Lo Yemen si sta traformando in una nuova Somalia
Venti di guerra in Yemen, dove la rivolta popolare contro il presidente sta degenerando sempre piu' in un conflitto aperto. Ali Abdullah Saleh in un discorso ha avvertito che non permettera' che il Paese diventi una "altra Somalia" o una terra di nessun "in mano ad al-Qaeda. Intanto questa mattina i sostenitori di Sadiq al-Ahmar, potente leader tribale alleatosi con l'opposizione, hanno occupato la sede dell'agenzia di stampa ufficiale Saba e della compagnia aerea nazionale Yemenia. Lo hanno riferito alti funzionari del governo. Secondo alcuni testimoni i miliziani hanno anche tentato di occupare il ministero dell'Interno. 
Saleh pero' non molla e in un discorso fiume davanti ai suoi sostenitori ha avvertito le potenze straniere che la questione yemenita non puo' essere portata davanti all'Onu perche' "faccenda interna". L'uomo forte dello Yemen ha affermato che continuera' a fare politica dalle file dell'opposizione quando lascera' il potere e che non permettera' che il Paese diventi un'altra "altra Somalia" o terra di nessun "in mano ad al-Qaeda". Martedi', secondo le fonti mediche 24 sostenitori della tribu' del leader Sadiq al-Ahmar, e 14 militari sono rimasti uccisi negli scontri andati avanti fino a tarda notte. Le violenze iniziate due giorni fa, si sono aggravavte, quando ieri i militari di Saleh hanno attaccato anche con lancia razzi l'abitazione di Sadek al Ahmer, il capotribu' alla guida della federazione degli Hashid, la piu' ampia fra le formazioni yemenite, che da alleata del presidente Ali Abdullah Saleh e' passata all'inizio di marzo a "sostenere la rivoluzione".
Gli scontri arrivano all'indomani del nuovo rifiuto del presidente yemenita di firmare il piano di mediazione proposto dal Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc) per mettere fine alla crisi, che prevedeva le dimissioni di Saleh entro 30 giorni in cambio dell'immunita'. Un gesto condannato da Parigi che l'ha definito "irresponsabile".



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