Alemanno, rimpasto in vista. L'Atac si prende l'Agenzia per la Mobilità

Martedì, 21 dicembre 2010 - 12:00:00

Alemanno 3
Gianni Alemanno
di Fabio Carosi

Via Marchi, forse Croppi; resta De Lillo. Sacrificio in vista per Cavallari. Dentro il deputato Vincenzo Piso e Dario Rossin. Non c'è tempo per attendere l'allargamento della giunta. Il sindaco Giovanni Alemanno già da diversi giorni è alle prese col rebus di Natale: come dare una scossa alle politiche comunali, mantenendosi in equilibrio tra finiani in crescita silenziosa, Laboratorio Roma e La Destra che reclamano ormai da tempo visibilità e ruolo maggiore. Tutto con i sondaggi riservati che evidenziano come la parentopoli e le difficoltà di bilancio delle aziende comunali abbiano iniziato ad intaccare seriamente il capitale di consenso.

Via dunque al rimpasto anzi, alle sostituzioni, partendo proprio dall'ultima vergogna: quella dei trasporti. Al buon assessore Marchi, carattere mite e indulgente e qualche parente/affine di troppo sparso per le aziende comunali, il sindaco avrebbe chiesto il ruolo di parafulmine. Sinora ha preso lui la maggior parte delle “legnate politiche” e perciò va ricambiato della fiducia. Un periodo a casa – magari a curare con più attenzione la frattura del piede che lo ha costretto ad una marcia simile a quella degli autobus – e se ci saranno elezioni per lui si prepara un posto garantito alla Camera. Diversamente, la vacanza si allungherà sino al 2013 con un incarico nel partito.

E proprio da partito arriverebbe la soluzione, il cambio. Chi proverà a prendere in mano un'eredità pesantissima è Vincenzo Piso, classe 1958, tre “giri” in Consiglio comunale e ora parlamentare con l'incarico di coordinatore regionale del Popolo delle Libertà. Piso lascerebbe di buon grado anche per spegnere la protesta nata con il pasticcio delle elezioni di primavera e la mancata presentazione della lista. L'uscita di Piso allenterebbe di molto le tensioni di Laboratorio Roma e di quella parte del partito che si è sentita punita dalla vicenda elettorale e che da sempre ha chiesto la sua testa. Insomma, un'operazione a costo zero che lascerebbe tutti contenti. Persino lo stesso Piso chiamato finalmente a confrontarsi con la materia e i problemi sui quali ha costruito buona parte della sua carriera politica degli ultimi anni. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, il cambio è praticamente fatto.

Poi c'è la poltrona di Fabio De Lillo. Il bacino elettorale della “famiglia” è un patrimonio al quel nessuno a Roma vorrebbe rinunciare, perciò l'operazione è complessa. Anche l'assessore è uno di quelli della “rosa leggera”, cioè quel gruppo che più degli altri ha pagato il noviziato con l'aggravante della fidanzata infilata all'Atac. Per De Lillo i “lavori sono in corso” e non si esclude che il cantiere venga chiuso senza un nulla di fatto e un rinvio all'allargamento a 15 della giunta. Insomma, se ne riparlerà.

Più complessa invece l'operazione Croppi. L'assessore se dalla parte dei risultati è inattaccabile, è pur vero che non ha mai risparmiato critiche alle politiche nazionali della cultura mettendo più volte in imbarazzo il sindaco con approcci da opposizione. Il vero problema di Alemanno è quello di trovare un sostituto che abbia la caratura culturale dell'assessore. L'operazione è di quelle difficili. Così se per Croppi la missione è impossibile, è molto più facile chiedere al responsabile dei Servizi Tecnologici, Enrico Cavallari di fare un passo indietro. Il suo non è quello che si definisce un assessorato strategico anche se la delega al Decentramento ha dato i suoi frutti: in perfetta armonia con il Bilancio di Maurizio Leo, ha ridotto di molto il peso dei Municipi, soprattutto quelli di centrosinistra. Le deleghe verrebbero riaccorpate parte negli uffici del vice Cutrufo e ciò che resta in casa di Leo e così si aprirebbe quel varco per dare finalmente una risposta a Francesco Storace, promuovendo Dario Rossin alla guida dell'assessorato che ancora non c'è: quello della sicurezza e placare le bollicine dei due che approfittano di ogni circostanza per dare segnali di indipendenza e irrequietezza.

Che il cambio Marchi-Piso sia cosa ormai prossima ne è certa l'Atac di Maurizio Basile. Alle prese con Finanza e Carabinieri per via delle assunzioni allegre, il nuovo ad perde il sonno soprattutto per i conti. E allora l'idea: rimettere insieme i cocci del trasporto, partendo da un'ulteriore unificazione tra Atac e Agenzia per la Mobilità. Il regno di Massimo Tabacchiera ed Enrico Sciarra è da una parte un costo che supera i 7 milioni di euro, dall'altra una cassaforte costituita dalle entrate certe: i contratti attivi per la pubblicità outdoor affidata alla multinazionale Igp Decaux (contratto in via di passaggio da Atac ma bloccato temporaneamente) e la massa di denaro fresco rappresentata dalle contravvenzioni degli ausiliari. Il resto delle attività dell'Agenzia, come la pianificazione del servizio, sono assolutamente virtuali e potrebbero rientrare parte in Atac – dove storicamente erano – parte nell'assessorato, rinforzato da qualche tecnico di rilievo.

Insomma, è il cash flow dell'Agenzia che fa gola all'Atac che potrebbe assicurarsi così un gettito di denaro fresco per tirare su i conti verso il sereno. Basile ci sta lavorando, l'ad dell'Agenzia Enrico Sciarra appoggiato da sempre dal deputato Francesco Aracri, ci ha fatto un pensierino in cambio di un posto di rilievo, chi invece rischia di rimanere al palo è Massimo Tabacchiera che, col cambio dell'assessore, perderebbe anche il suo punto di riferimento. Tra risparmi per gli stipendi ai manager e al cda, costi generali ed entrate certe, il sacrificio dell'Agenzia è pronto. E una prima risposta ad un caos che ha fatto il giro d'Italia, facendo ridere da Ventimiglia a Cefalù.
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