Lega: anche toponomastica e cibo in dialetto e in italiano
"Se rendessimo possibile la toponomastica sia in italiano che nelle lingue materne qualcuno ci potrebbe rimettere? L'unità nazionale sarebbe messa in pericolo? Il capo dello Stato dovrebbe ordinare ai Carabinieri di sciogliere plotoni di irredentisti padani? Crede forse che i cavalli delle camicie verdi andrebbero ad abbeverarsi al Fontanone?". Con queste parole il ministro leghista delle Politiche Agricole Luca Zaia replica, sull'Unità in edicola sabato 14 agosto, al professor Asor Rosa, che era intervenuto sul tema delle lingue locali e dei dialetti.
"Oppure - aggiunge - se usassimo per i prodotti locali sia l'appellativo in italiano che quello originario: "Radicio trevisan" accanto a "Radicchio di Treviso" o Pomodoro Pachino accanto a "Pumaruoru ri Pachinu", faremmo un'operazione saggia di custodia della tradizione, dell'orgoglio dei territori e delle culture locali o crede che comprometteremmo l'unitarietà dello Stato e della Nazione?".
Per Zaia, "le lingue materne non sono, e non possono essere, antagoniste dell'italiano. Non ho mai sostenuto questa contrapposizione. Sostengo, piuttosto - conclude - un altro punto di vista: l'artigiano napoletano che lavora il corallo e vende i suoi manufatti in Thailandia né deve perdere la sua lingua materna, né deve vergognarsene. In questo le istituzioni lo devono aiutare, a partire dalla scuola: ricominciando a studiare le tradizioni e le lingue dei propri territori: una questione, dunque, che riguarda il Nord come il Sud".



Commenti
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.




















