Immigrati, a Roma il maggiorn numero di rom e sinti
Il Lazio con 497.940 residenti stranieri e una crescita del 10,6 per cento rispetto al 2008 resta tra le regioni più interessate dal fenomeno dell'immigrazione ospitando l'11,8 per cento degli stranieri presenti in Italia. In particolare, la provincia di Roma polarizza l'81,5 per cento delle presenze, con 405mila residenti di cui 300mila vivono nella Capitale.
I dati emergono dal settimo Rapporto dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni realizzato dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con la Provincia e la Camera di Commercio di Roma. Per il direttore della Caritas romana, monsignor Enrico Feroci, "anche in questa fase di crisi economica si aggiungono annualmente alla popolazione romana migliaia di stranieri tra nuovi nati, famiglie che si ricongiungono e nuovi lavoratori provenienti dall'estero". In questo contesto, precisa Feroci, "percepisco che il clima relazionale nella nostra citta' e' mutato verso una maggiore chiusura agli immigrati".
Lo studio descrive l'immigrazione a partire dai dati statistici disponibili su residenti, soggiornanti e richiedenti asilo, mercato del lavoro (sia dipendente sia autonomo), caratteristiche demografiche e dimensione formativa (scuola, universita', educazione degli adulti, formazione professionale). I dati degli archivi ufficiali vengono completati dalle voci dei protagonisti, raccolte attraverso ricerche qualitative e interviste.
L'analisi mostra come per presenza di immigrati il Lazio sia secondo solo alla Lombardia. Il numero complessivo di stranieri regolari e' stimato in 565.900, 67.960 in piu' rispetto ai residenti registrati dall'Istat. Se attualmente Roma polarizza l'81,5 per cento dell'immigrazione regionale, nel 2000 la quota era del 90,6 per cento. Nel frattempo e' cresciuto il 'protagonismo' delle Province minori: a Latina risiedono 34.306 stranieri (+11,0 per cento rispetto al 2008), a Viterbo 26.253 (+10,1), a Frosinone 20.823 (+8,8) e a Rieti 10.901 (+10). Il dossier Caritas ha calcolato che l'incidenza degli immigrati sulla popolazione complessiva e' dell'8,8 per cento, quasi due punti in piu' rispetto alla media nazionale (7 per cento). Roma e il Lazio, confermano la loro predisposizione a essere aree anticipatrici dei processi migratori in Italia.
A Roma i lavoratori stranieri, in controtendenza rispetto agli italiani, hanno registrato un incremento di occupati del +18,7 per cento (+8,4 per cento in Italia), sebbene in posti di lavoro a bassa qualificazione. Il loro numero nella Provincia e' di 196.000, l'11,6 per cento dell'occupazione complessiva (in Italia 8,2 per cento). Anche le straniere sono piu' numerose nel lazio rispetto al livello nazionale: nell'area romana sono il 51 per cento degli occupati stranieri (in Italia solo il 41,5).
Il tasso di occupazione tra gli stranieri tra i 15 e i 64 anni d'eta' che vivono a Roma si attesta al 69,6 per cento, +8,6 punti percentuali rispetto al dato degli occupati italiani. Lo studio spiega che questo divario, oltre che a circostanze di natura sociale come la mancanza di reti familiari e legislativa come il divieto di ingresso e soggiorno senza un contratto, e' anche dovuto alla diversa composizione generazionale: il 62,1 per cento della popolazione straniera nella Provincia di Roma ha tra i 25 e i 44 anni d'eta' a fronte del 33 per cento tra gli italiani. In particolare, il 74,5 per cento degli occupati di origine straniera trova impiego nei servizi o nel commercio, i settori che assorbono la quota piu' alta di manodopera anche tra gli italiani. Analizzando il settore dei servizi, si nota che tra i lavoratori stranieri il 48,4 per cento e' occupato in attivita' legate ai servizi sociali, prevalentemente alle dipendenze di famiglie con ruoli di cura della casa o della persona, mentre tra i lavoratori romani solo il 21,9 per cento. L'indagine pone la luce anche sul problema degli infortuni sul lavoro: 5.394 nel 2009 in tutto il Lazio (il 4,5 per cento del totale nazionale), 13 dei quali mortali. Nella Provincia di Roma si evidenza una quota superiore alla media nazionale di stranieri in possesso di diploma superiore o laurea: piu' di uno straniero occupato su due (59,8 per cento) possiede una formazione pari o superiore al diploma, contro il 44,2 per cento a livello nazionale.
