Zaia: "La secessione? E' contro la legge"

Mercoledì, 11 gennaio 2012 - 13:35:29

Il nuovo statuto "presbite", ovvero che "vede male da vicino ma bene da lontano" e che contiene il principio "della responsabilita' verso le nuove generazioni", che il Consiglio regionale del Veneto deve approvare oggi per la seconda volta rappresenta "un documento strategico" per la Regione. Cosi', nel suo intervento al parlamentino di palazzo Ferro-Fini, il presidente della Regione, Luca Zaia, che ha scelto di parlare prima delle dichiarazioni di voto dei capigruppo, perche' "oggi e' la festa del Consiglio". Quello che si prospetta per oggi, ha sottolineato Zaia, rappresenta "un cambiamento epocale che ci porta verso la modernita'" e lo fa riaffermando alcuni "principi fondamentali", come ad esempio l'essere, per la prima volta, legge regionale e non statale, e "l'introduzione del concetto 'prima i veneti' e quindi di un legame col territorio". "Il Veneto - ha chiosato Zaia - guarda alla Costituzione dicendo che e' comunque pronto a mettersi in prova, a scendere in campo e a chiedere competenza" all'amministrazione statale, secondo un meccanismo di dialogo di discussioni che la Regione a sua volta utilizzera' "con le amministrazioni locali".

Per il politico leghista l'approvazione arriva "in un momento storico unico", in cui in Regione ci sono 142mila disoccupati e 40mila azioni di cassa integrazione in deroga, che stanno a significare "che e' un momento delicato". Zaia ha poi rivendicato alcuni dei cambiamenti: l'introduzione di un "consiglio delle autonomie, che rappresenta la vera novita'", in vista di "un federalismo nazionale che stenta a partire ma ci dovra' essere", l'eliminazione di vitalizi, l'aver bloccato a due il numero dei mandati per presidente e assessori, la riduzione del numero dei consiglieri e delle indennita' e soprattutto l'aver avuto coraggio di rispondere "per primo in Italia a un'instanza popolare non colta dal Parlamento, che e' quella dei cittadini di scegliere i propri rappresentati", eliminando il listino bloccato. "Auspico - ha concluso Zaia - che lo Statuto venga approvato" dal ministero dell'Interno, al cui vaglio dovra' passare dopo l'approvazione del Consiglio regionale. "Ho gia' parlato con il ministro Cancellieri, che si e' impegnato pubblicamente". Infine, un secondo auspicio, ovvero quello che lo statuto sia "presbite", ovvero che "sia capace di vedere bene da lontano", con "responsabilita' verso le nuove generazioni". "Li' - ha concluso il presidente regionale - dovremo essere ancora pronti, pronti a legiferare", perche' "quando si presenta una Carta costituzionale e' l'inizio dei lavori, non la fine".

Poi Zaia allontana l'ipotesi della secessione: "E' un tema che non va confuso con quello del federalismo. Il federalismo e' centripeto, mentre la secessione e' nel non rispetto delle leggi. Ritengo quindi che sia bene verificare in giro per l'Italia se tutti le rispettano, visto che ho l'impressione che in qualche comunita' questo gia' da tempo non avvenga"

Il numero degli articoli è rimasto lo stesso (64 più quello che stabilisce l'entrata in vigore, il giorno successivo la sua pubblicazione) ma lo Statuto regionale, approvato oggi in seconda lettura dall'aula consiliare, disegna un Veneto ben diverso da quello del 1970. Le novità si intravedono già nel primo titolo, dedicato ai principi generali.

I cinque articoli che nello statuto del `70 definivano l'identità e il ruolo della neonata istituzione regionale sono diventati dieci e declinano con puntualità scenario, valori e obiettivi di una Regione che sin dal primo comma del primo articolo, si proclama "autonoma". Scompare il richiamo di quarant'anni fa all'"unità della repubblica italiana" sostituito con un più blando rinvio all'"armonia con la Costituzione italiana e con i principi dell'ordinamento dell'Unione europea".

Nel nuovo Statuto il Veneto si è fatto più `largo' comprendendo `nuovi' veneti: quelli sparsi nel mondo, citati sin dal primo articolo, e con i quali la Regione si impegna a mantenere legami e scambi "favorendo la continuità di rapporto e di pensiero"; le minoranze, verso le quali la regione professa riconoscimento e tutela (art. 2); e gli immigrati, nei confronti dei quali la Regione si impegna ad agire "secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità", in base a un non meglio precisato "particolare legame con il territorio" (art. 5), garantendo comunque il pieno riconoscimento dei diritti a tutti i minori.  Nello Statuto di quarant'anni fa traspariva l'impegno prioritario della Regione a promuovere la crescita sociale ed economico di un Veneto sostanzialmente agricolo e attraversato da grandi squilibri territoriali e settoriali. Lo sviluppo delle campagne e dell'agricoltura ritornava per ben tre volte nei primi articoli del testo statutario.

Quarant'anni dopo la parola "agricoltura" è scomparsa e cede il passo - nelle finalità prioritarie della Regione - alla "tutela del paesaggio", ad un generico riconoscimento delle "attività rurali e forestali", alla "salvaguardia delle biodiversità" e del territorio. Il nuovo statuto valorizza la funzione sociale del lavoro ma sottolinea quello dell'impresa, citando espressamente il principio della libera iniziativa economica individuale e collettiva, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese.

Nella carta statutaria del 2012 fanno capolino nuovi principi e nuove responsabilità della Regione, che si propone di difendere e valorizzare il diritto alla vita, la dignità e l'indipendenza delle persone anziane e non autosufficienti, la qualità della vita dei cittadini e delle generazioni future, il ruolo del volontariato, i diritti umani e la cooperazione tra i popoli. La carta statutaria del 2012 appare attraversata anche da una più matura coscienza `ecologica': la Regione si impegna a garantire a tutti, anche alle generazioni future, il bene dell'acqua potabile, la sicurezza dei cibi, la conservazione della tipicità dell'ambiente e delle produzioni venete (art. 8).
La preoccupazione per il futuro emerge anche nell'art. 7 con cui il Veneto si impegna, in nome del principio di responsabilità, a rispettare il vincolo del pareggio di bilancio, per non scaricare sui cittadini di domani l'onere di debiti insostenibili. Dopo 40 anni la Regione dà prova di identità ormai consolidata, rappresentata anche simbolicamente da bandiera, gonfalone e stemma (art. 1).

Ma sente il bisogno, a differenza di quarant'anni fa, di dare radici ai valori di uguaglianza, solidarietà e rispetto della persona richiamandosi "ai principi di civiltà cristiana e alle tradizioni di laicità e di libertà di scienza e di pensiero". Tra le novità del nuovo Statuto del Veneto c'è anche il riconoscimento a Venezia capoluogo del ruolo di "città metropolitana" e l'evoluzione del rapporto con gli enti locali che passa dall'"ampio decentramento" promesso nel 1970 all'impegno federalista affermato con l'"estensione in senso federale delle competenze legislative, regolamentari, amministrative e finanziarie" a cui si impegna la Regione, sempre nel rispetto della Costituzione e del principio di leale collaborazione (art.3).



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