Acea, il 2011 annus horribilis. Il titolo ha perso il 42,9 per cento

DOSSIER ESCLUSIVO. Affaritaliani.it ha messo sotto la lente d'ingrandimento i fondamentali della spa controllata dal Comune di Roma e quotata a piazza Affari. Il bilancio dell'anno passato è stato segnato dal valore azionario in caduta libera: da 8,697 a 4,888 euro per azione. I debiti sono aumentati del 10 per cento mente i crediti sono saliti a 1 miliardo e 140 milioni. Nuovo sistema informatico e bollette pazze pesano 4 milioni


Crollano gli utili: -43,3 per cento e salgono i costi come quello delle auto di servizio che ha raggiunto i 6 milioni. Sul consuntivo pesano le sponsorizzazioni e gli stipendi dei top manager ritoccate lo scorso 22 dicembre. Intanto il socio provato ha “fatto la spesa” sino al 16,05 del capitale, acquistando sottoprezzo. L'ipotesi di ricapitalizzazione

Lunedì, 16 gennaio 2012 - 09:53:00


di Franco Di Grazia

L’ex-municipalizzata romana ha chiuso il 2011 con pochi soldi e tanti debiti. Nel rogo della Borsa italiana sono stati bruciati 784,450 milioni di euro, con una perdita del 42,96% ed il titolo Acea è passato da 8,697 a 4,888 euro per azione. In compenso, tra luglio e settembre, il tycoon F.G. Caltagirone ha acquistato azioni, sottoprezzo, ed ha raggiunto la quota del 16,05% del capitale sociale.

La società dei servizi pubblici essenziali (acqua + depurazione + vendita energia + termovalorizzazione rifiuti + illuminazione pubblica) ha registrato l’aumento di circa il 10% dei debiti (2,4 miliardi di euro), dei crediti non incassati (bollette) di circa 1milardo e 140 mln di euro, mentre l’utile netto - nei primi nove mesi del 2011- é crollato del 43,3%. Secondo voci di corridoio, invece la società artefice del “nuovo sistema informatico” (quello delle bollette pazze) avrebbe incassato almeno 4milioni di euro.

Gli sprechi milionari risultano pesanti. Benefit, auto blu e consulenze - in barba alla crisi e alla trasparenza - non si sono fermati e non si conosce esattamente quanto pesino sui conti. Ma “alla Piramide”, si mostrano palesemente, in parte, contando le supercars (in leasing) che stazionano nei parcheggi sotto e intorno ai palazzi Acea (sede centrale, sedi di via Marco Polo ed ex-autoparco). Sulle automobili per i dirigenti, i dati dei primi nove mesi del 2011 fonti interne sostengono che la spesa é cresciuta di 2,4 milioni di euro “per i maggiori costi d’acquisto delle licenze d’uso e di noleggio delle autovetture in uso promiscuo del gruppo”. E da una nota Acea (in risposta ad affaritaliani.it) si è appreso che il costo complessivo ha raggiunto la bella cifra di 6 milioni di euro (12 miliardi di vecchio conio).

Staderini Marco3


Intanto, nel 2011, anche il budget delle sponsorizzazioni sarebbe schizzato in su del 50% rispetto al 2010 (intorno ai 5 milioni). Le remunerazioni dei cosiddetti top managers, dei dirigenti “prescelti”, etc. non sono quantificabili, ma sulla base dei precedenti si desume che abbiano raggiunto cifre iperboliche (basti ricordare la buonuscita di 7 milioni di euro del precedente A.D. e dei due dirigenti usciti con lui nel 2009). Peraltro, alla vigilia di Natale, la “casta parapubblica” ha fatto solo sapere che “il Consiglio di Amministrazione, nella seduta del 21 dicembre, ha approvato la politica per la remunerazione degli amministratori esecutivi e dei dirigenti con responsabilità strategiche”, senza indicare cifre o basi di calcolo e tanto meno l’entità della spesa sostenuta nel 2011. E ancora, malgrado la crisi globale e le difficoltà finanziarie dell’azienda, il 22 dicembre scorso sono stati pagati 58 milioni di euro di dividendi, in aggiunta ai 97 milioni di euro erogati a giugno (anche prelevando dalle riserve). Insomma, nel 2011, sono usciti dalle casse Acea complessivi 155 milioni di euro in favore dei voraci “grandi azionisti” (Campidoglio, G.F. Caltagirone e francesi di Suez-Ondeo Italia), soldi che - come dei macigni - cadranno sull’azienda, sul sereno svolgersi del lavoro e peseranno sui risultati finali 2011 e nel 2012.
Nel frattempo i debiti verso fornitori (+74,5 milioni di euro su una cifra complessiva di 1.103,1 milioni), ammontano a 896 milioni di euro (salvo modificazioni significative negli ultimi 2 mesi dell’anno), che al momento non risultano.

