Rapiva e torturava le prostitute. Si faceva aiutare dalla figlia
Pistola in pugno avrebbe rapinato e torturano numerose prostitute. E non si sarebbe fermato neppure davanti alla figlia sedicenne. L'avrebbe costretta a intercettare e avvicinare le donne, spesso rinchiuse nel bagagliaio dell'auto dopo essere state spogliate. stuprate e derubate. È una storia incredibile, raccapricciante, quella di un macedone di 41 anni, Memeti Sinan, condannato ieri dal Tribunale di Massa Carrara a dieci ani e sei mesi di reclusione per aver rapinato e torturato le squillo bloccate lungo le strade di metà Italia.
L'uomo, che aveva come base una località sul lago di Garda, sul fronte bresciano, dove lavorava, avrebbe sfondato i confini toscani e quelli trentini andando a caccia di povere ragazze, costrette a vendersi lungo i marciapiedi, e poi torturate a piacimento. L'uomo avrebbe rapinato quattro ragazze squillo anche in Trentino, nella zona di Torbole e Riva del Garda, poi nell'agosto dello scorso anno aveva rapito due prostitute, di cui una minorenne, dal litorale di Marina di Massa e le aveva condotte nel nord Italia affinché lavorassero per lui. All'epoca, era il 25 agosto 2010, l'uomo era stato arrestato dalla squadra mobile, non prima, però, di aver abusato, picchiato e torturato le due giovani rumene per settimane. La maggiore delle due prostitute dopo essere riuscita a scappare aveva lanciato l'allarme.
Durante il processo è emersa anche la triste storia della figlia dell'uomo, mai riconosciuta dal padre naturale, mossa dal desiderio di conoscere le sue origini, lo aveva rintracciato mentre si trovava in affido presso una comunità. Memeti, approfittando di questo desiderio di contatto, l'aveva rapita e quindi istigata ad aiutarlo nel suo piano diabolico. Il macedone è stato riconosciuto responsabile di cruente rapine a mano armata ai danni di giovani prostitute della provincia di Brescia, nelle zone del Lago di Garda e in provincia di Trento.


Balotelli torna dalla Fico
Poi scappa con la pallavolista
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.





































