Acea, Caltagirone alle grandi manovre
| Acea/ La cronoscalata – Date e cifre |
di Franco Di Grazia
Francesco Gaetano Caltagirone sale ancora nel capitale del gruppo Acea SpA. L’editore-immobiliarista-finanziere a novembre ha scommesso più o meno 8 milioni di euro sull'utility ed ha portato la propria quota al 14,67% dal precedente 14,12% di ottobre. S’avvicina al traguardo del 15% nelle sue mani, rinforzando la posizione di secondo azionista “rilevante”, dopo il Comune.
Peraltro, nello stesso tempo continua ad accumulare fortune sostanziose nel processo di gestione degli affari del suo gruppo, acquistando titoli Acea “sottoprezzo” (rispetto al valore di 8,95 euro al collocamento) e ai multipli di crescita valutati dalle agenzie di rating. Tanto è vero che, come risulta dalla comunicazione di internal dealing, l’ultima tranche è stata acquistata ad un prezzo tra i 7 e i 7,70 euro per azione (circa 2 euro in meno rispetto alle contrattazioni delle ultime settimane di dicembre tra gli 8,4 e 8,595 euro di ieri) e con un esborso a novembre di circa 8 milioni, inferiore ai 15 milioni spesi a ottobre.
Ai prezzi attuali l'investimento di Caltagirone nell'ex municipalizzata vale qualcosa come 285 milioni. Si tratta certamente di una quota significativa e dai contorni strategici per il futuro. E non è un caso che Gdf-Suez, l'altro socio privato di Acea, sia al momento fermo poco sopra al 10%.
L’arrotondamento dell’imprenditore romano assume sempre più i connotati di un'operazione “pesante” effettuata in concomitanza dell’accordo sulla scissione della j/v nel comparto Energia tra Acea e Suez-Gdf, della nomina del nuovo direttore generale Paolo Gallo, il 27 ottobre scorso, e dopo l’approvazione delle linee guida del nuovo Piano Industriale incentrato sull’acqua, ma anche sul gas. Scelte avvenute con il gradimento di Caltagirone, che ha insistito molto perché si compia la risistemazione degli asset e un’incisiva azione di riduzione delle sacche di inefficienza che gravano sui conti dell'ex municipalizzata oggetto - nei mesi scorsi - dei piccati commenti proprio del Calta sulla gestione dell'utility. L’avvicinarsi dell’applicazione del Decreto Ronchi, sulla gestione dei servizi idrici integrati (acqua potabile + fognatura + depurazione), sulla termovalorizzazione dei rifiuti e l’avvio della cessione del 21% delle azioni, attualmente nel portafoglio del Comune di Roma, consigliano di cogliere tutte le occasioni per non trovarsi impreparato agli appuntamenti decisivi.
Aspetto, quest'ultimo, che giustifica forse più di tutti gli altri l'interesse di Caltagirone per Acea, e lo candida ad essere uno dei punti di riferimento della futura società post riassetti. D’altronde, l'imprenditore romano, è dal 2002 che ha avviato lo shopping mirato sul gruppo capitolino, traendone grandi e significativi benefici. Entrò nella Multi-utility capitolina, approfittando della debacle Acea nel business della Telefonia e del conseguente crollo in borsa dei titoli, che rastrellò a prezzi di saldo di 3-4 euro (al 31 dicembre 2002 il prezzo fu di Euro 4,21) fino a raggiungere il 2% del capitale che gli permise d’ottenere 2 posti in CdA: a novembre 2002 entrò Massimo Caputi e ad aprile 2003 Raffaele Ranucci.
Ma i traguardi più ambiti sono arrivati quest’anno. Ad aprile 2010, Francesco Gaetano Caltagirone supera la soglia del 10 per cento nel capitale Acea e diventa il secondo azionista dell'utility capitolina dopo il Comune di Roma, scavalcando i francesi di Gdf-Suez cui fa capo il 9,98% di Acea. E la sua crescita arriva a pochi giorni dall'assemblea degli azionisti, convocata per il 29 aprile, per rinnovare il Cda. È un momento cruciale. Ormai il socio d'oltralpe Suez non è più il partner strategico di riferimento del Comune, per cui le decisioni future debbono passare in primis per Caltagirone.
A questo scopo l'imprenditore, chiede la modifica l'articolo 15 dello Statuto Acea per garantirsi i posti di minoranza che gli spettano (noncurante della legittima reazione dell’associazione dei piccoli azioni, vera minoranza azionaria di Acea) e rinforza i suoi presidi. Nel board entrano: il figlio (qualificato come consigliere indipendente), Francesco Gaetano Caltagirone Jr, presidente e amministratore delegato di Cementir, e Paolo Di Benedetto, ex commissario Consob (dimessosi anticipatamente rispetto alla scadenza del suo mandato all'Authority).
Da quel momento, i rappresentanti dell’immobiliarista editore non saranno chiamati solo a prendere atto delle strategie del vertice di Acea (nominato dal Sindaco Alemanno), ma a svolgere un ruolo attivo e propositivo. Insomma, da aprile 2010, Caltagirone non ha più bisogno di aspettare la cessione delle quote del Comune per crescere nel capitale e lo scorso novembre, ancora una volta dà la zampata e sale di nuovo nel capitale per imporre “a chiare lettere” la propria idea in Acea.
C’è un però: i costi della holding, nel frattempo, sono saliti da 6 a 34 milioni, tra l’altro per consulenze e prestazioni di servizi vari. Il debito è salito, il cash flow è diminuito (AceaAto5 spa (Frosinone) è in “bancarotta” e sta per essere Commissariata dalla Regione Lazio). I sindacati sono ancora in stato d’agitazione e non ci si aspetta niente di buono per il 2011. La crisi spesso aiuta gli audaci, ma i margini ristretti non aiutano. Bisognerà vedere quali saranno le prossime mosse della famiglia.



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