo la selezione per il Festival di Sanremo un fatto “privato” e non di interesse pubblico. Ci ha invitato pertanto a rivolgerci al giudice ordinario, ma anche questo è incomprensibile: se la Rai opera 'in questo campo' come una società privata, allora può introdurre nel bando qualunque condizione decida, non essendo tenuta a rispettare delle regole pubblicistiche. Quindi è autorizzata a fare tutto: introdurre clausole discriminatorie, ammettere al festival chi vuole, persino non pubblicare un bando di selezione, se la scelta dei partecipanti è un fatto "privato". L'assurdo è che non abbiamo perso: le nostre ragioni rimangono intatte e non discusse, ma sembra che improvvisamente non esista una sede giuridica competente, atta a giudicare. La Rai può agire come vuole 'in casa propria'. Certo sorprende e fa sorridere che una manifestazione come Sanremo – che per altro quest'anno con l'ausilio dei social network ha già invaso più che mai le case degli italiani – non sia "di tutti", quando per vederla siamo comunque costretti a pagare il canone tv.



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