Buon compleanno (in ritardo) a Giulio Andreotti
La sua scheda sul sito web del Senato della Repubblica Italiana, quando verrà il momento, sarà oggetto di tesi di laurea in semiotica o analisi di scienza delle comunicazioni. E' insuperabile per minimalismo e understatement. Due righe scarne sul gruppo di appartenenza, e alla voce "professione" recita semplicemente: giornalista. Il minimo indispensabile per un uomo che ha attraversato la storia della Repubblica Italiana come protagonista, nel bene e nel male. Il 14 gennaio il Senatore Giulio Andreotti ha compiuto 93 anni. Da uomo che crede solamente nella volontà di Dio e ignora il destino, ha avuto una "proroga". Chiunque abbia superato il mezzo secolo di età, se va all'estero, parlando di politica si sente chiedere dopo i primi cinque minuti "Where is Andreotti?".
Alla domanda che Pierino rivolge a suo padre, scocciato perché impegnato nella visione di una partita di calcio: "Papà, mi aiuti a ripassare la storia degli antichi romani?" Il padre risponde scocciato: "L'antichi romani so' morti tutti, tranne uno". Quell'uno nella mitologia popolare romana ha il suo volto. Ci vorrebbe un editoriale solo per ricordare tutti i soprannomi che gli sono stati affibbiati. L'ultimo, quello più colorito proviene da Giuseppe Ciarrapico, suo antico sodale: "Il principale".
Le cronache del palazzo, sussurrate di bocca in bocca con un tono di voce simile a quello che si ascolta durante la recita del rosario, raccontano che la colonna romana delle Brigate Rosse nell'autunno del 1978 avesse pianificato di rapirlo al posto di Aldo Moro e che il progetto ufficialmente fallì per problemi logistici. I fatti si sarebbero svolti in tutt'altra maniera: un giovane fiancheggiatore dei terroristi, forse un centralinista, impiegato nel Palazzo, riuscì a cortocircuitare i fili telefonici collegando una volgarissima e anonima cabina del telefono con il suo ufficio: "Pronto? Vorremmo parlare con Andreotti? E' lei? Lei è un rappresentante del SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali), servo del capitalismo, alla fine di dicembre verrà prelevato e sottoposto a un processo del popolo". Lui serafico, di rimando: "Meno male, almeno faccio Natale". Fatto sta che i terroristi cambiarono il loro obiettivo.
Verità o leggenda metropolitana, questa è la tempra dell'uomo. Penna tagliente come un diamante grezzo, quando Enzo Tortora fu eletto al Parlamento Europeo con quasi cinquecentomila voti, e di conseguenza rilasciato per acquisizione dell'immunità, vergò alcune righe al cianuro su un settimanale che recitavano più o meno così: "Alcuni evadono con la lima, altri con la scheda elettorale."
Interrogato su un argomento di cronaca nera o su di un evento politico, rispondeva: "Dovrei verificare nel mio archivio". Per un attimo sembrava che tremassero pure i sampietrini del Foro. Roma sbandava in un abbrivio di paura. Ogni tanto dal suo studio arriva una lettera o un appunto per ricordare che lui c'è. Il suo archivio, centinaia di metri di scaffali, migliaia di fascicoli è stato consegnato alla storia da qualche tempo, e lui ha ottenuto un'altra proroga. Fino a quando non verrà il momento.
Patrizio J. Macci


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