Zaia ad Affari: l'Agricoltura al Pdl? Decide Bossi

Martedì, 6 aprile 2010 - 09:10:00


Fratelli di'Italia/ Ecco come la Lega fa cadere il governo

Maroni: la riforma Costituzionale tocca alla Lega. E il ministro rilancia il taglio dei parlamentari

Sondaggio Affaritaliani.it-Swg/ Gli italiani: riforme bipartisan

Il Carroccio lancia l'allarme riforme. Il neo-governatore del Veneto Luca Zaia, eletto con una valanga di voti alle elezioni regionali del 28-29 marzo, sceglie Affaritaliani.it per lanciare un chiaro messaggio agli alleati del Popolo della Libertà, "La Lega Nord non è assolutamente preoccupata dalle poltrone e di occuparle, bensì è profondamente preoccupata affinché la stagione delle riforme, e in particolare del federalismo - fiscale e istituzionale -, possa avere una giusta, profonda e compatibile accelerazione rispetto a quelle che sono state le indicazione inequivocabili che con il voto hanno espresso i popoli del Nord".

Ma non finisce qui. Domenica il ministro della Difesa Ignazio La Russa, coordinatore nazionale del Pdl, ha affermato senza mezzi termini che ora il dicastero dell'Agricoltura spetta al Popolo della Libertà, richiamando un patto preciso all'interno della maggioranza. Ma Zaia non conferma l'esistenza di questo accordo. "Tutto verrà definitivo durante l'incontro tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, che avverrà lunedì. I due leader definireanno un'azione comune nella totale e piena serenità. Gli accordi e i patti li stipula Bossi e sarà lui a parlarne con il presidente del Consiglio", ha concluso il responsabile dell'Agricoltura.

 

OGGI L'INCONTRO TRA BERLUSCONI E BOSSI

La settimana politica si apre con il primo incontro nel centrodestra sul tema delle riforme istituzionali. Oggi il premier Silvio Berlusconi e il ministro Umberto Bossi si incontrano ad Arcore. Tema del confronto la verifica dell'accordo sull'iter delle riforme ma anche la sostituzione nel governo di Luca Zaia, ministro leghista dell'Agricoltura, eletto governatore del Veneto.

L'accelerazione che Berlusconi vuole dare alla trasformazione del sistema istituzionale prevede anche il federalismo, quello fiscale in particolare. Tema, quest'ultimo, sul quale il governo si e' gia' impegnato a trasmettere alle Camere entro il 30 giugno il primo decreto di attuazione. Quindi nessun problema con il Carroccio su questo punto, mentre sulla sostituzione di Zaia c'e' qualche incomprensione.

Alla Lega non e' piaciuta la fermezza con cui Ignazio La Russa, ministro della Difesa, ha ricordato nei giorni scorsi che quell'incarico spetta a un esponente del Pdl in base agli accordi che hanno concesso al Carroccio i capolista in Veneto e Piemonte nelle recenti elezioni regionali. La Lega insiste invece perche' al posto di Zaia venga nominato Federico Bricolo, attualmente capogruppo al Senato del Carroccio, e non Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto.

Quanto alle riforme istituzionali, l'obiettivo di Berlusconi è quello di provare a rimodellare il sistema istituzionale. Si dovrebbe partire con la riforma della giustizia. I contenuti della riforma che piacciono al governo sono due: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, mutazione del metodo di composizione del Consiglio superiore della magistratura.

Sul Csm, la posizione del Pdl ritiene che sia importante cambiare la legge sulla sua composizione (attualmente, secondo l'ultima riforma approvata nel 2002, un terzo dei suoi consiglieri e' composto da magistrati eletti, un terzo da cosiddetti ''laici'' nominati dal Parlamento, un terzo designato dal capo dello Stato che e' anche presidente del Csm). L'obiettivo piu' ambizioso di riformarne le funzioni di governo della magistratura avrebbe bisogno di una modifica costituzionale dai tempi lunghi, mentre la legge che ne cambia le modalita' composizione potrebbe essere approvata entro la fine di quest'anno.

Le ipotesi allo studio della maggioranza sono due: rinviare di un anno il rinnovo dell'attuale Csm, il cui mandato va a scadenza nel prossimo mese di luglio in modo da varare la riforma sulla sua composizione; non insistere su questa riforma perche' il nuovo Csm rinnovato (quello attuale e' stato eletto nel 2006, ai tempi dell'ultimo governo Prodi) rafforzerebbe comunque la presenza di componenti vicini al governo (quel terzo di consiglieri nominati dal Parlamento).

Sull'eventuale riforma dei criteri di composizione del Csm, il guardasigilli Angelino Alfano starebbe studiando l'eventualita' di una elezione ''per sorteggio'', in modo da annullare la rappresentanza delle associazioni della magistratura che eleggono i propri rappresentanti.

Sui tempi dell'avvio di queste riforme, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ritiene prioritario individuare una linea comune nel centrodestra come condizione per poi aprire il confronto all'Udc e al Pd. Da qui la decisione di tenere gia' domani una riunione dell'Ufficio di presidenza del Pdl che dovrebbe essere preceduto da un incontro tra Berlusconi e Gianfranco Fini, presidente della Camera.

Sul tavolo del governo ci sono anche le riforme che potrebbero essere approvate con il concorso dell'opposizione: riduzione del numero dei parlamentari e trasformazione dell'attuale Senato in Camera delle Regioni. Ma lo scoglio nei rapporti maggioranza-opposizione e' costituito dal presidenzialismo. Berlusconi ha fin qui parlato ''di elezione diretta o del presidente del Consiglio o del presidente della Repubblica''. Ora per la maggioranza si tratta di scegliere tra le due opzioni.

La via dell'elezione diretta del presidente del Consiglio, con il conseguente rafforzamento dei suoi poteri, e' quella che comporta meno problemi dal punto di vista costituzionale (ci vorrebbe comunque una riforma della legge elettorale in vigore). C'e' anche l'ipotesi di un modello semipresidenziale come quello in vigore in Francia che piace molto a Fini.

Sul fronte dell'opposizione, il segretario Pierluigi Bersani precisa la posizione del Pd: ''La nostra agenda e' chiara sul fronte delle riforme sia sociali sia istituzionali. Insisteremo sulla riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, il rafforzamento dei poteri del premier''. Su riforma della giustizia e presidenzialismo il dialogo e' molto piu' difficile.

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