Acea/ Il voto dei referendum manda in crisi i conti
di Franco di Grazia
| Acea/ Il presidente Cremonesi: “Le tariffe non si toccano” |
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno mette in guardia il Governo "dal minimizzare questo risultato: deve trarne conseguenze dal punto di vista della propria rotta politica e da quello dei propri contenuti programmatici". Nella maggioranza, tuttavia, al di là delle più ottimiste riflessioni, non mancano le preoccupazioni.
Gli scrutini parlano di percentuali bulgare in favore di tutti e quattro i referendum abrogativi, con i SI oltre il 95% per i quesiti sull'acqua e poco sotto per gli altri due referendum. Nelle cinque province della regione gli elettori che sono andati a votare domenica e lunedì hanno espresso in larghissima maggioranza un “sì” inequivocabile e senza appello. Roma in testa, seguita dai comuni della Provincia, e da Latina, Rieti, Frosinone e Viterbo.
I bacini d’utenza del Gruppo Acea S.p.A.: Roma e provincia, Rieti e Frosinone, ma anche in Toscana, Umbria e Campania, è arrivata una risposta inequivocabile che coinvolge direttamente i managers nominati dal Sindaco Alemanno. Il dato uscito dalle urne referendarie è indiscutibile.
A nulla sono valsi gli allarmi sugli investimenti lanciati da Adolfo Spaziani, direttore di Federutility (Federazione che riunisce le aziende dei servizi pubblici locali) e “dirigente stratega” di Acea SpA (PD, gradito ai francesi di Ondeo Italia SpA-Gruppo Suez, cointeressati ai Servizi Idrici in Toscana) e di Marco Staderini A.D. della Holding di piazzale Ostiense (nominato all’Acea in quota UDC e gradito al grande azionista Francesco Gaetano Caltagirone) grande sostenitore dell’aumento delle tariffe dell’acqua per remunerare gli investimenti. A nulla sono valsi gli appelli ad andare al mare e i “non vado a votare” partiti dal Campidoglio.
Tuttavia ieri, mentre stava delineandosi il raggiungimento del quorum, le preoccupazioni -espresse alla vigilia del voto- dagli analisti finanziari (banche) sono riemerse. Gli analisti di Equita e Fitch, ieri però, hanno precisato che: “i giudizi nulla hanno a che vedere con valutazioni etiche, politiche o di schieramento e la situazione che via via si sta delineando”. Inoltre, rispetto al ribasso delle quotazioni di Acea e Hera, che a Piazza Affari hanno registrato una lieve flessione del 1,49% a quota 7,2750 euro Acea e del 0,52% a 1.54 euro Hera, emerge che sono stati evitati cataclismi. Equita e Fitch confermano che vedono un impatto potenzialmente negativo sulle municipalizzate in genere, ma in particolare proprio su Acea ed Hera, mentre marginali sarebbero gli effetti del Referendum su Iren e A2a. Invece preoccupa, la remunerazione degli investimenti, che in assenza di regole certe (sulle tariffe) potrebbero ritardarli, con un impatto sull’ebit (ricavi netti) pari al 22% per Acea, del 17% per Hera, del 10% per Iren e per A2a solo dell’1 per cento. Infine, è da evidenziare che Equita riafferma che il mancato raggiungimento del quorum sarebbe stato il quadro maggiormente positivo, perché la situazione sarebbe rimasta immutata ed i titoli Acea ed Hera avrebbero potuto recuperare quanto perso nell’ultimo mese.
Insomma, tutti gli sponsor della perpetuazione del “sistema politico-finanziario” impiantato nelle aziende dei servizi pubblici essenziali (acqua, depurazione, fognature, energia, illuminazione pubblica, pulizia urbana, termovalorizzazione rifiuti, trasporti, etc.), da oltre 11 anni, sono i grandi sconfitti del referendum.



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