Nella capitale vivono tra i 6mila e gli 8mila rom e sinti, il numero piu' alto tra le citta' italiane, con una presenza diffusa in quasi tutti i Municipi e caratterizzata dalla varieta' dei gruppi etnico-linguistici. Lo rivela il VII Rapporto dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni promosso da Caritas diocesana di Roma e da Camera di Commercio e Provincia di Roma. "Molti non sanno - si legge nel dossier - che una maggioranza di loro sono cittadini italiani". E' il caso dei "rom abruzzesi, dei sinti e camminanti siciliani, dei rom campani e dei rom kalderasha, originari della citta' di Fiume e giunti in Italia dopo la seconda guerra mondiale". I rom stranieri sono per lo piu' di origine slava, arrivati alla fine degli anni Sessanta per motivi economici, oppure di origini bosniache, macedoni, serbe e croate giunti negli anni Novanta per fuggire ai conflitti nella ex Jugoslavia. Questi gruppi risiedono a Roma da un certo numero di anni e abitano negli insediamenti attrezzati e nei campi semi-attrezzati del Comune. Dalla meta' degli anni Novanta si sono aggiunti i romeni, divenuti piu' numerosi a partire dal primo gennaio 2002 con l'abolizione del visto di ingresso. Lo studio spiega che "rispetto agli ultimi flussi le soluzioni abitative e l'inserimento risultano piu' problematici, con conseguenze negative sui minori, nei confronti dei quali anche gli interventi sociali finiscono per enfatizzare, anziche' ridurre, la diversita' rispetto ai coetanei italiani". E cosi', spiega lo studio, "nonostante i percorsi di inserimento scolastico, gli esempi positivi di inserimento al lavoro e la volonta' manifesta di radicarsi sul territorio, i campi restano il fulcro dell'azione amministrativa agendo di fatto come zone definitivamente temporanee".
Nel 2009 le denunce nel Lazio sono diminuite del -4,7 per cento, con punte del -16,4 nella provincia di Frosinone e del -19,3 in quella di Latina. Se poi si guarda agli stranieri, aumentati nel triennio 2005-2008 del 63,7 per cento, le denunce hanno avuto un aumento "solo" del 6,8. E' la fotografia scattata dal VII Rapporto dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni promosso da Caritas diocesana di Roma e da Camera di Commercio e Provincia di Roma. "Tra i romeni - si legge nel dossier -, pur aumentati nelle anagrafi del 142 per cento nel triennio preso in considerazione, le denunce sono addirittura diminuite del 13,7 per cento". L'equivalenza tra straniero e criminale, continua il documento, "non trova insomma conferma nei dati: la paura dell'immigrato e' dovuta alla generale atmosfera di insicurezza e all'attuale fase di crisi". Il rapporto spiega, inoltre, come "il nesso tra presenza irregolare e reato, da questione socio-culturale sia diventato dal 2009 un assunto giuridico, con l'introduzione del reato penale di ingresso e soggiorno irregolare". Anche la forte presenza degli immigrati in carcere, rivela lo studio, "va interpretata con grande prudenza, tenendo presente la rigidita' e la pesantezza sanzionatoria della legislazione sugli stranieri e considerando che almeno nella meta' dei casi (il 56,6 per cento nel Lazio) essi finiscono in carcere per periodi brevissimi o per custodia cautelare durante la fase processuale, e dunque in presunzione di innocenza".



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