Wikileaks e l'informazione diffusa/ Il futuro sarà solo dei galantuomini
Di Angelo Maria Perrino
Un vero terremoto internazionale, quello provocato dalle rivelazioni del sito Wikileaks. Un fremito destabilizzante che percorre l'intero pianeta coinvolgendo tutti gli Stati e le loro relazioni diplomatiche, geopolitiche e commerciali. Un duro colpo per i palazzi del Potere politico ed economico. Una figuraccia imbarazzante soprattutto per la Casa Bianca e per il Dipartimento di Stato, le cui valutazioni interne, delicate e confidenziali, i cui panni sporchi vengono messi in piazza crudamente e clamorosamente.
Potrà piacere o no, ma così va nell'era di Internet e della rivoluzione digitale. E l'episodio di Wikileaks ci dà un assaggio di quella che sta diventando e sarà la società globale e planetaria negli anni a venire. Comunicazione pervasiva e immediata, condivisione e interazione tra le persone a prescindere dalla loro collocazione nello spazio e nel tempo (e dalle relative antiche definizioni filosofiche come codificate nei secoli da Aristotele ad Einstein) trasparenza, empowerment, pluralità dei punti d'accesso, processi top down e buttom up. Chi (noi di Affaritaliani.it tra questi da sempre) ha fatto della Rete il proprio credo l'ha sempre detto che dopo Internet nulla sarebbe rimasto come prima. Chi ha capito e sostenuto, tra molti scetticismi, che la scoperta della rete delle reti e dei computer interconnessi e comunicanti tra di loro sarebbe stata una delle più grandi scoperte della storia dell'umanità, trova conferma nella bomba scagliata da Wikileaks.
Le conseguenze del terremoto del web sono politiche ma anche sociali ed etiche. Nell'era del web, quando i cittadini sono always on, sempre in rete (e sempre di più, grazie agli smartphone e ai tablet), sarà difficile mantenere le zone d'ombra e i segreti, gli intrighi e i raggiri. Guai a chi avrà scheletri negli armadi. Andrà invece avanti chi privilegerà i valori della trasparenza, dell'onestà, del rispetto. Perchè tutto prima o poi finirà in Rete. Come ha spiegato il sociologo Domenico De Masi proprio all'ultima riunione dell'Iab (l'istituto internazionale che analizza e stimola la diffusione della pubblicità su Internet) in uno scenario di grande impatto, nel 2020 la rete avrà trasformato il mondo intero in un’unica agorà capace di rappresentare tutto l’amore e tutto l’odio del mondo.
Potremo metterci in contatto ovunque e con chiunque, in qualsiasi punto del pianeta, senza muovere un passo. Tele-apprenderemo, tele-lavoreremo, tele-ameremo, ci tele-divertiremo. E poiché per la legge di Moore, la potenza dei singoli chip raddoppia ogni 18 mesi, nel 2020 un chip sarà grande quasi quanto un neurone umano e la sua potenza supererà un miliardo di transistor. Esisteranno perciò elaboratori mille volte più potenti di quelli attuali, capaci di svolgere tutte le mansioni ripetitive e molte mansioni flessibili. Potremo portare in un taschino tutta la musica, i film, i libri, l’arte e la cultura del mondo. Sicché, come la società industriale è stata assai più onesta e meno violenta di quella rurale, così la società postindustriale sarà assai più onesta e meno violenta di quella industriale. Dunque, se vorremo avere successo, ci toccherà essere dei galantuomini. Perché sennò un sito web ci seppellirà.



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