Cattiva maestra la televisione
Giuseppe Pelosi detto "Pino La Rana", condannato per l'omicidio di Pier Paolo Pasolini, consegna all'ora del tg la sua opinione sul delitto di Torpignattara al giornalista che gli sbatte il microfono in faccia. La spiegazione che tira fuori è imbarazzante. L'ovvio dei popoli colato nell'acqua tiepida, ripassato al forno a microonde del sentito dire: "Roma è cambiata, adesso si ammazza per 1 euro".
La televisione diventa Circo Barnum, baraccone ottocentesco di mostri esotici, come lo strillo del buttadentro all'ingresso del tendone, agghindato con cilindro, basettoni e divisa rossa sgargiante d'ordinanza che ripeteva: "Venghino sìori venghino..." e sibilando tra i denti: "...più persone entrano più bestie si vedono!". Per la rapina sfociata in duplice omicidio di Torpignattara sono stati interrogati sociologi, criminologi, scrittori (uno di loro dalle pagine di un quotidiano ha evidenziato l'illuminazione come uno dei problemi incalzanti per la sicurezza dei quartieri). Attendiamo cartomanti, esperti dell'occulto, il plastico della ricostruzione incalza per le prossime ore.
L'informazione è come un cavallo, deve mangiare tutti i giorni non permette silenzi. L'horror vacui è il suo peggior nemico, però a tutto deve esserci un limite. La carriera da reo a opinionista è il cortocircuito che neanche Mc Luhan aveva profetizzato. L'unica trama da scrivere resta un conduttore che compia il delitto e confessi in diretta tv. Oppure, in alternativa, spegnere la televisione.



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