Chiude il Bagaglino. Pingitore: "Non mi arrendo"
Dopo 46 anni di attività il Bagaglino, la storica compagnia del Salone Margherita di Roma diretta da Pier Francesco Pingitore, è costretto a chiudere i battenti. Gli introiti sono diminuiti e il gestore della Sala Umberto non ha riconfermato lo spettacolo. Pingitore però non appenderà “la penna al chiodo”
“Da qui sono passati tutti. Una sera telefonarono dall'ambasciata americana perché Jackie Kennedy voleva venire, la segretaria rispose che non c'era posto”, così Pier Francesco Pingitore, riandando con la memoria ai tempi fastosi del Bagaglino, nato in un teatro-cantina senza troppe pretese e rapidamente diventato un fenomeno di culto “All'inizio pensavamo di avere al massimo venti persone per sera. Ne arrivarono duecento, tutti volevano esserci”, continua Pingitore.
Eppure, per questo storico avanspettacolo che univa cabaret e belle donne, comici di fama e corpi di ballo, è arrivato il momento della chiusura: il calo crescente di spettatori e il mancato impegno con la televisione ha fatto decidere al gestore della Sala Umberto, il teatro liberty che ospitava lo spettacolo nel famoso Salone Margherita, di non rinnovare l’impegno con Pingitore. Così lo show simbolo della risata a denti stretti e della satira politica, delle paillettes e dei decolletè procaci, la “mamma” generosa di tanti attori poi divenuti celebri, lascerà “orfani” coloro che qui sono nati: Enrico Montesano e Gianfranco d'Angelo, Valeria Marini e Pamela Prati, Leo Gullotta e Pippo Franco.
Pensato per il teatro e sempre inscenato secondo i suoi codici e le sue tradizioni, il Bagaglino divenne presto un varietà televisivo, mandato in onda prima dalla Rai e poi da Mediaset, con Berlusconi, fresco primo ministro, che non perdeva una replica.
Gli spettacoli sono sempre stati scritti e diretti da Pingitore, prima con Mario Castellacci, poi da solo. Il regista ebbe l'idea con un gruppo di amici giornalisti appassionati di politica di destra. Lo scopo era contrastare lo strapotere del cabaret di sinistra portato al successo da Dario Fo. Affittarono così un piccolo locale in vicolo della Campanella, vicino piazza Navona. Al crescente successo dell’iniziativa il gruppo rispose ampliando l’attività e spostandola al Salone Margherita. Lì nacquero spettacoli come “Dove sta Zaza”, “Mazzabubu” e “Biberon”. La formula vincente di uno spettacolo con balletti ammiccanti, battute e caricature bonarie dei politici, conquistò presto anche la tv. Memorabili alcune scene, come quella in cui un divertito Andreotti applaudiva entusiasta la sua copia interpretata da Oreste Lionello.
“Dopo tanti anni, si può anche chiudere senza troppi rimpianti e senza polemiche” commenta con una punta di amarezza Pingitore, che comunque promette un'uscita di scena indimenticabile, una grande festa con tanti protagonisti il 4 ottobre all’Elle, uno dei locali alla moda di via Veneto.
“La satira politica non è morta e non morirà mai. Può evolversi, cambiare, conoscere momenti di maggiore o minore fortuna. Ma non finirà perché mettere alla berlina chi esercita il potere è un'attitudine umana. E io continuerò a fare satira da qualche altra parte”. Non polemizza con i gestori della Sala Umberto il regista, semplicemente dice “La direzione mi ha manifestato un'intenzione alla quale io non posso opporre nulla. Se i loro calcoli non contemplano più lo spettacolo che ho fatto per 46 anni, ne prendo atto e tanti saluti”.


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