A questo punto è bene valutare quanto la “crisi” derivi dai clamorosi “default finanziari” americani e europei, dalle turbolenze (spread, crolli di borsa, ridimensionamento dell’euro, crollo dei consumi, fallimenti di imprese, distruzione di posti di lavoro, etc.) che si sono abbattuti sulle economie occidentali e ci costringono a subirne le conseguenze. Se non v’é dubbio che gli avvenimenti ‘sparati nelle case degli italiani’ dimostrino la durissima realtà e gli ingredienti della grave “crisi sistemica” che colpisce il nostro Paese. D’altro canto è bene precisare che la fase congiunturale (inflazione+recessione) riguarda anche l’Acea, anche perché l’azienda romana non é un “porto franco” avulso da quanto accade fuori dal palazzo di piazzale Ostiense. Perciò, se è finita la grascia, come dicono i romani, dev’essere finita per tutti ed è doveroso valutare esattamente le “scelte manageriali” e cosa ci lasciano nel 2011, perché tralasciarne l’esame e non prenderne coscienza sarebbe oltremodo colpevole.

 

tabella acea

L’Acea, ha oltre 8 milioni di utenti nel Lazio, in Toscana, in Umbria, in Campania e financo all’estero, é un importante centro d’affari della “politica”che s’appoggia sul desunto strapotere “romano centrico” di Caltagirone e “transalpino” di Gaz de France Suez (colosso energetico di cui la Repubblica francese ha il 35, 9% del pacchetto azionario). E’ evidente che Roma Capitale con il 51% (maggioranza assoluta) è il dominus delle politiche dell’ex-municipalizzata, mentre il “mercato” composto da quel che rimane dei ‘piccoli azionisti dipendenti e risparmiatori’ (compresi i portafogli gestiti dalle banche) ormai sotto il 20%, se non di più; Francesco Gaetano Caltagirone con il 16,05% e Ondeo Italia e GDF Suez presente con l’11,515%. Quindi, visti i risultati economici e finanziari, l’impermeabilità della casta ai sacrifici, ai tanti appelli all’equità e trasparenza, oltreché alle richieste di maggiore diligenza nella gestione dei sevizi essenziali agli utenti-clienti e, in aggiunta, creare una metodologia volta a tagliare le unghie ai profittatori del “monopolio naturale e dei prezzi amministrati”, impegnata ad eliminare gli sprechi interni (per usare un eufemismo), c’è da chiedersi cosa potrà accadere in questo mese di gennaio.

Con il valore del titolo Acea (a fine dicembre 2011) a 4,888 euro, cioè sotto il “valore nominale” di 5,16 euro per azione (212.964.900 azioni, di cui 416.993 azioni nel portafoglio Acea) siamo sotto il valore (iscritto in bilancio) del capitale Acea (1.041.560.400); la capitalizzazione di borsa s’é ridotta di 800 milioni di euro; l’indebitamento è arrivato a 2,5 miliardi e ingloba anche “prestiti obbligazionari” per 650 milioni di euro (150 milioni a 15 anni e 500 milioni a 10 anni, ed un po’ di contratti swap); il taglio pesante dei rating sul debito (a breve e medio-lungo termine), insieme alla debolezza dell’euro e agli alti tassi d’interesse, rendono impraticabile il ricorso al “mercato”. Allora, se continua così, per il valore strategico di Acea SpA e viste le magre casse del Comune, forse sarebbe bene pensare ad una “ricapitalizzazione della società” a cui i grandi azionisti sono chiamati a partecipare, dopo i lauti ritorni incassati negli anni (svariati milioni di euro) e grazie alla “comoda e gratificante” permanenza in Acea. Ora è doveroso contribuire sostanziosamente mettendo mano ai portafogli. Una prospettiva che non dev’esser considerata una provocazione ma più semplicemente del sano realismo. Nessuna azienda è “too big to fail”.



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