Weber, tra Pdl e Lega si è rotto il matrimonio
"Tra il Carroccio e il Pdl si è rotto un matrimonio d'amore e adesso continua un matrimonio di convenienza", così Roberto Weber, re dei sondaggisti italiani e presidente di SWG, analizza in esclusiva per Affaritaliani.it la situazione politica post-Pontida. "Bossi ha posto molte condizioni, questioni importanti che hanno creato non poche fibrillazioni all'interno del Pdl". E sui referendum: "Il Senatùr non ha mai fatto riferimenti al voto referendario. Un voto che invece ha diviso in due la leadership della Lega. Qui è dove Bossi ha fatto uno dei primi errori della sua ventennale carriera". 
Che impatto ha avuto sugli equilibri della maggioranza il discorso di Bossi a Pontida?
Tra il Carroccio e il Pdl si è rotto un matrimonio d'amore e adesso continua un matrimonio di convenienza. Ma questo rapporto può reggere solo se c'è convenienza per entrambi. Bossi ha fatto una sottolineatura molto precisa a Pontida, ha detto: se oggi si andasse al voto la Sinistra vincerebbe. E' ragionevole che sia così e di conseguenza il Senatùr sa che si deve mettere nelle condizioni di recuperare il consenso perduto.
Da qui derivano le richieste che ha fatto?
Esattamente. Bossi ha posto una serie di condizioni e un timetable, una pianificazione da seguire. La Lega è un partito serio, che ha una leadership carismatica e intorno un gruppo dirigente strutturato, che pretenderà il rispetto delle richieste poste. Sia nei tempi che nei contenuti. Poi certamente tutto potrà essere oggetto di una trattativa. Ma le questioni sono state poste e hanno creato non poche fibrillazioni all'interno del Pdl.
Crede possibile che la Lega chieda un cambio di leadership nel Centrodestra?
Berlusconi non potrebbe mai accettare una cosa del genere e con lui anche una grande parte del Pdl.
Dal palco è arrivato una smarcatura dall'operato del governo?
Bossi ha fatto l'unica cosa che poteva fare in questa fase. Ha sottolineato una dimensione di autonomia della Lega che forse negli ultimi tempi si era un po' opacizzata.
Ha avuto la sensazione che Bossi abbia scaricato le colpe di questo avverso periodo politico sul governo?
Si, non c'è dubbio. Se si osserva il discorso di Bossi a Pontida si vede che non ha mai fatto riferimenti al voto referendario. Un voto che invece ha diviso in due la leadership della Lega. Qui è dove Bossi ha fatto uno dei primi errori della sua ventennale carriera. Errore in primo luogo rispetto al proprio popolo.
Il popolo del "sacro pratone" sembrava usare parole forti rispetto a Berlusconi?
La manifestazione di domenica e la galvanizzazione dei simpatizzanti non va troppo accentuata. Quello è il luogo delle contraddizioni, delle critiche, delle polemiche. Il luogo dei consensi sta in una sfera molto più allargata, molto più lontana, ed è quello il cerchio che si è rotto. E' quella la base che ha mostrato segni di inclinatura nelle ultime elezioni e ai referendum. La Lega, insieme forse al Pd, resta un vero e proprio partito e come tale ci sono degli elementi di differenziazione interna che sono emersi. Parlo del popolo e degli slogan come "game over" o "Maroni presidente".
A Pontida è sembrato esserci anche un rilancio del tema secessionista, è così?
Almeno che non accadano eventi pesanti che sfiorino la drammaticità non credo che ci sia spazio per questo tema. Non credo però che il grande successo elettorale della Lega sia strettamente legato alla secessione. Il tema è molto più ampio: gli squilibri tra Nord e Sud principalmente. C'è una correlazione molto stretta tra Carroccio e Sud Italia. Ogni volta che il Meridione fa una sciocchezza porta voti alla Lega. Le condizioni poste da Bossi non sono cose da poco: l'immigrazione, le missioni estere, il Fisco. Sono temi significativi che con il tempo andranno a segno.
Tommaso Cinquemani



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