Costretta alla prostituzione con minacce e violenze
Venerdì, 16 settembre 2011 - 09:54:00
Due donne e due uomini si inseguono nei pressi di Termini. La polizia, dopo averle bloccate, scopre che una delle due coppie, di nazionalità albanese, è in realtà solo intervenuta per sventare quello che riteneva fosse un tentativo di rapina. La ragazza dell’altra coppia, una romena di 22 anni, a quel punto, alla presenza degli agenti del commissariato Viminale, racconta la sua storia.
La giovane è nel nostro paese da due anni, e da allora è costretta a prostituirsi in zona Tiburtina. Ma il 3 settembre un cliente connazionale, che sembra più gentile di altri, la fa salire a bordo di un’auto di grossa cilindrata e dopo aver consumato un rapporto sessuale a pagamento, le propone di accompagnarla in albergo. Una volta in macchina però, la minaccia e la porta a Napoli.
A questo punto la giovane viene violentata e avvisata che da quel momento avrà un nuovo “protettore“: lui. A B.R.C., coetaneo, dovrà essere consegnato il provento delle sue prestazioni sessuali.
La donna è anche continuamente soggetta a violenza, ma non ha il coraggio di ribellarsi, a causa delle minacce di ritorsione che l’uomo rivolge alla famiglia della ragazza, ancora in Romania.
Dopo i primi giorni di guadagni notevoli, l’uomo, pur di non dover “girare” troppi soldi alla ragazza, la costringe ad abbassare i prezzi. Le mire di controllo sulla giovane si esplicano anche con l’affidamento di una scheda telefonica.
Dopo qualche giorno il lavoro cala, e con esso, i proventi. Così B.R.C. si infuria e picchia la giovane, sia nel tragitto in macchina che in albergo. La violenta ripetutamente, sempre minacciando ritorsioni contro la famiglia, e poi commette la sua prima, fatale, imprudenza: la lascia sola.
La ragazza riesce così a scappare. Chiama un taxi, va in stazione, prende un treno per Roma e si sente libera. Ma il giorno dopo, il suo aguzzino la trova nei paraggi di Termini e cerca di convincerla a seguirlo con nuove minacce. Eppure lei riesce a fuggire ancora. Lui la insegue, un uomo e una donna albanesi inseguono lui, credendolo un rapinatore. E a questo punto interviene la polizia.
Individuato il malvivente, lo arrestano.
Trovano nella memoria del sistema gps tutte le strade dove la giovane veniva costretta a prostituirsi e l’indirizzo dell’hotel. Quindi si accertano che le dichiarazioni della giovane siano veritiere indagando con il personale dell’albergo e i registri.
L’”incubo” era reale. Ed ora l’uomo dovrà rispondere di violenza sessuale, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, lesioni e minacce.



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