Condannato il primario del San Camillo. Mobbind contro i colleghi di reparto
Confermata la sentenza in sede civile per mobbing, che aveva condannato l'azienda ospedaliera al risarcimento di oltre un milione di euro. Un anno e sei mesi di reclusione per il medico cardiochirurgo, accusato da due colleghi del reparto. Per il Codici l'uomo "puniva così chiunque si fosse messo contro di lui"
Il primario del reparto di cardiochirurgia del San Camillo, Francesco Musumeci, condannato ad un anno e sei mesi di reclusione e al pagamento delle spese legali, e obbligato al risarcimento del danno in favore delle parti civili. È quanto ha deciso la sezione V penale del Tribunale di Roma.
Il procedimento è stato avviato con la denuncia di due medici cardiochirurghi che hanno subito mobbing da parte del primario dell’azienda ospedaliera San Camillo, Francesco Musumeci. La vicenda ha già ha portato alla condanna dell’azienda ospedaliera in sede civile e al risarcimento del danno per oltre un milione di euro in favore dei due medici.
L’avvocato Carmine Laurenzano, responsabile nazionale dell’ufficio legale Codici, nel commentare la notizia ha detto: “Esprimiamo grande soddisfazione per l’esito dell’udienza di oggi. Non si tratta di solo mobbing a carico dei due medici, ma si tratta di un sistema di potere nella gestione dell’allora reparto di cardiochirurgia, che trova il proprio cardine proprio nella persona di Musumeci. Il particolare più inquietante della vicenda è che i due medici 'mobbizzati' testimoniarono contro Musumeci nel procedimento penale avente ad oggetto alcune morti nel reparto diretto dall’imputato e per il quale lo stesso fu assolto con una discutibile sentenza che, accertando la scomparsa delle cartelle cliniche, assolveva l’imputato. Per questo crediamo che gli atti per i quali oggi è stato condannato Musumeci erano in sostanza una esemplare punizione per chiunque si fosse messo contro il primario".
“Tuttavia - conclude il segretario nazionale del Codici, Ivano Giacomelli - per ogni definitiva valutazione attendiamo le motivazioni della sentenza che dovrebbero uscire entro 90 giorni. Intanto, alla luce dell’esito del procedimento penale, chiediamo alla Regione Lazio e all’azienda ospedaliera san Camillo come intendono muoversi nei confronti del condannato".


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