Dalla Libia a Latina. Come bestie nella coop del consigliere Pdl
In un appartamento del piccolo paese lepino di Roccagorga erano ammassati 46 immigrati in 60 metri quadri. Mangiavano un piatto di riso al giorno e non avevano assistenza sanitaria. Così la onlus Fantasia accoglieva i rifugiati arrivati nella provincia pontina, per i quali percepiva dalla Regione contributi per 42 euro al giorno, per ciascun ospite. Un giro di affari di 400mila euro scoperto dai carabinieri. In manette cinque persone, tra cui un consigliere di Sezze, direttore della onlus
di Laura Pesino
LATINA - Dalla Regione Lazio arrivavano contributi per 42 euro al giorno, per ciascun immigrato ospitato nelle strutture di accoglienza. Ma i rifugiati libici a Latina diventavano un affare, fiutato dalla cooperativa “Fantasia” di Sezze, piccolo comune lepino della provincia pontina. A dirigere il business dei rifugiati, che ha fruttato alla onlus un guadagno di circa 400mila euro, era Rinaldo Ceccano, consigliere comunale di Sezze in quota Pdl e direttore della onlus, insieme alla responsabile della coop, Franca Spirito, entrambi finiti in manette e destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di truffa ai danni dello Stato, falso e sostituzione di persona. Insieme a loro i carabinieri della stazione di Sezze hanno arrestato altri tre soci collaboratori della stessa cooperativa e denunciato a piede libero altre tre persone.
Gli immigrati erano sbarcati sulle coste di Lampedusa e da lì, smistati nei centri siciliani, hanno raggiunto la provincia di Latina, come previsto dal piano di accoglienza regionale, per poi essere dirottati nelle strutture gestite dalle cooperative sociali.

Ma la cooperativa Fantasia spendeva forse per ogni rifugiato non più di 5 euro al giorno. Ne gestiva complessivamente 75, 46 dei quali vivevano ammassati in un piccolo appartamento di 60 metri quadri nel piccolo comune di Roccagorga, scelto non a caso lontano da occhi indiscreti che avrebbero potuto notare la truffa.
Sessanta metri quadrati, 46 persone. Un solo bagno, condizioni igieniche disperate, nessuna assistenza sanitaria, niente medicine e un solo pasto al giorno che consisteva spesso in un piatto di riso o poco di più. Qualcuno indossava ancora gli indumenti con cui era partito dalle coste del Nord Africa e dalla Libia. Così la cooperativa accoglieva i rifugiati arrivati da Lampedusa. E così cresceva l'affare con il fiume di contributi erogati dalla Regione.
A Roccagorga però qualcuno nota i movimenti sospetti e allerta i carabinieri. Il primo blitz scatta a luglio. Nel piccolo alloggio al centro del paese i militari si trovano davanti una scena straziante e avviano le prime indagini. L'inchiesta si conclude con l'accertamento di precise responsabilità a carico delle due persone che gestivano la cooperativa e di altri tre soci che si occupavano di fornire assistenza e di trasferire i profughi nei rispettivi alloggi. Da luglio ad oggi però i contributi regionali indirizzati alla cooperativa Fantasia non sono mai mancati. Un giro di affari che i militari stimano in circa 400mila euro. I 46 rifugiati sono invece stati trasferiti nelle strutture di Latina e di Sezze e solo cinque sono rimasti a Roccagora, assistiti dai servizi sociali dell'amministrazione comunale.


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