Atac, conti in profondo rosso. Ma i dirigenti viaggiano in suv
Martedì, 14 dicembre 2010 - 10:29:00
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Il Comune tira la cinghia? L'Atac non ci pensa neppure. Se al Campidoglio, infatti, lo scorso primo dicembre il sindaco Giovanni Alemanno ha tagliato le auto blu, i dirigenti dell'Atac viaggiano con fuoristrada e coupé. Chissà cosa diranno gli assessori - vicesindaco compreso – costretti a muoversi sino ad oggi in Alfa 159 e 147 e presto declassati alla Grande Punto quando, leggendo, scopriranno che qualcuno dell'allegra dirigenza Atac per spostarsi da casa al lavoro e da qui raggiungere magari i depositi, si siede ogni mattina su una Jeep Gran Cherokee, oppure su un'Audi A 4, una Volvo Station Wagon o una Bmw Coupé da 5 metri.
Nell'azienda dei trasporti romani con l'acqua alla gola e dove il nuovo amministratore delegato Maurizio Basile, a fatica riuscirà a garantire tredicesime e stipendi, il gotha del management ha colto la palla al balzo e a grido di “tanto è una società per azioni, quindi privata”, ha deciso di mettere in pratica una differenziazione del parco auto per ceto dirigenziale. I più lontani dal potere si muovono in Panda, il top come il responsabile del controllo di gestione, Vincenzo Pesce, si sposta con un suv firmato Volvo. A fargli compagnia Mr Antonio Cassano, sempre in odore di uscita da ormai diverso tempo ma protetto dagli airbag della sua Bmw coupé. La lista è lunga e comprende praticamente quella che al tempo di Gioacchino Gabbuti era la “prima linea dirigenziale” arricchita poi da Adalberto Bertucci senza che i caduti in disgrazia perdessero il privilegio.
A leggere le carte dell'appalto per le auto di servizio, c'è da ridere. Corre l'anno 2005. Pur viaggiando in Panda, lex Gabbuti negozia con i top manager dell'azienda il rinnovo delle auto di servizio al posto degli aumenti. Tradotto per chi ogni mattina aspetta l'autobus alla fermata, significa che l'incremento di retribuzione è stato sostituito dai benefit full: benzina, assicurazione e manutenzione tutto compreso. Così nei piazzali arrivano super berline e suv e solo nel 2008 l'ordine del Campidoglio di passare immediatamente ad auto più morigerate e possibilmente Made in Italy. All'Atac ci provano ma il pasticcio ormai è fatto: tornare indietro significa versare al fornitore una penale di circa 5 mila euro per ciascuna auto. Così, per risparmiare, il topo management è “costretto” a riaprire gli sportelli di Mercedes Classe B o station wagon. A seconda del profilo dirigenziale e su diretta indicazione dell'allora direttore generale Cassano che gestiva in prima persona l'assegnazione delle auto di servizio.
Insomma, visti i risultati gestionali, sarà gradevole leggere i giudizi sul lavoro dei dirigenti e capire se anche per il 2010, anno dello sballo dei conti, riceveranno il premio di produttività previsto dal contratto, insieme alla Metrebus card che consente viaggi illimitati su tutta la rete. La lista si arricchirà nei prossimi giorni con i dirigenti che, oltre all'auto, hanno anche l'autista a disposizione. Sai mai dovessero cercare pure il parcheggio.



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